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Montoni. — Onde piccole, biancheggianti e rotte ai fianchi di maroso. Anche Pecore. (Guglielmotti). Non risulta che si usi.

Monzone (Term. sec. XVI). — V. Monsone. (Sassetti; Botero; Tommaseo e Bellini; Zaccaria, Raccolta 164, 191).

Moorson. — Metodo (dal nome dell'inglese che lo propose nel 1858) per individuare la capacità delle navi da carico e da passeggeri, mediante una speciale misura del loro volume interno, calcolando con la formula di Simpson per la parabola conica l'area di un numero prestabilito di sezioni comprese negli spazi chiusi e il volume corrispondente e adottando come unità di misura di questo la tonnellata di stazza. (Baistrocchi).

Mora (Agumenas de ~) (Basso lat., genov.). — Capi di ormeggio. (Doc. di Gazaria: Guglielmotti). — MORAM FACERE (basso lat., genov. sec. XIV): soggiornare (delle galee). (Stat. genov., 1340: Jal).

Morace (Term. ant.). — Cuscinetto. (Stratico).

Moragio (Term. sec. XV). — Ancoraggio. (Benincasa, Portulario, 1435: Jal; Corazzini). (")

Morajuoli (Term. sec. XVI). — V. Mariuoli.

Morali (Venez.). — Travi usati nelle costruzioni navali, aventi la lunghezza di circa 12. piedi, e la larghezza di 3 once per lato. (Stratico, I 265). Termine generico. (Venez. moràl « corrente del tetto »).

Morante (Manovra ~) (Term. archeol.). — V. Dormiente (Manovra ~). (Guglielmotti).

Morari (Piran.). — Quadrati delle saline. V. Còrbolo (piran.).

Mordere. — Dicesi dell'àncora quando fa presa sul fondo con le marre. (Stratico). — Della fune quando scavalca il condotto della puleggia e va ad incastrarsi tra la cassa e il perno. (Parrilli).

Moré (Venez.). — Ragazzo impiegato a nettare il bastimento, servire l'equipaggio, e ad altre fatiche. — (Ancon.): mozzo. Nelle Marche anche Morea. V. Murrachìn. — Istr. Murié: mozzo di barca. A Parma Morè. (Malaspina). (Istr. murié; murieda « ragazzo; ragazza ». Secondo il Boerio la voce venne forse dal greco moderno morè, vocativo di moros « nero », che si usa anche quale appellativo famigliare, per « ehi tu ! ». A Cipro μωρόν e a Chio μωρό valgono però «bambino»: Ive, I dialetti dell'Istria 6).

Morellatura (Term. it. marinai austr."). — Sagoma (nella costruzione navale). (Heinz).

Morello. — Dimensioni in larghezza e altezza di un pezzo di legno per costruzione navale. (Stratico, I Appendice; Tonello). Non si usa; non vi è un vocabolo equivalente. — Venez. Legni de morèlo: legni di misura per la costruzione navale.

Morèlo (Venez.). — Modano (per lavorare la rete). (Venez. morèi o morèli « pezzi grossi di legna forte » [Ninni 190], ecc.: v. Prati, Arch. Glott. XVIII 334, 424).

Moreta (Venez. gerg.). — Gondola. (Detta così perché nera).

Morganale (Term. ant.). — Forte cavo o paranco a poppa. Fabbrica di galere (sec. XIV o XV): Morganal; basso lat. genov. Mulganarius, Murganarius (1268), Murganarus (Rossi, Gloss. lig. 68), Morgonale (1248), Margonale; Oudin: Morganello. (Jal). Il Guglielmotti aggiunge pure Morganino. V. Bigotta.

Morganello (Term. sec. XVII). — V. Morganale.

Morganino (Term. ant.). — V. Morganale.

Morgonale (Term. sec. XIII). — V. Morganale.

Morlacco (Term. sec. XVII). — Turco nero e prigioniero al remo sulle galere cristiane. Così il Guglielmotti, il quale cita il Pantera (1614). Questo ha solo: Morlacchi sono Turchi negri. Il Crescenzio (95) ha questo passo: Schiavi parte sono Mori, parte Turchi, parte Morlacchi. I Turchi, e i Mori pigliati su le loro Fuste sono megliori, che quei che in terra se pigliano. Morlacchi la maggior parte muoiono di malenconia e ostinatione. (Con Morlacchi ora s'indica un popolo di pastori dell'Istria e della Dalmazia, un
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tempo parlanti il rumeno, e poi slavizzati: Encicl. It. XXIII 858-859).

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