Nassa1. — Cesta di vimini o di giunchi intrecciati a forma generalmente conica, fornita di due aperture: l'una al vertice, chiusa durante la pesca, per immettervi l'esca e ritirarne il pesce; l'altra, più grande, alla base, con gli orli rovesciati e prolungati a ritroso verso l'interno, in maniera da costituire una bocca più ristretta fornita di punte, che impediscono al pesce di uscirne, dopo entrato dall'apertura esterna. Serve per la pesca e per vivaio. Anche Ritrosa.
Le nasse si usano isolate o a gruppi legati a una corda con la quale vengono ricuperate.
In Sardegna colle nasse si pescano le aragoste.
(Rossi, Gloss. lig., Appendice 181; Cannaviello 15-16; Bardesono; Encicl. It. XXIV 292). Piem. Nansa, Nassa (Levi, Diz. etim. piem. 183), catan. anche Nassèdda (Lo Presti, Folklore It. IX 112), còrso Maruffu, logud. Obìga. V.
Bertuello;
Barbaia;
Vivaio.
—
Nassa tunna (catan.): bertuello.
—
Nasse a tuono ("): quelle usate in serie.
(Nassa nel Crescenzio volgar., sec. XIV, ecc. [Tommaseo e Bellini]: dal lat. nassa, di senso uguale: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 5838).