Cavolame (Term. ant.). — Cordame (Stratico; Fincati).
(Venez.
caolame [v.], genov. caolamme).
Càvria (Venez.). — Capra o Capria. Anche còrso Càvria.
— Morsa che sostiene i capi degli alberi e i pennoni di rispetto, distesi in coperta.
Cavriaga (Venez.). — Pali fitti nel fango e rafforzati da altri pali a traverso, per attaccarvi le corde dei vivai pieni di anguille, nelle valli.
(Da
càvria [v.]).
Caza (Dar la ~) (Venez. ant.). — Dar caccia (a una nave). (Jal). Boerio: Dar la cazza a un bastimento. V.
Cazar.
Cazar (Venez. sec. XIII, XV). — Cacciare, dar la caccia (a un bastimento). (1255, 1420: Jal). V.
Caza.
Cazaro (Term. sec. XVII). — Cassero (a poppa). « Sopra la Tolda, nella parte di poppa, si fabrica il Cazaro, la cui altezza è sempre un piede manco dell'altezza della seconda coperta ». (Crescenzio, 1602: Jal).
Cazzadiavolo (Istr.). — Ciascuna delle balestre che si usano per il varo delle navi. (Dabovich).
Cazzadór (Venez.). — Vento insistente, di solito lo scirocco, per il quale l'acqua della laguna cresce e allaga, nel periodo dell'alta marea, alcune parti basse della città.
— Da
Cazzàr, voce bassa dei marinai, per: rinforzare (del vento).
Cazzame. — Bordame. Il primo meno usato. (Bardesono).
(Dato dal De Vincentiis quale voce tarantina che designa il gratile, la ralinga del lato inferiore suddetto: da cazzare [v.]).
Cazzare. — Tendere una manovra corrente quanto è possibile. In particolare:
—
CAZZAR LA SCOTTA: tirare la scotta di una vela già bordata, per portarne la bugna a poppa quanto è possibile. A Napoli Cazzare, e a Venezia Cazzàr [cassàr] dicesi per: Bordare. (Fincati 48; Boerio).
— Venez.
CAZZAR LA MEZANA: cazzare la sua scotta.
— Sicil.
Cazzari, e
Cazzari la velacon i significati suddetti. Jal: Cazzare una vela.
(Pantera: cacciare o cazzar la scotta; spagn. cazar, port. caçar a escota: la frase è facile sia venuta di Spagna).
Cazzarige (Còrso). — Sorta di lenza lunga e piuttosto grossa, per pescare occhiate e dentici.
(Forse è illusoria la corrispondenza coll'it. cacciatrice: Salvioni, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIX 789, n. 1. Pare invece composto con rige [còrso] « cimossa », di cui si fanno pianelle [e anche le lenze"]).
Cazzascotte. — Ciascuna delle gallocce o forbici, poste sulle murate, a cui danno volta le scotte in tensione delle basse vele, dei fiocchi e delle vele di strallo. Anche
Tesascotte,
Forbici (Guglielmotti). V.
Cazzare.
Cazzòtu (Ancon.). — Anguilletta marinata. Musino marinato.
Cecarola (Term. ant.). — Piccola vela di fortuna sul tipo della
cocchina (v.).
— Piccolo polaccone di fortuna che le navi latine, navigando con cattivo tempo, alzavano a metà dello spigone. V.
Mezzavela.
Anche
Cicaròla, che è pure del còrso, e del tarant. per: piccola vela. Genov. Picciunna.
(Voce veneziana [zecarola], registrata dallo Stratico, mentre il Tommaseo e Bellini ha solo cicarola « vela maestra che si attacca all'antenna » ["]).
Cecia (Term. sec. XVI). — Vento grecale. Usato dal Soderini. È l'Ellespontino dei Greci.
(Lat. caecias, greco καικίας « grecale »).
Cedro. — Genere di conifere (tra le quali il cedro del Libano) che dà ottimo
legname (v.) per costruzioni navali. (V. Encicl. It. IX 631).
Cefèo. — Costellazione del cielo boreale, molto vicina al polo, presso Andromeda e Cassiopea.