Uomo1:
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Uomo (sec. XVIII): così era chiamato per eccellenza un marinaio attissimo al servizio del mare. (Saverien).
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Homo da commando (venez. sec. XVI): ufficiale di bordo. (Cristoforo da Canal, 1557 o 1558: Jal).
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Huomo di consiglio della nave (sec. XV): v. s.
Consigliere. (Naufragio della Cocca comandata da Quirino, 1431: Jal).
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Uomo di legno: quello che alla rivista d'ispezione risponde all'appello con falso nome. (Laugieri). Non è in uso.
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Uomo di manovra: v. s.
Manovrante.
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Uomo di mare: individuo che ha pratica del navigare e degl'incarichi da disimpegnare a bordo. (Parrilli, 1847). (V. Jal, s. Homme de mer).
Usò Uomo di mare in senso più generico il Cecchi (sec. XVI): Uom di mare, un dì ricco, e l'altro povero. (Tommaseo e Bellini, s. Mare, N. 12).
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Uomo nostro: per « Nostromo » è dato dal Guglielmotti, ma non è dell'uso, e sembra sua invenzione.
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Uomo alla penna (ant.): v. s.
Fare (p. 247) e s.
Penna.
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Homo da remo (venez. sec. XVI): vogatore. (Chron. de Venezia: Jal).
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Buco o Foro da uomo (disus.): passaggio d'uomo. V. s.
Buco. Parrilli (1847): Buco da uomo, franc. Trou d'homme.
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Uomo in mare!: voce di avvertimento che deve essere gridata a bordo da chiunque si accorga per il primo che un individuo è caduto in mare. A tale grido la vedetta a ciò destinata lascia cadere o lancia in mare, a seconda del tipo, il salvagente. La nave, se a vela, mette in panna; se a propulsione meccanica, ferma immediatamente le motrici e, appena possibile, mette in mare la lancia di salvataggio opportunamente attrezzata ed equipaggiata. Se di notte, si accendono i proiettori per individuare il naufrago e facilitare la ricerca da parte della lancia di salvataggio. Si stabiliscono segnali ottici per indicare alla lancia la direzione da seguire qualora non avvistasse direttamente il naufrago. Parrilli (1846, p. 497): Uomo in mare !; Guglielmotti: Uomo a mare !
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MANDARE, AVERE DEGLI UOMINI A RIVA: v. s.
Riva.
Uomo2 (Genov.). — La bitta delle castagne: «il sostegno degli scontri del molinello, alla di cui testa si dà volta al cavo di rimurchio». (Laugieri).
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Uomo morto: palo piantato sulla riva per ormeggio. (Guglielmotti). Voce non dell'uso, mancante (cfr. qui a p. 535, s.
Omo morto) al Crescenzio nella citazione (130) segnalata da Guglielmotti s. Palombàro.
— Il Roffia (voce Huomo morto): Quando si vuol dar fondo avanti una spiaggia, ove non vi sia luogo da legare il pruese in terra, si mandano in terra dei marinari con la cima del pruese. (Guglielmotti, s. Paróma, Palombaro).
(Lo Zabaglia, 1674-1760, romano, ha: Passone, o stoccone [fitto in terra], detto uomo morto ...: Tommaseo e Bellini, s. Passone. Cfr. Prati, It. Dial. VII 251-252).
Uovo di struzzo. — « Pezzo di legno conico, involto di stoppa, e lardato di untumi, che cacciano a colpi di mazzuola per entro a qualche falla ». (Guglielmotti). Non è in uso.
Uragano1. — Tempesta rotatoria, ciclone, tifone.
— Nella Scala di Beaufort, vento di estrema violenza, con velocità di oltre 104 chilometri all'ora, al quale corrisponde il numero 12, che è il più alto della Scala stessa. Stratico: Uracano. (Giorgis 129-132).
Montanari, 1686: Quella famosa procella, chiamata uracane, che regna nell'isole Antille. (Tommaseo e Bellini). V. anche Huracan destrecho (spagn.), Uracan (spagn.), Ouragan (franc.) nello Jal.
— Gran tempesta, in qualunque altro luogo. Venez. Ragàn, genov. Oragàn. V. venez.
Bissabova,
Nembaizza,
Ventèra.
(Ramusio: huracane, hauracan, hurracano; Benzoni, 1565:
furacano [v.]; Corsini, secolo XVII: uracani, plur.; Montanari, 1686: uracane; Magalotti: uragani, uracano; Saverien, 1769:
oragano [v.]: Zaccaria, Elemento iber. 225; Tommaseo e Bellini. Dallo spagn. huracán « uragano », e furacano dal portogh. furacāo: da Huracan, dio delle tempeste, dei lampi, dei tuoni, d'una lingua delle Antille: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 4242; Bloch, Dict. étym. II 114; Migliorini, Dal nome proprio 319; Löve, Zeitschr. Vergl. Sprachf. LXI 48-54).