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Messitaria (Venez. sec. XIV o XV). — Grappino. (Fabbrica di galere: Jal).

Mesta (Term. sec. XIV). — Unità di peso e volume corrispondente a mezza tonnellata moderna. (Stat. di Ancona: Cuorame concio et non concio, libbre mille cinquecento a mesta. Uva de Chorinto, libbre MD a mesta: Guglielmotti).

Mestiere (Bastimento di ~). (Termine sec. XIV). — Bastimento da carico. (G. Villani: Guglielmotti).

Mestiere cattivo. — Nome dato in Liguria alla tartanella.

Mestiereto (Venez.). — Pescatorello, che si parte la mattina per la pesca, e torna a sera. Di pescatorelli e d'altra gente misera era popolata un tempo l'isoletta Mendìcola, Mendìgola, detta pure San Nicolò dei Mendìcoli, o Mendìgoli. (Boerio; Mutinelli, s. Mendicola). (Dal venez. mestiereto « mestiere che dà poco profitto »).

Mestola da pece. — Cazza di ferro con la quale si versa la pece sui comenti. (Laugieri).

Mestro (Venez., tarant.). — Maestro.

Mèstru (Còrso). — Nostromo. Anche Nostròmmu.

Metacentro. — Nella rotazione di una nave intorno a un asse orizzontale, longitudinale o trasversale, il centro di carena, che in condizioni normali si trova sulla verticale passante per il centro di gravità e inferiormente a questo, si sposta dal lato verso il quale la nave si inclina e la spinta di galleggiamento applicata al centro di carena viene deviata dalla verticale. Il punto di incontro della retta rappresentante la direzione della spinta con la verticale passante per il centro di gravità (direzione del peso) si chiama Punto metacentrico relativo all'inclinazione considerata. Nei limiti di 10 o 12 gradi il punto metacentrico è identico per tutte le inclinazioni comprese tra essi, e si chiama Metacentro. — Metacentro longitudinale: quello relativo alle rotazioni compiute intorno ad un asse trasversale. — Metacentro trasversale: quello relativo alle rotazioni compiute intorno ad un asse longitudinale. — Altezza metacentrica (trasversale o longitudinale): distanza tra il metacentro e il centro di gravità. Al diminuire dell'altezza metacentrica diminuisce la stabilità statica della nave. — Curva metacentrica: luogo dei punti metacentrici relativi alle inclinazioni della nave superiori ai 10 o 12 gradi. — Raggio metacentrico (trasversale o longitudinale): distanza tra il metacentro e il centro di carena.

Mete (Venez. ant.). — V. s. Mea.

Metèore. — Termine generico per indicare i fenomeni che avvengono nell'atmosfera e che sono studiati dai meteorologi o meteorologisti.

Meteorologia. — Scienza che studia l'atmosfera terrestre, e i fenomeni fisici che si presentano nella stessa. Ai naviganti interessa lo studio dei movimenti dell'atmosfera, e della formazione e propagazione delle tempeste. V. Foglio meteorico.

