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Chelandra (Term. ant.). — V. Chelandia.

ChelendiaChelendra, (Termini ant.). — V. Chelandia.

ChelindraChelindria, (Termini ant.). — V. Chelandia.

Chelindrus. (Basso lat). — V. Chelandia.

Chelinga. — Nave a remi, usata lungo il littorale del Coromandel (India). (Corazzini). Franc. Chelingue. (V. Jal).

Cheniara1. — Piccola rete con la maglia fittissima. (Corazzini).

Chernala (Còrso). — Quarnale. (Jal).

Cherub-log (Ingl.). — Modello di solcòmetro meccanico a elica. V. Solcòmetro meccanico.

Chia. — Forma errata del Bustico per Ghia.

Chiamare1 (Term. ant.). — Della tensione d'un cavo in una certa direzione. La gómena chiama a tribordo. (Jal; Laugieri). — Chiamare la (o alla guardia): avvisare quello a cui tocca di fare il quarto. (Laugieri).

Chiamare a bordo. — Fare il segnale perché i marinai e le altre persone sbarcate, ritornino sulla nave.

Chiano (Tarant.). — Bocca della nave. (Chiano = piano).

Chiappone (Term. ant.). — Grossa chiavarda a piè dell'albero nelle navi latine. (Guglielmotti). (Fu anche una « sorta di freno »: cfr. Nigra, Saggio lessic. 42-44).

Chiara (Term. ant. dei piloti). — Stella di primaria grandezza. (Guglielmotti).

Chiara d'àqua (Ancon.). — Acqua chiara (del mare).

Chiaranzana (Term. ant.). — Chiarore di cielo sereno sull'orizzonte in uno squarcio tra le nuvole o la nebbia. Oggi Schiarìa. V. Chiarìa. (Còrso chjaranzana « pieno splendore del sole nelle ore meridiane di estate »).

Chiarìa (Term. disus.). — Chiarezza di cielo e di aria. Cosa diversa da Schiarìa o Chiaranzana. Oggi si dice Sereno. — Sicil. Chiarìa: albore; chiarore. — (Ant.): spazio di mare dove la navigazione è sicura. (Corazzini; Guglielmotti). — Parrilli: Chiarìa di cielo; Chiarìa di acque.

Chiaròlo (Tarant.). — Vasetto di terracotta, in cui i pescatori tengono l'olio, che, spruzzato sul mare, permette la vista del fondo. (De Vincentiis).

Chjarugia (Còrso). — Brezza passeggera causata dalla neve caduta, in particolare sugli Appennini toscani, che fa schiarire l'orizzonte.

Chiassare (Term. disus.). —V. s. Ciassâ (genov.).

Chiatta. — Galleggiante di forme ampie, a fondo piatto, da rimorchiarsi nell'interno dei porti, o in brevi navigazioni costiere, per il trasporto di merci, carbone e materiali. (V. Jal). Schiatta nel Guglielmotti, s. Chiatta, è forse errore per Sciatta (v.). Anche Piatta, Zatta, ant. Scafaccia (Sassetti). — La voce è usata pure da taluni per designare i barconi con cui si formano i ponti galleggianti, e le barche in uso per traghettare i fiumi. V. Zattera. (Da chiatto « piatto », come piatta da piatto: Guarnerio Rendic. Ist. Lomb. s. II, v. XLVIII 606, n. 3).

Chiattajuolo (Term. ant.). — Chi conduce o è addetto a una chiatta.

Chiatto (Napol.). — La parte immersa della nave. Carena.

Chiatto (Andar di ~) (Term. disus.). — Naufragare sul lido. (Dal genov. de ciatto « di piatto, di piattone », in questo caso « col fianco coricato »).

Chiavagione1 (Poco usato). — Nome collettivo di tutte le sorte di chiodi usati nella costruzione navale. — L'operazione d'inchiodare o fermare insieme i legnami d'un bastimento. Genov. Ciavaxōn: impernatura.

Chiavarda. — Bullone con perno a vite per collegare pezzi di costruzione, lamiere, ecc. Venez. Giaveta.

Chiavardare. — Fermare e stringere due o più pezzi di costruzione per mezzo di chiavarde. Anche Inchiavardare. Venez. Ingiavetàr, genov. Ciavâ.

Chiavare (Term. disus.). — Inchiodare, impernare. (Parrilli; Laugieri).

Chiave d'albero. — Il congegno applicato al piede (rabazza) degli alberi di
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gabbia e degli alberetti per mantenerli al loro posto quando sono ghindati. In generale consta di una o due brevi barre di ferro che possono aver forme varie ed essere variamente congegnate, ma che sempre attraversano una cavità praticata nella rabazza, e poggiano con le loro estremità esterne sulle costiere sottostanti. Il modello più semplice è quello descritto alla voce Cacciaccavallo, detto anche Chiave da rabazza. — (Sec. XVII): Chiave per il trincarino: « Frà contovale, et contovale d'ogni quattro, ò cinque, ò sei Stamenali, ò Matère, ne scappa fuor uno, che si dice la chiave per il Trincarino, nel quale con lo scarpello vi s'incava il suo foro quadro, che stia giusto, et detta Matèra avanzando sopra fà scarmotto, ò dente alto un terzo di palmo in circa, et questo si fà per miglior legatura del vascello ». (Crescenzio, p. 31). Garzoni (871): le chiave d'albeo.

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