Intintole. — Due grosse corde di cocco, distese sull'acqua per delimitare il posto del calato. (Parona).
Intogliare. — V.
Intugliare. (Fincati; Dabovich; Guglielmotti). Il Laugieri lo dice espressione piuttosto volgare. Malt. Intogliar. (Jal).
Intoglio. — Il punto o il nodo che unisce due funi pei loro capi o anche la fune che fu aggiunta alla prima. (Fincati). Corazzini: Intuglio.
Intorbidare l'acqua. — Si dice quando la chiglia del bastimento raschia il fondo del mare e fa presagire un incaglio. (Laugieri). Non è termine particolare usato in questo caso, ma è generico.
Intramesso. — Il Guglielmotti, che ha Intromesso per sbaglio di stampa, lo dà nel senso di « Pezzo di costruzione squadrato e messo tra un baglio e l'altro », ma è termine sconosciuto in costruzione, ed è forse riferito agli scontri. Il Diz. genov. dell'Olivieri (1851) registra: «Intermîse. Tramisi; si dà questo nome, nella costruzione francese, a certi pezzi di legno diritti e quadrati, che si pongono da un baglio all'altro immediatamente sopra la dormiente ed a contatto con i membri della nave, per riempire l'intervallo tra i bagli e contenere a luogo le testate de' bagli, altrimenti, tremisi ».
Intràr (Venez.). — Tesare. V.
Intrare.
(Lo Jal osserva che i Provenzali presero a Venezia questo verbo, e lo importarono nelle galere di Francia: entrer les sartis. Da intràr [venez.], usato come transitivo).
Intrare. — Tesare. Verbo usato nell'atto di tirare a sé il capo d'una manovra per tesarla. (Stratico; Laugieri). Non usato.
(Dal venez.
intràr [v.]).
In traverso. — D'un bastimento la cui chiglia è perpendicolare alla direzione del vento, o d'una corrente. (Corazzini). Non si usa: si dice Di traverso.
Intrefolare. — Torcere insieme i trefoli per far corde. Così il Guglielmotti, che cita il Manuzzi; ma questo ha solo l'Intrefolarsi « confondersi (di persona) » del Sacchetti.
Intregnare. — Passare negl'incavi tra i legnoli una cordicella atta a riempirli, per rendere la superficie del cavo abbastanza tonda e liscia, prima di bendarla e di fasciarla. (Stratico). Venez. Ingraviàr, genov. Innervâ. V.
Imbottire;
Immielare (ant.).
(Dallo spagn. entrañár « intrinsecarsi; intregnare »; portogh. entranhar « penetrare ». Derivazione già proposta dal Corazzini, il quale ha per isbaglio entrenar; entrenhar).
Intregnatura. — L'intregnare, e il suo effetto. (Stratico; Parrilli; Laugieri).
Intugliare. — Unire due cime di cavi per mezzo di nodi, onde fare un cavo più lungo. (Stratico). Anche Antugliare, Intogliare, còrso Intuglià, genov. Antuggiâ, venez. Intugiàr. V.
Impiombare.
Intujare. — Variante di Intugliare, registrata dal Guglielmotti, ma dubbia. Non si usa.
Invasare. — Costruire l'invasatura al di sotto di una nave sullo scalo, collocare l'invasatura sotto una nave che deve essere tirata in secco sullo scalo. (Stratico). V.
Vase.
— Chiudere le bocche d'effluvio d'un canale, perché esso, aumentando d'acqua, si renda navigabile.
Deriv. Invasazione.
Invasatura. — Sistema di grosse travi e cordami formanti nell'insieme una specie di grande slitta destinata a far scendere in mare una nave all'atto del varo. Si costruisce sullo scalo dove è impostata la nave da varare e si compone principalmente di due lunghi travi detti Vasi, disposti longitudinalmente a dritta e a sinistra della chiglia, collegati con travi trasversali detti Scontri, alternati con legature in catene e in cavo. Per far poggiare la nave sulla slitta si sovrappongono ai vasi varii strati di pezzi di legno
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(sopravasi, cunei, cuscini, ventriere, queste ultime sagomate secondo le forme della carena). Alle estremità prodiera e poppiera non si mettono pezzi frazionati, ma interi che si chiamano Colonne e sono più alti e più robusti degli altri e portano degl'incavi per le legature delle trinche, che vanno da una colonna all'altra passando sotto la chiglia. Per far gravare la nave sull'invasatura, in maniera da poter abbattere le taccate dal di sotto della chiglia e togliere i puntelli prima del varo, si mettono in forza i cunei sollevando così leggermente la nave.
Tra i vasi e le sottostanti suole dello scalo s'introduce uno strato di miscela lubrificante per diminuire l'attrito nel varo. Al momento del varo si tolgono le ultime ritenute e si mettono in azione, all'occorrenza, i mezzi di spinta finché la nave e l'invasatura scendano in mare. Questa, quando la nave galleggia, se ne distacca per il proprio peso e viene ritirata a terra. Se però la nave è di grande portata, l'invasatura le viene collegata per mezzo di robusti tiranti, perché le rimanga attaccata durante il varo, e viene poi liberata mollando i tiranti.
L'invasatura serve anche per fare l'operazione inversa del varo e cioè per tirare la nave in secco su di uno scalo d'alaggio per il carenamento o per altri lavori allo scafo. (Parrilli).