Dosana (Venez.; term. dei pescatori). — Bassa marea. V.
Zevente.
(Da un *jusana, da jusum = deorsum, da cui anche il franc. jusant: cfr. venez. soso [coi due s dolci], zozo [con z dolci] « giù ». Il Fincati ne dà la forma italianizzata giosana [v.] accolta anche da Tommaseo e Bellini. Dict. général; Bloch, Dict. étym. I 403; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 2566. Il d di dosana è per dissimilazione: cfr. Arch. Glott. XVIII 340, n. 2; e v. ivi 448).
Dòssi (Venez.). — Luoghi inuguali del fondo delle lagune, a guisa di monticelli, formati da sabbia e limaccio, pieni d'erbe, fuorché dove l'acqua muore. V.
Barena (venez.).
— Parte della laguna che si scopre durante la bassa marea. (Ninni).
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Dossi di rena. (Bartoli: Corazzini).
(Cfr. Riv. Geogr. It. XV 86).
(Cfr. ver. dòsso, trent. dòs « colle »: v. Olivieri, Saggio topon. ven. 262).
Dosso e bisdosso (A ~). — Sulle antiche navi a due vele latine e sulle moderne a due vele auriche, il modo di disporre le due vele, quando il vento è in poppa, ciascuna da un lato, sì che quella di poppa non tolga il vento all'altra di prora. Generalmente, la maestra sulla sinistra e il trinchetto sulla dritta.
Sulle galee si diceva: Far le orecchie di lepre.
Sui velieri mercantili si dice anche: Fare un carro e l'altro.
Dotazione. — Quantità di oggetti e attrezzi imbarcati (come da inventario), necessari alla navigazione. Nel Guglielmotti Dote.
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Dotazione fissa: quella che è già in servizio al proprio posto.
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Dotazione di rispetto: quella di riserva, secondo il regolamento per la navigazione.
Double chaloupe (Franc. sec. XVII- XVIII). — Sorta di piccolo bastimento, a volte pontato. (Jal).
Double felouque (Franc. ant.). — Feluca più grande e più forte della feluca ordinaria. (Jal).
Double scullDouble skiff, (Ingl.; term. del canottaggio). — Outrigger a quattro remi accoppiati (a palelle) e due vogatori seduti. Non ha timone.
Dracarro (Term. ant.). — Nave scandinava a forma di drago, con un albero, una vela quadra, più remi e due castelli. (Guglielmotti). Nel Corazzini Dracauro per isbaglio di stampa. La forma Dracarro rende la voce Drakar, plurale di
Drake (v.), ed è quindi sbagliata. (V. Jal).
Dracena (Basso lat.). — Timone. (Presso cronisti inglesi: Jal).
Draco. — Nome latino della nave islandese, danese, svedese detta
Drake o
Drage (v.) dai pirati normanni. (Jal).
Draffinera (Sicil.). — Delfiniera (fiòcina). (Bardesono).
(Cfr. sicil. draffinu, genov. draffìn «delfino»).
Draga1. — Grosso pontone contenente, un apparecchio, mosso da propulsione meccanica, atto a scavare il fondo (cucchiaia) dei porti, canali, fiumi. Anche Cavafango, Cavafondo, Bargagno, Bragagno, Scavafondo, ecc. meno usati. V.
Nettaporto.
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Draga a catena di secchi: in cui l'ordigno che scava è una specie di bindolo o nòria.
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Draga a tanaglia: con un ordigno cavafango fermato da una specie di grossa tanaglia a due branche.
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Draga aspirante o
pompasabbia: quella che, per mezzo di pompe adatte, aspira la sabbia dai fondi sabbiosi.
— Si dà pure il nome di
Draga a una specie di àncora galleggiante, da usarsi dalle barche a vela o a remi, in navigazione verso terra con mare molto grosso in poppa, allo scopo di evitare il pericolo di essere traversate dai frangenti. Consiste in un cono di tela di circa un metro e mezzo d'altezza e mezzo metro di base, che si trascina in mare mediante una corda legata alla base.
(La draga [cavafango] fu usata da O. F. Müller [1779], da R. Ball [1838]: Corazzini.
Dal franc. drague «ogni arnese [raffio, rampone, cucchiaia, corda o rete], che serve a tirare dal fondo del mare, sul quale lo si trascina, un oggetto che si vuol far venire alla superficie»: dall'ingl. drag: Wartburg, Franz. etym. W. III 152; Jal; Dict. général; Bloch, Dict. étym. I 232).
Dragaggio1. — Il lavoro che si fa con le draghe o cavafango, nei porti e canali, per l'escavazione e la manutenzione del fondo. V.
Draga.
232
— Il lavoro che in tempo di guerra si fa con le navi dragamine per la ricerca e il ricupero, o la distruzione, delle mine subacquee ancorate dal nemico. V.
Dragamine.