Capotaggio. — Cabotaggio. Voce data dal Parrilli, e suggerita dal Rigutini. (Neol., 1886).
Capotàgio è nel veneziano (Boerio) forma storpiata di
cabotàggio [v.] V. Capotage nello Jal.
Capotesta. — Ciascuna delle maglie estreme dei pezzi formanti una catena d'àncora. (V.
Lunghezze). Sono le uniche maglie senza traversino, ed in compenso sono di calibro un po' maggiore.
Capotimoniere (Term. disus.). — Basso ufficiale incaricato di tutto ciò che riguarda il timone, le bussole, i segnali, la corsa della nave, i fanali di banda e di posizione. (Fincati). Genov. Cappotimonê.
Non esiste più la categoria Timonieri nella Marina da guerra, e quindi non esitono più i Capotimonieri.
La funzione esiste solo in parte, ma con altro nome:
Capo-segnalatore.
Cappa1. — Il Guglielmotti dà di questa voce pure la seguente accezione antica: «La vela maestra di qualunque naviglio, perché, bassa, grande e centrale, meglio di ogni altra, a guisa di padiglione, copriva il legno e la gente».
— Oggi, il termine designa l'andatura con diminuzione della superficie velica, con cui un veliero, stretto dalla violenza del vento, che gl'impedisce di avvalersene per seguire una rotta utile, e lo pone in pericolo di avarìe, cerca di resistervi, di non perdere il cammino già fatto, di dar presa al timone e di ricevere i colpi di mare nel modo meno dannoso. A tale scopo, il veliero riduce la sua velatura, a seconda della intensità del vento, in uno dei modi qui sotto indicati, e va all'orza quanto è possibile, ossia stringe il vento. In queste condizioni, il bastimento ha pochissima o nessuna velocità; soltanto scarroccia per l'azione del vento e del mare.
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Cappa di buon tempo: con le sole vele seguenti: trinchettina, gabbie terzarolate o basse gabbie, trinchetto terzarolato e randa di cappa.
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Cappa ordinaria: con le due gabbie terzarolate, o le due basse gabbie, la trinchettina e la randa di cappa.
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Cappa forzata: col parrocchetto terzarolato o basso parrocchetto, e la randa di cappa, oppure con la trinchettina, la gabbia terzarolata e la randa di cappa.
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Cappa di fortuna: con la trinchettina di fortuna, la cavalla terzarolata e la randa di cappa.
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Cappa secca: con la sola randa di cappa.
— Copertura in tela, semplice o cerata, con cui si riparano dalle intemperie i boccaporti, le artiglierie, e tutti gli attrezzi e istrumenti.
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ESSERE, METTERE, STARE ALLA CAPPA: navigare alla cappa. Anche
Cappeggiare.
Cappa2. — Nella Marina mercantile la concessione di una percentuale del nolo a compenso di una più diligente custodia del carico, e vien chiamata così perché in antico il regalo consisteva in una cappa o cappotto per il capitano.
Cappeggiare. — Navigare alla cappa. V.
Cappa.
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CAPPEGGIARE AD ALBERO SECCO o ALLA BRETONA: durante un fortunale, togliere tutte le vele, e cercare di mantenere la prora contro il vento e i marosi, con un opportuno uso del timone.
Alcuni scrivono Capeggiare, ma per errore. (Petrocchi).
Cappella1. — Armadio portatile, in cui, sulle navi, si custodiscono gli arredi sacri per la celebrazione della messa. Trasportato in luogo adatto, si apre e si tramuta in altare.
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Cappella galleggiante: una di quelle vecchie navi disarmate, adibite, nei porti inglesi, al servizio religioso.
Cappella2. — La camera che, nelle tonnare, precede quella della morte.
Cappellano (della R. Marina). — Sacerdote cattolico addetto al servizio dell'assistenza spirituale presso le forze militari della Marina. Istituito dalla legge 11 marzo 1926 (n. 417), con la denominazione di Cappellano capo (per quelli di ruolo, equiparati al grado di tenente di vascello) e Cappellano incaricato per quelli di non ruolo, equiparati al grado di sottotenente di vascello.
Cappelletta (Còrso). — Sorta d'affisso posto orizzontale, e fatto come un coperchio di scatola a leva e metti, un po' pendente, che serve a dare aria e luce dall'alto al camerino del capitano, sui piccoli bastimenti.