Motoveliero. — Secondo la classificazione ufficiale:
Nave a vela (da non confondersi col veliero a motore ausiliario), provvista di motore capace di imprimerle una velocità oraria non inferiore alle sette miglia, funzionando a regime normale, quando la nave è al massimo carico e naviga in condizioni normali di tempo. (Bardesono).
I motovelieri sono generalmente attrezzati a vele auriche; navigano normalmente col motore e spiegano le vele quando con esse si può ottenere una velocità uguale o superiore a quella che darebbe il solo motore.
Mottaiolo. — Sorta di barca pavese per il trasporto di merci, della portata di circa 150 quintali, usata più di tutto dai cavatori di ghiaia, fornita di timone laterale e del temp (casotto per abitazione). Contro corrente è tirata coll'alzaia.
Pavese Mutaiö. V. pavese Nav; Saràn. (Annovazzi).
Motularo. — Cribio. Parona, per Mutulara.
Mozza (Venez.). — Gondola senza il copertino, senza il ferro davanti, e ridotta vecchia, che, rattoppata in qualche modo, si fa servire come un battello.
(Dal venez. mozzo « smozzicato »).
Mozzo1. — Giovanotto (v.). Crescenzio (1602, p. 84-85): garzoni, o mozzi che dicono. Un tempo erano ragazzi al di sotto dei 16 anni. (Jal; Crusca; Tommaseo e Bellini; Stratico; Piquè). V.
Camerotto,
Garzone,
Grumetto (ant.),
Mucciàccio (geriov.). Castagneda-Ulloa (sec. XVI): Mozzo di nave (portogh. Moço de nau).
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Mozzo del pagliuolo (ant.): galeotto scelto tra quelli che sapevano scrivere e tenere un conto, incaricato di assistere lo scrivano. Dopo la soppressione delle galee il mozzo del pagliuolo doveva distribuire i viveri alla ciurma. (Stratico).
— Venez.
Capo dei mozzi: uomo dell'equipaggio che ha l'incombenza di far scopare il bastimento, e di castigare i delinquenti.
(Cfr. mozzo di stalla. Dallo spagn. mozo, portogh. moço « servo »: Zaccaria, Elemento iber. 277-279, 490; dal lat. mŭsteus «nuovo, giovane»: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 5779).
Mozzo dell'elica. — Specie di collare, esternamente di forma sferica od ovale, intorno al quale sono fissate le pale dell'elica e che, a sua volta, viene fissato con chiavette nell'estremità dell'asse porta-elica. Le pale e il mozzo possono esser fatte tutte di un pezzo per eliche di diametro limitato. Il mozzo è dello stesso metallo delle eliche e cioè di bronzo speciale o di acciaio.
Mpùniri (Sicil.; term. di tonnara). — Legare con funicelle di saracchio o di manilla.
(Cfr. sicil. mpóniri, impúniri «imporre; caricare»).
Mucciàccio (Genov.). — Mozzo. Il Frisoni (1910) registra anche Mosso (genov.).
(Dallo spagn., [portogh.] muchacho. Nell'Aretino mucciaccia « ragazza », venez. muciàcia « amica », nell'Oudin mocciaccia, mucciaccia «bambina», mucciàccio «ragazzo», nel Bini [sec. XVI] mucciaccio « ragazzo, servitorello »: Zaccaria, Elemento iber. 280-281, 491; cfr. Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 5791).
Mucia (Comasco ant.). — Remùscia. Anche Rete muccia, Muzeta.
Mudian. — «Naviglio speciale alle isole Bermude, ordinariamente pontato: carica da due a venti tonnellate; è corto, con buon timone, di grande pescagione a poppa; la sua prora e la spina formano una linea curva. Trasporta una immensa quantità di ferro o piombo, per savorra». Anche Mugian, Bermudiano. (Corazzini). V. s.
Goletta.
Mugghiare. — Rumoreggiare del mare in tempesta.
Muggia (Barca di ~). — Imbarcazione da pesca lunga da 6 a 12 metri, a fondo piatto, semipontata con carabottino a poppa e prua, e con vela latina.