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Nargus (Basso lat. sec. XI). — Capitano di nave. (Papias: Du Cange; Jal). V. Navargus.

Narva (Venez.). — Tavola posta all'interno e intorno alla gondola, quasi al livello del bordo superiore, dove essa forma come un banco stretto. (Jal). V. Forcolaura.

Naseddone (Lago di Varano, Foggia). — Apertura a ritroso fatta di cannucce palustri, disposte a cono, in modo da permettere l'entrata del pesce dal mare nel lago, e da impedirne l'uscita. (Da naso, per ragione della forma: Melillo, It. Dial. I 260).

Naso1. — Secondo lo Stratico, si dice talvolta, nel linguaggio comune, del davanti o del tagliamare d'un bastimento. È il venez. Naso « Prua », o meglio « Punta della prua », significato che ha pure Naso di prura nel tarantino. — Tarant. Naso: pezzo di legno ritto sulla prua, di solito o pitturato o coperto di pelle.

Naspo. — Molinello sul quale si avvolgono i trefoli che servono a comporre i cavi. (Fincati). — Venez. Naspi de l'àrgana: aspi.

Nassa1. — Cesta di vimini o di giunchi intrecciati a forma generalmente conica, fornita di due aperture: l'una al vertice, chiusa durante la pesca, per immettervi l'esca e ritirarne il pesce; l'altra, più grande, alla base, con gli orli rovesciati e prolungati a ritroso verso l'interno, in maniera da costituire una bocca più ristretta fornita di punte, che impediscono al pesce di uscirne, dopo entrato dall'apertura esterna. Serve per la pesca e per vivaio. Anche Ritrosa. Le nasse si usano isolate o a gruppi legati a una corda con la quale vengono ricuperate. In Sardegna colle nasse si pescano le aragoste. (Rossi, Gloss. lig., Appendice 181; Cannaviello 15-16; Bardesono; Encicl. It. XXIV 292). Piem. Nansa, Nassa (Levi, Diz. etim. piem. 183), catan. anche Nassèdda (Lo Presti, Folklore It. IX 112), còrso Maruffu, logud. Obìga. V. Bertuello; Barbaia; Vivaio. — Nassa tunna (catan.): bertuello. — Nasse a tuono ("): quelle usate in serie. (Nassa nel Crescenzio volgar., sec. XIV, ecc. [Tommaseo e Bellini]: dal lat. nassa, di senso uguale: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 5838).

Nassade (Term. sec. XVI). — Sorta di barche usate sul Danubio da Ungheresi e da Turchi al principio del secolo XVI. (Sanudo; Alberi). Nel Sanudo pure Nazade, Nazatte. (Zaccaria, Raccolta 231, 271). (Dall'ungherese naszád, sorta di nave).

Nassargius (Cagliar.). — Specie di rete, usata nella zona di Cagliari. (Accademia). Lo Spano registra il sardo merid. Nassargiu, logud. Nassarzu « nassaio, pescaio » (").

Nassaro (Term. disus.). — V. Bondanone.

Nassaroli. — Quelli che pescano colle nasse. (Bustico).

Nassone. — Barbaia (v.).

Nastro azzurro. — Distintivo del transatlantico più veloce. Nel 1934 il Rex, nel 1935 il Normandie, nel 1936 il Queen Mary. (Ingl. Blue-ribbon).

Natante1. — Che nuota. — Galleggiante. Isola natante, Mulino natante, ecc.

Natante2. — Nome generico per imbarcazione o altri galleggianti forniti di mezzi propri di locomozione o atti ad essere rimorchiati.

Natare (Term. letter., poet.). — Nuotare.

Natatore (Term. letter. ant.). — Nuotatore. (Tommaseo e Bellini).

Natatoria (Term. ant.). — Bagno. Piscina. (Sacchetti: Tommaseo e Bellini).

Natatorio. — Che serve a nuotare (di fonte, di piscina, ecc.). Femm. Natatrice.

Natatura (Term. ant.). — Luogo dove si nuota. (Bembo: Tommaseo e Bellini).

Nàtola. — Specie d'incastro nella scalmiera, formato da una apertura in mezzo alla quale si mette il ginocchio del remo, senza scalmo e senza stroppo. Il ginocchio ha la calaverna di cuoio, e la natola si chiude con le falche. Voce e definizione date dal solo Guglielmotti.

Natta1. — Stuoia fatta di canne o specie di copertoio fatto di canne spaccate e intrecciate le une con le altre, o di scorze d'alberi di cui servonsi nelle navi per guarnire o foderare il posto dove stanno il biscotto, le vele, la stiva, quando è piena di grani, per difenderli dall'umido. Anche Canniccio, venez. Arèla. (Stratico).
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Non si usa più: per preservazione dall'umidità si adoperano cassoni di legno foderati di zinco nei depositi viveri, e rivestimenti di materiali isolanti nelle stive speciali. (Dal franc. natte « stuoia »).

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