Calmeria (Term. ant.). — Calma perfetta. Napol., sicil.: Carmaria. V.
Maccheria.
—
Calmeria equatoriale: v. s.
Calma.
— Calma costante, mancanza di vento, per una serie di giorni nella stagione estiva, per cui le navi non possono andare. (Sassetti: Tommaseo e Bellini).
(Spagn. calmeria, portogh. calmaria. Forse la voce passò in Italia dalla Spagna, dov'è attestata dal 1431: Zaccaria, Elemento iber. 82, 452).
Calmo. — Che è in calma. Mar tranquillo e calmo. (Tansillo: Tommaseo e Bellini).
— (Sec. XVI)
Bonazze calme. (Ulloa: Zaccaria, Raccolta 152).
Calo1. — Il gettare la rete e scorrere con essa per un tratto d'acqua. Fare uno, due, più cali. V.
Cala,
Calata, più in uso.
(Da
calare).
Calo2. — Perdita di peso nelle merci imbarcate (colaggio dei liquidi, dispersione di piccole quantità delle merci imbarcate alla rinfusa).
(Da calare).
Calo3 (Basso lat.). — Nave per il trasporto della legna. (Jal). V.
Calaria (basso lat.).
Calòma1 (Venez.). — Rallentamento del corso d'una barca.
Calòma2 (Catan.). — Fune annessa alla freccia da pescare. V.
Caluma.
—
Calòmi: funi, di cui un capo è legato a un pezzo di sughero galleggiante, e l'altro di sotto sostiene le reti giù nell'acqua.
V.
Caluma,
Calômu (còrso).
Calomare (Term. ant.). — V.
Calumare. (Tommaseo e Bellini). Anche Calombare, Canomare. (Guglielmotti). (Nell'Oudin [1660] El calomar: Le ton que les mariniers chantent pour tirer et faire effort tous ensemble [Corazzini II 29]).
Calombare (Term. ant.). — Calomare, calumare. Forma che fu pure usata, secondo il Guglielmotti (308).
(Cfr.
Palomba [v.] ").
Calômu (Còrso). — Sorta di fune usata per istringere la rete. V.
Calòma (catan.).
Caluma. — Funicella fatta d'erba, a cui s'attacca la nassa, per gettarla in mare. (Tommaseo e Bellini). V.
Calòma (catan.).
— (Ancon.): lenza. V.
Calümma (genov.).
Calumare1. — Mandare un cavo (o catena) dall'alto al basso in modo lento e di seguito: sia in mare, per ormeggiarsi o dare rimorchio, sia da un boccaporto nel deposito del cordame per riporlo, cogliendolo accuratamente. Questo termine non è usato nel maneggio delle catene delle àncore. Ant.
Calomare (v.), genov. Calümâ, napol. Maniare. In tale senso anche nel sec. XVII (Duez). Secondo Corazzini anche Columare. Venez. sec. XV:
Chalomar (v.).
— Secondo il Borghini (Vocab. di marina), citato dal Piccio (157), Calumare era usato per « l'abbassarsi della tenda, quando si mandava qualche morto alla sepoltura », o quando passava qualche personaggio vicino alla galera, mentre si salutava.
— Allentare, e anche tirare un cavo, una rete, una barca, da un luogo all'altro. (Crusca). Venez. Calumàr, o Calomàr le còrde o le gómene. V.
Calòma.
—
Calumarsi: di un uomo imbracato con una corda, che si lasci calare lungo un albero od una vela o fuori bordo, per compiere qualche lavoro.
(In venez.: calumarse drio a uno « calarsi dietro a uno », calumàr una scatola, un fazzoleto « rubarli », calumàr « alluciare, guatare, squadrare da capo a piedi » [anche lumàr], ecc. Le etimologie proposte non sono sicure: Zeitschr. Rom. Philol. XXV 497, XXVII 614; Rohlfs, Etym. W. unterit. Gräzität 869; Silloge Ascoli 568; Studi Glott. VII 193; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 1535).
Calumo. — La quantità di un cavo d'ormeggio o da rimorchio ch'è stata calumata fuori bordo. V. s.
Dare.
— La quantità di catena filata fuori bordo con l'àncora affondata. Questa quantità di catena, affinché l'ormeggio sia efficiente, dev'essere lunga per lo meno da due volte e mezzo a tre volte quanto la profondità del mare nel punto in cui è caduta l'àncora.
— Il calumare. (Tommaseo e Bellini). (V.
Calumare).