Mettere1: — METTER ÀNCORA (ant.): affondare l'àncora. (Cadamosto: Jal). — METTERSI ALL'ÀNCORA: ancorarsi (Carena). Poco usato. — METTER A BANCO LE GALERE (venez. sec. XVII): metterle all'incanto per la guerra. (V. Jal). — METTERE ALLA BANDA: far piegare la nave da una parte. Anche Mettere di traverso. (Stratico). Non si usa, si dice Far sbandare la nave. Ora Mettere alla banda si dice del timone per indicare che si è messa tutta la barra da un lato. — METTERE ALL'ALTRA BANDA (ant.): mutare rotta. (Corazzini). Sembra che si riferisca ai velieri, ma non si usa. Vorrebbe significare forse cambiare le mure, prendere cioè il vento dal lato opposto al precedente. — METTERE BARRA: aumentare l'angolo del timone. Comando: Metti barra ! — METTERE IL BASTIMENTO A TRAVERSO, O DI TRAVERSO, O IN TRAVERSO: secondo lo Stratico è lo stesso che Mettere alla cappa, ma non si usa. — METTERE LA BATTERIA IN ACQUA: lo sbandare della nave in modo che la batteria
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bassa tocchi l'acqua. (Parrilli). Stratico:. . . all'acqua. Si riferisce alle navi che anticamente avevano una batteria con cannoni sul piano che oggi si chiama di corridoio. — METTERE A BORDO: imbarcare un oggetto, un uomo, ecc. — METTERE ALLA CAPPA: assumere la velatura e la rotta relative alla cappa. (Stratico). — METTERE A CARENA: abbattere in carena. (Querini, 1431; Crescenzio, 1602: Jal). — METTERE IL CEPPO: v. Inceppare. — METTERE LA COLOMBA IN ZATTERA: mettere la chiglia al disopra del mare. (Bustico). L'espressione non si usa. Dalla spiegazione data dal Bustico non se ne comprende il significato. — METTERE IL DISCOLLATO o IL CAPODIBANDA A MARE: sbandare fino a sfiorar l'acqua col capo di banda (per piccoli bastimenti a vela). (Stratico). La prima frase non si usa. — METER IN DÙCIA (venez.): dugliare. — METTER L'EMBARGO: v. s. Embargo. — METTERE L'EQUIPAGGIO SU TRE GUARDIE: suddividerlo in tre parti, in modo che il servizio sia disimpegnato in tre turni. — METTERE L'EQUIPAGGIO A TRE QUARTI: a tre guardie. (Stratico). Non si usa; è un gallicismo. — METTERE I FALCIONI ALLE ANTENNE (sec. XVII): v. s. Falcione. — METTERE AI FERRI (ant.): v. s. Ferri (anche Appendice). — METTERE IN FORZA: tesare al massimo i cavi, le gómene, le catene, ecc. (Corazzini). — METTERSI FUORI: al mare. (Stratico). — METTERE FUORI IL BASTONE DI FIOCCO: per le imbarcazioni o piccoli bastimenti a vela che hanno l'asta di fiocco rientrabile, spingerla verso prua facendola scorrere nel relativo collare per metterla a posto. (Stratico). Più comunemente si dice: Dar fuori l'asta di fiocco. — METTERE FUORI UN BUTTAFUORI (Stratico): per i buttafuori non si usa perché si tratta di attrezzature fisse, e si dovrebbe dire Guarnire. Se poi si intende significare un buttafuori occasionale, come ad esempio un'asta per tener fuori la scotta di una vela, o per tenere scostata qualche manovra, Metter fuori ha un valore generico e si userebbe per qualsiasi altro soggetto — METTER FUORI LA FORZA DI VELE: v. s. Rientrare. — METTERSI ALLA LEVATA (sec. XVII): v. s. Levata. — METTERSI IN LINEA: v. s. Linea. — METTERSI IN MARE: v. s. Mare. — METTERE IN MOTO (si sottintendono le motrici, il motore): di una nave o di una imbarcazione in partenza allorché viene iniziato il funzionamento delle loro motrici o del loro motore. Si dice anche delle motrici stesse, del motore, di macchinarii qualsiasi allorché da fermi se ne inizia il funzionamento. — METTERE UNA NAVE SUL FIANCO: v. s. Fianco. — METTERE LA NAVE IN MARE: dato dallo Stratico sembra significhi: Intraprendere una navigazione; ma in questo senso si dice invece Mettersi in mare: Scirocco chiaro e tramontana scura, Mettiti in mare e non aver paura ! — METTERE UNA NAVE ALL'ACQUA: vararla. (Stratico). Oggi poco usato: Mettere una nave in acqua. — METTERE IN NAVE UNA IMBARCAZIONE: metterla sulle morse, dopo averla alzata con le grue o con l'albero di carico. Stratico: Mettere le barche a bordo. — METTERE IN PANNA: V. S. Panna. — METER IN PARADA LA NAVE (venez.): v. s. Parata. — METTERE LA PRUA ADDOSSO: dirigere con nave o imbarcazione verso un altro galleggiante o un punto della costa, per raggiungerlo rapidamente. (Figur. Perseguitare, vessare; beffare continuamente una persona). (Bardesono). — METTERE A PUNTO: v. Mettere in punto. — METTER IN PONTO (venez. sec. XV): approntare, armare. (Malipiero, 1494: Corazzini). Si dice talvolta Mettere a punto. — METTERSI IN RADA: uscire dal porto, e ancorare in rada, per la più pronta partenza al momento stabilito. (Stratico). — METTERSI A RIDOSSO: v. s. Addossarsi e Ridosso. — METTERE IN ROTTA: far servire e governare il bastimento nella sua rotta, dopo che ne fu distolto per qualche accidente, o
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dopo essere stato in panna. (Stratico). Non si usa; in questo caso si dice Rimettere in rotta. — METTERE IN ROTTA: far assumere alla nave la direzione che deve seguire per la navigazione da un punto all'altro prestabiliti, dopo l'uscita dal porto, da passi ristretti ecc. nei quali si fanno generalmente brevi tratti di rotte varie, prima di essere in franchìa, in condizioni cioè da poter mettere in rotta. — METTE A SCABÉCCIO (genov.): v. s. Marinare. — METTER SCALA A TERRA (sec. XV): mettere la tavola a terra per sbarcare. (Ordini di P. Mocenigo, 1420: Jal). Oggi si direbbe: Mettere la plancia, la passerella a terra. — METTERE A SECCO DI VELE: serrare tutte le vele per fuggire la tempesta, quando per la violenza di questa non si possono tenere neanche le vele di fortuna. (Stratico). — METTERE A SEGNO LE VELE: bordare le scotte, alare le drizze, le mure e le boline, se vi sono, in maniera che le vele assumano la dovuta giacitura in relazione all'orientamento dei pennoni e all'andatura della /dello/ nave. (Guglielmotti). — METTERE DI TRAVERSO: mettere alla banda. — METTER L'HUOMO ALLA PENNA (secolo XVII): v. Far l'huomo alla penna. (Pantera, 1614). — METTERE UN UOMO NELLE O SULLE SARTIE: in punizione. (Parrilli; Guglielmotti). Non si usa più infliggere tale punizione. — METTERE IN VEDETTA: mettere un marinaio in un punto elevato dell'alberatura a osservare. Genov. Mette in vixïa. Si dice anche Mettere di vedetta. — METTERE ALLA VELA: manovra che un bastimento a vela fa alla partenza dal porto o dall'ancoraggio e che consiste principalmente nell'orientare i quartieri e nel mollare e bordare le vele che si intende di stabilire. Le modalità della manovra variano a seconda del vento, della corrente, della vicinanza della costa o di ostacoli, ecc., ma il coordinamento di esse mira allo scopo di far prendere alla nave l'abbattuta necessaria, con l'ausilio del timone, e di mettere in rotta nel minor tempo possibile. (V. Parrilli). V. Messa alla vela. — METTERE LE VELE IN FILO: mettere nel filo del vento. — METTERE ALLA VIA: far via. — Dare alla nave la direzione già indicata o prestabilita. (Fincati). — METTERSI ALLA VIA: cominciare il viaggio. (Stratico, I 207). Non si usa.

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