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Zappa. — Rete permessa solo per la pesca delle lamprede nelle bealere (gore, canali), nelle gore morte e nelle lanche (stagni) della provincia di Torino. (Min. Agric., La pesca II 652).

Zappe dell'àncora (Term. disus.). — Patte. Palme. (Parrilli).

Zappino. — Nome dato da certuni al pino d'Aleppo (v. s. Tannatura), ma da altri riferito a una pianta e radice tintoria della Sicilia e della Cirenaica (Rhus oxyacanthoides).

Zappoli. — Pezzi di legno tra un quinto e l'altro per tenerli equidistanti (Parrilli, 1846, p. 189), o per riempire i vuoti e rinforzarli. Venez. Zapoli. Zappoli sono i travi di larice delle minori dimensioni, secondo i costruttori veneziani. (Stratico I 265).

Zardino da poppe (Term. sec. XVI). — Galleria. (Gir. Cataneo, Essamini de' bombardieri, Brescia, 1567: Jal). Denominazione veneziana. V. Giardinetto.

Zariér (Con z dolce; rovign.). — Rete semplice da pigliar zeri (pesci somiglianti alle sardine). A Fasana Siél. (Ive, I dial. Istria 70, 150).

Zatarèr (Venez.). — V. Zatèr.

Zatèr (Venez.). — Uomo addetto alla zattera. Anche Zatarèr. V. Zatteri (ant.).

Zaterium (Basso lat., genov.). — Forse indicò un « Contratto affine all'accomenda »: Confiteor me habuisse et recepisse a te in zaterio bizantinos albos. (Desimoni, Actes passés à Famagouste, p. 125: Rossi, Gloss. lig. 106). Il Rossi gli pone allato la variante Iatenum, che dev'essere sbaglio per Jaterium, come ha infatti a p. 58.

Zatre (Plur.; venez. ant.). — Zattere. (Sanudo: Corazzini).

Zatta (Term. ant.). — V. Zàttera.

Zàttera. — Galleggiante formato di travi o alberi collegati fortemente assieme a guisa di piattaforma, servente di sostegno o per trasporto. Diversa dalla Chiatta in quanto di questa si utilizza la capacità interna. V. Zatta; Fòdero; Madiata (ant.); Razellus. Vèn. Zata. Francesco Vettori (sec. XVI): Messer Arrigo ... fece venire ad Ignen sopra Trento un fodero di legname che qua (nel Veneto) chiamano zatta, su la quale s'usa andar giù per l'Adige. (Tommaseo e Bellini, s. Fòdero). V. pure s. Ruota (p. 800). — Ponte galleggiante. — Galleggiante di legno con aste sulle quali si fissano le tele del bersaglio per le esercitazioni di tiro. — In alcuni luoghi di Toscana: Grossa barca aperta ai due capi, con sponde ai lati, impiegata dai navalestri a tragittare persone e bestie da una parte all'altra dei fiumi. (Tommaseo e Bellini). — Zattera d'alberi di nave (ant.): fatta con alberi attaccati l'uno all'altro per la facilità del trasporto dai boschi ai porti di mare, col mezzo dei fiumi, laghi ed acque interne nei paesi. (Stratico). — Zattera-bersaglio: zattere speciali per misturare la deviazione che ha il siluro durante la sua corsa, tanto nel piano verticale, quanto nel piano orizzontale, in uso nei silurifici. (Encicl. It. XXXII 910). — Zatta per bersaglio: dato dal Corazzini, ma non usato per Zattera (III significato). — Zattera da calafati: v. Ponte da calafato. — Zattare da carbon (venez. sec. XVI): chiatte per il carbone. Lazare Baïf (Annotationes, 1536): Sunt et apud eos (i Veneziani) rates carbonariae: quas Zattare da carbon vocant. (Jal, s. Zatera). — Zattera di carenaggio (ant.): specie di piattaforma galleggiante, costituita generalmente da un doppio strato di tavole fissate a travi di legno, a guisa di cassonetti bassi di bordo. Usata negli arsenali, nei bacini di carenaggio e nei porti per sostenere operai che lavorano al fuori bordo. (Stratico). Con una serie di tali zattere collegate longitudinalmente si costituiscono passerelle galleggianti per accedere dalla banchina ai barcarizzi delle navi ormeggiate di poppa. Oggi Ponte galleggiante. — Zattera cellulare: v. s. Struttura. Nel Corazzini Zattere o zone cellari, per errore. — Zattera da guerra (disus.): usata a volte, un tempo per combattere il nemico in mari con basso fondo. (Parrilli). — Zattera di legnami da costruzione (ant.): fatta con travi, tavole ed altri legni destinati alla costruzione delle navi, per trasportare con minore spesa i legnami stessi, facendoli discendere per torrenti e fiumi fino alle loro foci in qualche luogo dove s'imbarcano
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per tradurli ai porti di mare nei quali debbonsi impiegare. (Stratico). — Zatta da naufragio: dato dal Corazzini, ma non usato per Zattera di salvataggio. — Satara da pesca (venez. sec. XVII): zattera per la pesca. (1697, Mariegola 57). Nel Calmo (sec. XVI, p. 28) a zatera per un modo di pescare. — Zattera di salvamento (disus.): zattera di salvataggio. (V. Parrilli). — Zattera di salvataggio: galleggiante di fortuna, improvvisato con travi, botti, tavoloni, corde, ecc. in caso di naufragio /maufragio/. Oggi il Regolamento per la sicurezza delle navi mercantili e della vita umana in mare prescrive (art. 109) speciali requisiti di costruzione, galleggiabilità, capacità, provviste (remi, fuochi da salvagente ad accensione automatica, viveri, ecc.) per la dotazione dei piroscafi da passeggeri in aggiunta alle imbarcazioni di salvataggio. La sistemazione deve esser tale che le zattere si possano lanciare o gettare in mare facilmente e possano, comunque, galleggiare sul mare nei casi di urgenza. V. s. Regolamento; Salvataggio. — Zatta per smorzare l'abbrivo d'una nave nel vararla (Corazzini): si chiama Scalo volante. — Zattera supplementare: per i salvataggi. Mezzo addizionale, del quale sono dotati taluni piroscafi in aggiunta alle imbarcazioni di salvataggio. V. Zattera di salvataggio. — METTERE LA COLOMBA IN ZATTERA: v. s. Mettere. (Burchiello, Bembo, Scamozzi: zattera; Guicciardini, Garzoni, Pindemonte: zatta; Sansovino, sec. XVI: zattara; spagn. zata, zatàra. Lo Jal riporta dalla Storia de' Veneziani di Carlo Antonio Marin, 1797, un passo in volgare di documento dell'806, nel quale ricorre la voce zatera, ma se i fatti narràtivi risalgono a quell'epoca, a essa non risale certo il volgare riferito. Non pare possibile che zatta, zattera dipendano dallo spagn. chata « chiatta », o dal franc. chatte, chate [questa ai primi del sec. XVI], anche per le attestazioni abbastanza antiche di zattera, con cui per il suffisso confronta il tosc. gàzzera « gazza ». Anche il senso, sopra tutto della parola francese, è assai diverso da quello di zàttera. Il genov. ciatta corrisponde invece a piatta. Pieri, Arch. Glott. XV 208).

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