Colla (Term. ant.). — La fune che serviva per
collare (v.).
—
STARE ALLA COLLA: stare in atto di caricare o di scaricare il bastimento, mediante la corda da ciò. (Guglielmotti). È nello Statuto di Ancona, cap. XXVI.
(Nel catal. ant. le frasi: la nau estava a la colla [Muntaner]; veles plegades a la colla [I. Iglesias], che l'autore spiega con « vela guarnida i plegada a les antenes ». Gli Statuti di Genova hanno: Non possit tamen fieri interdictum neque incantenatio vasis, postquam positum fuerit ad colam causa recedendi et navigandi, et intelligitur positum ad colam quando amoverit egumenas a mole seu terra et recesserit e loco [Du Cange, s. Cola]. Il Du Cange ha pure collare dallo Statuto di Marsiglia [sec. XIII] per « e portu solvere, proficiscere; e vela dare [vox italica] e lo Jal collare dallo Stat. venez. [1255], e da carta di Pisa [1264]; prov. ant. collar « issar la vela, far vela ». Il Montoliu interpreta cola o colla per « colpo di vento » e estar a la cola o colla « stare sotto un colpo favorevole per la partenza ». Ma estar a la cola non è attestato, e colla è da tener distinto da cola, la prima indicando, come sembra, la « corda che teneva piegate le vele », la seconda il « vento favorevole » [Cola « Hispanis est flatus navigaturis secundus: Du Cange], sebbene le due voci siano arrivate a indicare cose affini.
Di
cola [v.] è oscura l'origine. La colla marinaresca deriva dalla colla «canapo di tortura» [G. Villani; Dino Compagni; Boccaccio: v. Crusca], da cui collare [Boccaccio, ecc.] « dar la colla [corda]; calar con fune; calare; tirar su »: cfr. l'articolo del Montoliu, Butlletí Dial. Catal. I 38-42; Blondheim, Romania XXXIX 168, XLIV 290. Sconosciuta è pure l'origine di colla. La prima definizione del Tommaseo, « fune attorta al collo », è forse d'intenzione etimologica).