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Ganciata. — Il prendere col gancio.

Gancio1. — Uncino di ferro guarnito a un bozzello ovvero all'estremità di un cavo o di un pezzo di catena. Esso è destinato a introdursi in un anello, in un golfare, in una redancia, eccetera, per dare un punto di presa o di appoggio al lavoro da farsi col bozzello, col cavo o con la catena. Una delle estremità del gancio è fatta generalmente a forma di occhio per potervi far passare la redancia o anello di unione al bozzello, al cavo o alla catena; l'altra estremità è a punta e si chiama Becco. — Il Gancio semplice è della comune forma a uncino; quello doppio o a pavone si compone di due ganci semplici collegati alla stessa redancia, ma coi becchi rivolti in senso opposto; quello a molinello tra l'occhio e il resto del gancio ha un giunto a snodo; quello a scocco ha una chiusura ad anello che si apre con una martellata; quello d'accosto è l'alighiero (gaffa). — Venez. Ganzo de capón: grua del capone. — Venez. Ganzo de lanza: gancio d'accosto. Anche Langhièr. (Gancio fu usato dagli scrittori più di tutto in senso nautico: Zaccaria, Elemento iber. 191; v. Jal).

Gàngama. — V. Àngamo. — Vangaiuola. (Boccardo).

Ganganella (Term. ant.). — Barchetta agile. (Guglielmotti). Basso lat.: Barca ganganella de remis octo. (Rossi, Gloss. lig., Appendice 167).

Gàngano (Genov.). — V. Àngamo.

Gangava. — Rete a sacco di forma trapezoidale, con la bocca tenuta sempre aperta, per rastrellare e raccogliere le spugne.

Ganghero. — Ferrature fatte di bandelle femmine attaccate a qualche cosa di immobile, e dentro le quali girano gli arpioni delle bandelle maschie attaccate a un pezzo mobile. Tali sono i gangheri che reggono il timone sul dritto di poppa, tal quelli delle porte dei forni delle caldaie. Poco usato; generalmente i gangheri si chiamano Femminelle. — Ganghero (del timone): agugliotto maschio. (1769: Saverien: Jal).

Ganza. — V. Gassa. (Stratico; Guglielmotti).

Ganzara (Term. sec. XVI, XVII). — Bastimento di forma sconosciuta. Si sa che la ganzara grande aveva 4 remi. In lettere dall'Ungheria della I metà del sec. XVI si parla di ganzare nel Danubio contro i Turchi (Sanudo LI 124) e ganzara compare quale voce veneta nel 1437 (Zaccaria, Raccolta 294). Nel basso lat. le forme Ganzerra, Ganzirra, Ganzira (Jal; Corazzini); nel Calmo (206) Ganzera. — Si legge anche Ganzarolus (basso lat.), Ganzaruolo, (venez. ant., 1437, ecc.: Jal; Corazzini; Zaccaria, Raccolta 294). Anche Ganziaruolo. Il Guglielmotti ha Ganzeruolo. V. Ganzaroli (venez. ant.), Gonzarollo. — Venez. ant. Ganzara: legno di fiume, usato più di tutto sul Po. (Mutinelli).

Ganzaroli (Con z aspro; ant. venez.). — Barche, specie di filughe da 30 remi, che servivano a trasportare al Lido i balestrieri, per i loro esercizi. (Boerio; Mutinelli, che ha Ganzaruolo). V. Gonzarollo, Ganzara (ant.). — Nelle Croniche del Sercambi: Ganzaruoli overo barconi.

Ganzaruolo (Venez. sec. XVI). — Ganzara (ant.). (Sanudo: Corazzini).

Ganzèr (Venez.). — Colui che con un bastone armato d'uncino avvicina le gondole alla riva nei traghetti, per facilitarne l'attraccaggio durante l'imbarco o lo sbarco dei passeggeri, specialmente quando la corrente è di notevole intensità.

Ganzera (Venez. sec. XVI). — V. Ganzara. (Calmo 206).

Ganzerra (Basso lat.). — V. Ganzara.

Ganzeruolo. — V. Ganzara. (Guglielmotti).

Ganzeto da calafai per descalcàr (Venez.). — Becco corvino. (Dal venez. ganzo «gancio»).

Ganzetta. — Garzetta. (Corazzini, s. Ganza).

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