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Alzajo (Term. ant.). — Dato dallo Jal nel senso di bardotto (haleur), assieme con un ant. Alzaniere (Duez), Alzaio fu invece usato per Alzaia, e per l'operazione di tirar l'alzaia. (Tommaseo e Bellini).

Alzana (Term. poco in uso). — Cavo da tre a dodici pollici per tonneggiare e per ormeggiare. Anche Alzania. (Alzana è voce venez. [anche anzana], usata dal Cellini: Crusca, Glossario. La registra il Duez [1671], nel senso di « alzaia » e di « collare del cavallo da tiro ». V. Alzaia).

Alzanèlla. — Diminutivo di Alzana, Alzàia. — Alzanèla (venez.): corda del bastimento che serve per sollevare e alzare le manovre e per condurre i gabbiozzi e le vele di straglio. — Alzanèla da gegomo: alzana da tonneggio. (Jal). — Ancon. Alzanèla: alzaia.

Alzania. — V. Alzana.

Alzare1. — (intr.). Fuori d'uso: Andare verso l'alto mare. — (trans.). Tirare la corda dalla quale dipende una vela, un pennone, una bandiera, una balla, ecc. Innalzare, issare. Alza remi! — Comando, in segno di onore, di alzarli, allineandoli verticalmente, con le pale a taglio nella direzione della chiglia e il girone poggiato sul fondo. L'uomo al timone si alza e scopre il capo. ALZARSI AL VENTO: guadagnare sul vento andando di bolina. (Guglielmotti). ALZARSI DAL MARE: di terra, castello, nave, che s'avvicina.

Amâ (Avverbio; genov.). — In mare. — All'amâ: in alto mare. (Nello Jal A la ma: al largo).

Amaca. — Lettuccio sospeso, di stuoia o panno, usato dai marinai, che lo tengono sospeso per un telaio cui sta allacciata la grossa tela rettangolare ond'è formato. Originario dell'America meridionale. Voce disusata nella Marina italiana. V. Branda. (Term. documentato dal sec. XVI in Colombo, Ramusio, ecc.: [Zaccaria, Elemento iber. 24, 478]. Risale allo spagn. (h)amaca che a sua volta deriva dall'aravaco hamaca. V. Friederici, Hilfswörterbuch f. d. Amerikanisten, Halle, 1926, p. 46).

Amaestramento (Venez. sec. XV). — Maniera di fare secondo i precetti dei maestri dell'arte. Anche Amaistramento. (Jal).

Amante1. — Sistema funicolare per alzare grossi pesi, formato da una corda di fibra o metallica avente un'estremità legata ad un punto fisso, e che passa in una carrucola mobile cui è agganciato l'oggetto da sollevare. Anche: Manta, Mante, Manti, Manto, Imante, Itaca, Ostaga, Taga (v.). Franc. Aman (sec. XIV). V. Amentus. Le drizze dei pennoni maggiori e dei picchi delle rande sono degli Amanti. — Talvolta, nelle navi da guerra, gli amanti sono catene di ferro. — Amante del portello: cavetto per aprire e chiudere i portelli delle batterie. — Amante-senale o Mante-senale: l'amante provvisto di paranco a sei occhi. V. s. Caliorna. — Amantesco, Amanticello (amante del paranchino dei terzaroli), Mantesello. Poco in uso. (Dal greco ἱμάς, ἱμάντος «coreggia»: (Vidos, Rev. Ling. Rom. IX 325-326).

Amantesco. — V. s. Amante.

Amantesenâ (Genov.). — V. Caliorna.

Amantesenale. — V. s. Amante.

Amanticello. — V. s. Amante.

Amantigliare. — Anche: Ammantigliare, Mantigliare. Regolare gli amantigli (v.) in modo da mettere i pennoni e le bòme al loro posto.

Amantiglio. — Ciascuna delle due corde di canapa o di acciaio che, sulle navi a vele quadre, reggono le due estremità d'ogni pennone e lo tengono orizzontale. Prendono il nome dal pennone: Amantigli di maestra, di parrocchetto, di velaccio, ecc. Anche: Amantiglia, Mantiglia, Mantiglio. Forme ant.: Balanzuola, Imantiglio, Mantica, Amanticchio (Jal), Manticchia, Manticello, Mantico. Genov. Balansinne.
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— Le corde che reggono l'estremità libera della bòma d'una vela aurica. Genov. Amantìggia do bòme. — Le corde che sostengono le estremità delle aste di poppa. (Derivati di amante [v.]).

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