Grappa. — Spranga o lista di ferro ripiegata alle due estremità con cui si fermano o si fissano i pezzi in costruzione. Anche Gràmpia.
Grappare. — Fermare o fissare dei pezzi colle grappe.
Grapparia (Term. ant.). — Forma, forse sbagliata, accolta dal Guglielmotti e ripetuta dal Corazzini, per
Griparia (v.).
Grappino. — Ancorotto a quattro marre, senza ceppo, usato dalle imbarcazioni o dalle barche da pesca. Si adopera anche per grappinare, e cioè per rastrellare il fondo del mare per le ricerche di oggetti sommersi. Può essere anche a cinque punte. Anche Rampino.
— Ant.
Grappino d'arrembaggio;
Grappino a mano: grappini usati per afferrare le navi nemiche. (V. Stratico).
(Da grappa).
Grappolino. — Strumento con dentiera di ferro, lungo manico, e sacco di maglia, per scavare sul fondo del mare, di fiumi, di canali. (Stratico; Guglielmotti). Stratico (II 77, III Appendice): Draja, Frettadore di ferro, Raschietta lunga, venez. Rossega.
(Da grappa).
Grascini (Term. ant.). — I facchini dell'olio a Genova: corporazione, i cui membri erano tutti di Locarno, ammessa in Genova dal 1593. (Casaccia, s. Grascin).
Grassume de mar (Venez.). — Deposizione di piante marine (ulve; conferve) nel fondo delle Lagune, piante che, marcite, vengono a galla in forma di schiuma o di grasso.
Gratî (Genov.). — Gratile.
Graticcia (Term. sec. XIV, ecc.). — Nassa. V.
Grisola. (Crescenzio, Agric. volgar.: Tommaseo e Bellini).
Graticciata. — Chiusa formata in un canale, ecc., con varie file di canne o simili per impedire il passaggio del pesce. (Stratico; Canevazzi). Ordigno da pesca impiegato d'ordinario nei canali che comunicano con valli salate. (Laugieri). V.
Grada (venez.),
Chiusa.
Graticcio (Term. sec. XVII). — Sorta di riparo, composto di reti piene di funi, materasse, ecc., messo al parapetto della nave. (Ségneri: Guglielmotti). V.
Impavesata.
Graticola. — Termine registrato dal Laugieri per Grisella, ma non usato.
— Il graticolato di ferro nei forni delle caldaie, sul quale si distende e si brucia il carbone, formato di barre o barrotti mobili, e quindi sostituibili, se logori.
Graticolato (Term. ant.). — Piano dello scalo di costruzione, sul quale si posano i pezzi che formano il sostegno della nave da costruire. (Stratico).
— Carabottino. (Guglielmotti).
— L'insieme delle graticole dei forni. Anche Superficie di graticola. (Bardesono).
Gratile. — Cavo che si cuce in giro agli orli della vela o delle tende, per accrescerne la resistenza.
Significa non soltanto il cavo in sé stesso considerato, ma anche quella parte della vela da esso costituito, dopo che è stato guarnito. Anche Ralinga.
—
Gratile di lunata, d'inferitura, di caduta: v.
Ralinga.
—
Gratili delle tende: cavi che formano l'orlatura delle tende. (Fincati).
— Sec. XVII:
Gratillo: ralinga. (Crescenzio; Pantera). Venez. sec. XIV o XV: Gratil. (Jal).
— (Sec. XIII): ciascuna delle tre ralinghe del pennone latino. (Jal).
(Basso lat. marsigl. VI gratillos [sec. XIII: Jal, s. Cordicca]; venez. sec. XIV o XV gratil [anche spagn. nel 1611: Jal]; Crescenzio: crattilo, gratillo; Pantera: gratillo; Stratico: gradile, gratillo; Parrilli: grattile; ant. gradiglio [Guglielmotti, s. Gratile]; genov. gratî, venez.
grativo [v.]; basso lat. napol. gratula [1275]. A Napoli, nel secolo XIII, il gratile era dunque la ralinga di fondo della vela latina, mentre a Marsiglia indicava ciascuna delle tre ralinghe. Gratile è d'origine sconosciuta: non pare possibile né la connessione col napol. gradillo « scalino; piolo » [ancon. gradile «soglia»], né col basso lat. lìgure gradilis « graticcio » [Rossi, Gloss. lig. 53;
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cfr. anche basso lat. gratula « gratella », Du Cange, forma che richiama quella riportata sopra]. Lo Jal propose la derivazione dal greco κρατύνειν « rinforzare ». In parte delle forme venne a immettersi la radice gratt-).