Cao da pope (Venez.). — Ruota di poppa. V.
Chavo (venez. ant.).
—
Cao da prova: ruota di prora. (Jal).
—
Cao dela banda: v.
Capo di banda. (V. Jal).
Caolame (Venez.). — Cordame.
(Dal venez. cao « cavo » con allungamento suffissale come in barcolame, nel piem. bagnulànt « bagnaiolo », ecc.: It. Dial. VI 257).
Caoline. — Cordicelle che servono per ridurre la grandezza della vela del bragozzo secondo la forza del vento.
Caopiàn (Venez.). — Viradore.
(È un cavo piano).
Caorlina. — Barca peschereccia di laguna, velocissima, lunga m. 10-11, larga m. 1,50, alta m. 0,70, della portata di quintali 20. In uso nelle Valli. (Venezia).
Capaciota. — Barca per la pesca in alto mare, lunga 26-31-38-47 palmi, larga 6-8-10-12 palmi, con le ruote di prora e di poppa rialzate, fornita di due corridoi con ombrinali. Ha quattro banchi per vogatori.
Capanna1. — A volte se ne fanno sul lido per carena, guardia, naufragi, pestilenze. (Guglielmotti). V.
Cavana.
— (Term. ant.): camerino. (Tommaseo; Petrocchi).
— (Tarant.): copertura di tenda nelle barche, per comodo dei passeggeri.
— Venez.
Capana (term. de' cacciatori valligiani): riparo di canne, al di sopra scoperto, in cui stanno nascosti in battello, i cacciatori nelle valli per attendere e uccidere gli uccelli. Anche
Cuzzo da batèlo.
(Cfr. il capanno nelle tese).
Capanna2. — Sorta di barca, da fiumi, col fondo piatto.
Capariola (Venez. ant.). — Barca somigliante al sandalo, usata per la pesca delle conchiglie (venez. cape). (Musatti, Guida stor. di Venezia, III ed., p. 62).
Caparmaiolo (Term. ant.). — Sottufficiale cui erano affidate la custodia e la cura delle armi nella sala e nelle casse di bordo. Alla francese Capitan d'arme. (Guglielmotti).
Caparrone (Term. sec. XVII). — «Quella parte della ruota di poppa che esce a scaglione, e fa testata per sostegno del dragante». (Crescenzio; Jal; Guglielmotti).
(Dall'ant. caparrone « caprone »: [Caro] [sicil. caparruni « furfante; becco contento »] uno dei nomi di arnesi o parti di arnesi tratti da bestie: cfr.
capra).
Capavvento (Term. ant.). — Nome di alcuni cavi volanti di ritenuta o di rinforzo, usati sui velieri per alleviare il tormento di alcune manovre fisse o correnti, sotto l'azione del vento (sàrtie, stragli, amantigli).
(Da capo a vento).
Capeggiare un paranco. — Capovolgere la corda che lo forma, cioè sfilarla dai bozzelli e ripassarla in modo che il capo dormiente divenga il tirante e viceversa. Si fa per evitare che, a causa degli attriti, la corda si logori maggiormente, sempre nei medesimi tratti. Da non confondere con
Cappeggiare.
Nella Marina mercantile è usato pure, in questo senso, il verbo Capetiare (napol.).
(Da
capo).
Capelli della penna (Term. secolo XVII). — Cavetti pendenti dalla cima dell'antenna, che servono ad allungarla legandovi lo spigone. (Pantera, 1614). (V. Guglielmotti).
Capetanio (Venez. sec. XV). — Capitano generale, ammiraglio. Anche Capetano. (1420: Jal).
Capetiare (Napol.). — V.
Capeggiare.
(Dal napol. capetiare « rovesciare, voltare sottosopra »).
Capezzella. — Nell'ossatura delle navi in legno, ciascuno dei pezzi di costruzione squadrati e curvi, che s'inchiodano lungo ogni costa per rinforzare le giunture tra le sue parti (madiere, staminale e scalmi). Stratico: Cappezzella. Genov. Cappüssèlle (plur.).
Capezziera. — Ciascuno dei due fasci di cordicelle che, diramandosi da un anello di corda o di metallo, vanno ad annodarsi con i capi liberi ad altrettanti occhielli praticati nei lati minori d'una branda. Due brevi pezzi di corda impiombati ai due anelli servono a sospendere la stessa. V.
Branda. Anche Cavezziera. (Guglielmotti).
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(Ant. capezziera « poggiacapo »: da capezza, cavezza: dal lat. capĭtium «cosa che spetta alla testa». Cfr. Rev. Dial. Rom. IV 237; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 1637).