Còla (Venez.). — La continuazione di un vento che dura senza mutare, per più giorni. Querini (1431): Colla; Duez (1671): Cola di vento (v. Jal), e così il Pantera (1614).
Il Fincati ha Colata di vento, il Corazzini Colla, idiot. per: Colpo di vento. (').
(Alle Filippine vive pure cola « vento straordinario di libeccio sulle coste delle Filippine »: M. De Montoliu, nel Butlletí. Dial. Catal. I 38-42, vuol vedere a torto il « colpo di vento » nella frase stare alla colla [v. Colla]; Blondheim, Romania XXXIX 168).
Colaggio. — Diminuzione delle merci liquide per spargimento dovuto ad imperfetta chiusura dei recipienti. (Laugieri; Bardesono).
(Dal franc. coulage).
Colare:
—
COLARE A PICCO, A FONDO (trans.): sommergere, affondare, mandare a fondo, mandare a picco.
— (Intrans.): andar a fondo.
— Venez.
COLAR SU LA CòSTA,
DERIVàR SU LA CòSTA: di bastimento troppo avvicinato alla costa per vento o corrente. V.
Affollare.
(Colare a fondo una nave [Fanfanie Arlia]: francese couler à fond, couler bas [di nave]).
Colatitudine. — L'ampiezza dell'arco di meridiano terrestre compreso tra il Polo del nostro emisfero ed il punto in cui noi ci troviamo. È il complemento a 90° della nostra latitudine. Si può anche definire come l'ampiezza dell'angolo intercetto tra la nostra verticale e l'asse polare della Terra, e poiché queste due linee rette, prolungate idealmente, incontrano la sfera celeste rispettivamente nel Polo celeste e nel nostro Zenit, se ne deduce che la colatitudine è pure l'ampiezza dell'arco di circolo massimo che sulla sfera celeste unisce il Polo allo Zenit, ossia è uno dei lati del
triangolo di posizione. (Bardesono).
Colfo (Venez. sec. XV, XVI). — Vedi
Cholffo. (Cadamosto; e 1571: Jal).
Colla (Term. ant.). — La fune che serviva per
collare (v.).
—
STARE ALLA COLLA: stare in atto di caricare o di scaricare il bastimento, mediante la corda da ciò. (Guglielmotti). È nello Statuto di Ancona, cap. XXVI.
(Nel catal. ant. le frasi: la nau estava a la colla [Muntaner]; veles plegades a la colla [I. Iglesias], che l'autore spiega con « vela guarnida i plegada a les antenes ». Gli Statuti di Genova hanno: Non possit tamen fieri interdictum neque incantenatio vasis, postquam positum fuerit ad colam causa recedendi et navigandi, et intelligitur positum ad colam quando amoverit egumenas a mole seu terra et recesserit e loco [Du Cange, s. Cola]. Il Du Cange ha pure collare dallo Statuto di Marsiglia [sec. XIII] per « e portu solvere, proficiscere; e vela dare [vox italica] e lo Jal collare dallo Stat. venez. [1255], e da carta di Pisa [1264]; prov. ant. collar « issar la vela, far vela ». Il Montoliu interpreta cola o colla per « colpo di vento » e estar a la cola o colla « stare sotto un colpo favorevole per la partenza ». Ma estar a la cola non è attestato, e colla è da tener distinto da cola, la prima indicando, come sembra, la « corda che teneva piegate le vele », la seconda il « vento favorevole » [Cola « Hispanis est flatus navigaturis secundus: Du Cange], sebbene le due voci siano arrivate a indicare cose affini.
Di
cola [v.] è oscura l'origine. La colla marinaresca deriva dalla colla «canapo di tortura» [G. Villani; Dino Compagni; Boccaccio: v. Crusca], da cui collare [Boccaccio, ecc.] « dar la colla [corda]; calar con fune; calare; tirar su »: cfr. l'articolo del Montoliu, Butlletí Dial. Catal. I 38-42; Blondheim, Romania XXXIX 168, XLIV 290. Sconosciuta è pure l'origine di colla. La prima definizione del Tommaseo, « fune attorta al collo », è forse d'intenzione etimologica).
Colla di pesce. — Colla preparata colle vesciche natatorie di certi pesci (storioni, ecc.). Anche
Ittiocolla. (V. Encicl. It. X 732).
Colla marina. — Mastice per incollare tenacemente il legname.
Collana (Term. disus.). — Sorta di cercine combinato con stracci e cordame vecchio per proteggere l'incollatura dei tubi, ecc.
— Sorta di nodo scorsoio per salpare l'àncora in mancanza di gómena o catena. (Guglielmotti).