Canevèr (Venez. ant.). — La persona che sopra i bastimenti aveva la cura del vino e dell'acqua. V.
Capostiva. V.
Chanova.
(Venez. canevèr « canovaio ». Lomb. ant. canever « dispensiere »: Rev. Dial. Rom. IV 231).
Càngia. — Sorta di barca leggera, a vela e a remo, usata in Egitto per viaggiare sul Nilo. Ve ne sono di grandi e ben guarnite, e di piccole dall'aspetto modesto. (Guglielmotti). (V. Jal, s. Cange).
La forma Canga data dal Guglielmotti è certo invenzione sua.
(Franc. cange: dal turco kānga, sorta di gran battello: Bloch, Dict. étym. I 117); Redhouse 1424).
Cangniose (Femm. plur.; venez. sec. XVI).
— Oggetti formanti parte d'un bastimento, citati e non definiti dal Garzoni (872).
Canìcola. — La stella Sirio. V.
Cane.
—
Giorni della Canicola, o canicolari: nell'emisfero boreale, nome (non scientifico) del tempo che il Sole impiega a percorrere il segno del Leone, dal 22 luglio al 24 agosto.
Caniparo (Venez. ant.). — Deposito dei canapi a bordo. (Loredàn: Guglielmotti, s. Canapaio).
CànjaCanjé, . — Barca del Nilo per uso di commercio, a un albero, con vela latina e casotto a poppa. (Corazzini). V.
Cangia.
Cannacca. — Grande anello formato da un pezzo di corda i cui capi sono uniti con impiombatura, che serve per racchiudere e stroppare due bozzelli, oppure per cucirne uno a un pennone o a un'asta. (Parrilli).
(Napol. cannacca « collana », abr. cannacche « collana, a grandi chicchi d'oro », ecc.: dell'arabo hannāka « collana » [Steiger, Contrib. arab. 227], non da canna: Zeitschr. Rom. Philol. XXXVI 295).
Cannaio. — Strumento da pigliar pesci.
— Chiusa di canne nei fiumi per pigliar pesci. (Fanfani, Petrocchi). V.
Canaro (veneziano). Sicil. Cannara, parm. Gradara, Rèla.
Cannale (Napol.). — Canale nel senso di cerchio o collare. V. s.
Canale (del secondo fiocco). Anche Trucco (Laugieri).
(Napol. cannale « collare »).
Cannavaccio (Term. sec. XVII). — Canavaccio, di cui era fatta la tela dal ferzo dell'entrata al cratillo. (Crescenzio, 1602: Jal).
Canneto. — Tremaglio disposto nell'acqua in senso orizzontale, munito di numerose canne legate alla distanza di circa un metro l'una dall'altra.
Cannicci (Orbetello). — Cannicci formanti la
paratìa (v.), tenuti insieme da pali piantati nel fondo dello stagno salso. (Melillo, It. Dial. IV 213).
— Telai di canne intrecciate per la scolatura dei pezzi di tonno cotto.
Cannìccio. — Piano fatto di cannucce, usato sopra tutto per la pesca delle seppie. (Corazzini). Abr. Cannizze. V.
Cannicci.
— Tarant.
Cannizza: fascio di canne posto a murata delle piccole paranze.
(Abr. cannizze, it. ant. cannizza « cannuccia »).
Cannolato. — È dato dal Guglielmotti come venez., per: Bandino. (V. s.
Bandinetto). Canolado in Garzoni (872), e Pietro Contarino (1745: Jal). V.
Canelato.
Cannone1. — Nome generico delle bocche da fuoco della Marina da guerra. (Sulle navi non usano obici né
mortai). I cannoni di Marina devono avere un tiro radente, di grande portata e celerissimo; quindi essere molto lunghi in relazione col calibro e forniti di esattissimi organi di manovra e di punteria. Il procedimento nella loro costruzione è detto
Autoforzamento.
Diversi tipi della nostra Marina:
—
Cannoni di piccolo calibro: sino a tutto il calibro di mm. 100.
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Cannoni di medio calibro: tra i 100-200 mm.
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Cannoni di grosso calibro: di calibri superiori ai mm. 200.
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Cannone antiaereo: destinato al tiro contro i velivoli (calibri di mm. 76-100).
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Cannone antisilurante: di medio o piccolo calibro, destinato al tiro contro il naviglio leggero di superficie.
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Cannone lanciabombe: impiegato nel tiro contro i sommergibili immersi. V.
Lanciabombe.
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Cannone lanciasàgole: v.
Lanciasàgole
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Cannone da sbarco: di piccolo calibro (di mm. 76), su affusto trainabile da uomini.
(V. Bardesono 62-64 e v. qui s. Artiglieria navale).