Cappa1. — Il Guglielmotti dà di questa voce pure la seguente accezione antica: «La vela maestra di qualunque naviglio, perché, bassa, grande e centrale, meglio di ogni altra, a guisa di padiglione, copriva il legno e la gente».
— Oggi, il termine designa l'andatura con diminuzione della superficie velica, con cui un veliero, stretto dalla violenza del vento, che gl'impedisce di avvalersene per seguire una rotta utile, e lo pone in pericolo di avarìe, cerca di resistervi, di non perdere il cammino già fatto, di dar presa al timone e di ricevere i colpi di mare nel modo meno dannoso. A tale scopo, il veliero riduce la sua velatura, a seconda della intensità del vento, in uno dei modi qui sotto indicati, e va all'orza quanto è possibile, ossia stringe il vento. In queste condizioni, il bastimento ha pochissima o nessuna velocità; soltanto scarroccia per l'azione del vento e del mare.
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Cappa di buon tempo: con le sole vele seguenti: trinchettina, gabbie terzarolate o basse gabbie, trinchetto terzarolato e randa di cappa.
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Cappa ordinaria: con le due gabbie terzarolate, o le due basse gabbie, la trinchettina e la randa di cappa.
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Cappa forzata: col parrocchetto terzarolato o basso parrocchetto, e la randa di cappa, oppure con la trinchettina, la gabbia terzarolata e la randa di cappa.
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Cappa di fortuna: con la trinchettina di fortuna, la cavalla terzarolata e la randa di cappa.
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Cappa secca: con la sola randa di cappa.
— Copertura in tela, semplice o cerata, con cui si riparano dalle intemperie i boccaporti, le artiglierie, e tutti gli attrezzi e istrumenti.
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ESSERE, METTERE, STARE ALLA CAPPA: navigare alla cappa. Anche
Cappeggiare.