Ingarbare. — Non è verbo marinaresco, come ha il Guglielmotti, che cita a torto il Fanfani.
Ingaridà (Venez. sec. XV). — Munito di
garide (v.). La note fo ingaridà la detta nave. (Malipiero: Corazzini).
Basso lat. genov.: Item castellum infarchatum et ingaridatum. (Stat. genov., 1441: Jal, s. Ingaridare).
Ingarzellare. — Verbo registrato dal Guglielmotti, sulla base dello Stratico, il quale però ha solo Ingarzellatura.
Ingassare. — Metter la gassa, la
garza (v.). Anche Ingassellare. Deriv. Ingassellatura.
Ingavonarsi. — D'una nave che, sorpresa da un forte colpo di vento per traverso, sbanda e abbocca per modo che il mare la invade sottovento e le impedisce di raddrizzarsi o di poggiare. (Fincati). Parrilli: Ingavonare, Ingavonarsi (non Incavonare); Falconi: Ingavonarsi (Tommaseo e Bellini). V.
Ingallonarsi.
Incaponare non è invece voce accolta in tal senso dalla Crusca, come sembrerebbe da quanto scrive il Corazzini. Lo stesso si dica dell'Incaponire del Guglielmotti. Il Dabovich ha Ingavonata (nome). Napol. Incavonato (partic.). (Corazzini).
— (Sec. XVII) Voltarsi sottosopra (di bastimento). (Falconi, 1612: Tommaseo e Bellini).
Ingegnere:
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Ingegnere idrografico (disus.): ingegnere che rivede e corregge le carte marine. (Guglielmotti).
Forse esisteva anticamente; oggi non esiste più. La preparazione, revisione, correzione delle carte nautiche è fatta sotto la direzione di ufficiali di vascello specializzati idrografi.
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Ingegnere meccanico: ingegnere che ha l'ufficio di dirigere lavori di officina, o anche il funzionamento di macchinarii.
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Ingegnere navale: ingegnere che disegna i garbi delle navi, le navi e gli attrezzi navali. Già Ingegnere di marina. (V. Corazzini).
Oggi il titolo di ingegnere navale è dato a coloro i quali, avendo già conseguito la laurea, ottengono dallo Stato la patente per progettare e costruire navi di qualsiasi portata. Essi soli hanno facoltà di costruire bastimenti a scafo metallico. (Bardesono). V.
Costruttore navale.
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Ingegnere del porto: quello che professa architettura idraulica e dirige i lavori nei porti, bacini, dàrsene. (Guglielmotti). Oggi provvedono gl'ingegneri del genio civile.
(Per la storia del nome ingegnere v. Encicl. It. XIX 227-228).
Ingegno. — Arnese composto di due pezzi di legno di quercia, innestati al mezzo in croce. Sulla incrociatura vi appongono una pietra quadrata o rotonda, acciocché possa affondare ed essere trascinata sopra il banco corallino.
I due pezzi di legno si chiamano Traversagno; e sono collegati per mezzo di una legatura di canapo incatramato o semplice detta Ruzzina. Sui legni del traversagno sono dei buchi ai quali fissano delle piccole reticelle a mazzi, come tante ridazze, dette volgarmente Casciani o Cuxiani ["] [o Coscioni] e code da quattro a sei e otto mazzi ognuno, i quali sono fatti per raccogliere il corallo rotto dallo strascico del traversagno. (Corazzini). Anche Croce da corallo. (Encicl. It. XI 346).
— Catan.
Incegnu di còzzuli: draia. (Sicil. còzzula « conchiglia »).
(Sicil. ncegnu « ordigno che nel suo uso risparmi tempo »: cfr. it. ingegno della chiave, e « istrumento composto; ordigno, macchina » [Stratico]).
Ingerassi (Còrso). — Arrenare. Ingeratu: arrenato.
(Dev'essere venuto da un genov. ant. *ingerâse [da *gèra > gèa « ghiaia »]. Il genovese conosce oggi amurrâ, arrenâse, incagliâ. Salvioni, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIX 771).
Ingerlut. — Sorta di grande barca groenlandese. (Jal).
Ingerro. — Rete che fa da tramezzo fra una camera e l'altra, e che si abbassa per
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far passare i tonni nella camera susseguente. Anche Ingiarro. (Parona).
(Cfr. sicil. nciarru « chiuso; sbarra »: v. Salvioni, Rendic. Ist. Lomb. s. II, v. XLIV 938, n. 5, XLVI 1003).