Dariva (Venez.). — Deriva. Venez. anche Deriva.
Dàrsena. — Nella parte più interna degli arsenali e dei grandi porti, ciascuno di quegli specchi d'acqua cinti da opere in muratura (officine, magazzini) e da banchine, che offrono un rifugio comodo e sicuro alle navi che debbano sostarvi più a lungo. Anche Bacino. Presso i Romani Angiporto; presso i Greci Epistio; nel medio evo Porticciuolo e Porticello. (Guglielmotti).
— (Idiot.): prigione di galeotti. (Guglielmotti). ("). V.
Bagno.
Nel primo senso: in antico anche Darsenale, nel Crescenzio Adarsena; Duez: Darcina; Jal, Corazzini: Darsina (oltre Darsena); Rossi Gloss. lig. 44: Darsina, Darsinale; sicil. Dàrsina, còrso Dérzana.
— Genov. ant.
Darsena: arsenale, cantiere. (Corazzini VII 317).
(Dalla stessa parola araba, da cui arsenale [v.]. Il franc. darse [dal sec. XV] dal genov. dàrsena: Bloch, Dict. étym. I 200; Dict. général).
Darsenelli. — Così a Genova gli arsenalotti. (Panzini s. Dàrsena).
Datu. — Vento occidentale. (Stretto di Gibilterra). Ingl. Datoo. (Corazzini).
Dau. — Imbarcazione araba con una sola vela. In Somalia con un sol remo. (Corazzini).
Dead weight (Ingl.). — «Peso morto»: espressione d'uso internazionale che designa la capacità di carico d'una nave in tonnellate di peso. Corrisponde alla nostra Portata.
Debole di costruzione. — Di bastimento con la grossezza dei pezzi della sua ossatura non corrispondente alla sua mole.
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Di fianco debole: di bastimento che, per difetto di costruzione, non sta dritto senza una grande quantità di zavorra o di carico. (Laugieri).
Debordare. — Dato dallo Stratico, ma non dell'uso marinaresco, nel senso di: Allargarsi, allontanarsi, ecc.
— Sempre dallo Stratico (anche Dibordare) e sempre non dell'uso marinaresco, nel senso di:
— Dibordare,
— Affornellare,
— Cazzare.
(Dal franc. déborder, anche « straripare » [pure genov. debordâ]: Dict. général).
Decadere. — Dato dallo Stratico e dal Guglielmotti nel senso di: Derivare.
Declinazione:
—
Declinazione degli astri: una delle due coordinate equatoriali in uso nell'astronomia nautica per definire la posizione degli astri sulla sfera celeste. L'altra è l'
ascensione retta (v.). La declinazione è l'arco di circolo orario, o meridiano celeste, compreso tra il centro dell'astro e l'equatore celeste. Si misura in gradi, primi, e secondi, da 0° a 90° verso nord per gli astri dell'emisfero nord (declinazione nord o boreale), da 0° a 90° verso sud per gli astri dell'emisfero sud (declinazione sud o australe). Le declinazioni degli astri, la cui nozione è necessaria ai naviganti per i calcoli di astronomia nautica, sono date dalle Effemeridi in funzione della data e dell'ora del I meridiano.
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Declinazione magnetica: in ogni punto della superficie terrestre, l'angolo formato tra la direzione geografica nord-sud (meridiano
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geografico o vero) e la direzione che prende un ago magnetico isolato e libero di muoversi soltanto in un piano orizzontale. Poiché questo è il caso degli aghi magnetici delle bussole, la conoscenza della declinazione magnetica è indispensabile ai naviganti per determinare la direzione geografica corrispondente a una direzione di bussola.
A causa degli spostamenti che subiscono i poli magnetici della Terra, la declinazione magnetica varia. I suoi valori e le sue variazioni, espressi in gradi, sono dati dalle carte nautiche e dai portolani.
Il primo a costatare la divergenza dell'asse d'un ago magnetico dal piano del meridiano geografico, fu Cristoforo Colombo: prima di lui si riteneva che la bussola indicasse esattamente le direzioni geografiche.