Onori navali. — Speciali manifestazioni di saluto e di rispetto, eseguite a bordo delle navi da guerra o dalle loro imbarcazioni in determinate circostanze con modalità presso che eguali presso tutte le Marine militari e che negli usi internazionali vengono applicate con criterio di reciprocità.
Nella R. Marina gli onori navali sono dovuti: al SS. Sacramento, alla bandiera nazionale, alle LL. MM. e ai sovrani e capi di stato esteri, compreso tra questi il sommo pontefice, ai reali principi, ai cardinali, che sono ad essi equiparati, alle autorità militari e civili, estere e nazionali.
Gli onori navali consistono in:
— Parate o Riviste in mare;
— Salve di artiglieria;
— Gala di bandiere;
— Saluto alla voce;
— Segnali di tromba;
— Segnali di fischietto;
— Saluto nelle imbarcazioni.
—
Ala di onore: v. s.
Ala.
Ontano (Alnus glutinosa). — Albero che cresce lungo i corsi d'acqua e in luoghi paludosi, e che dà un legno duro, resistente all'acqua, adoperato per palafitte.
Onza (Venez.). —
Spaccato d'una nave. (Boerio).
— Una di quelle coste di levata, che servono a configurare con le forme l'intiero corpo della nave, nell'atto della sua costruzione. (Stratico). Questi si chiamano: Seste, o Garbi. Lo Spaccato della nave, invece, almeno secondo la terminologia moderna, è un disegno, che, più propriamente, si chiama Sezione.
Oomiak. — Battello leggero groenlandese, ricoperto di pelle di foca, usato nella stagione cattiva dagli uomini, nella bella dalle donne. (Corazzini). Scritto anche Umiak. (V. Murray, s. Oomiak). Vedine la fotografia nell'Encicl. It. XVII 983.
— Lo Jal (s. Umiak) riferisce d'un Umiak di grandi dimensioni, guidato da sole donne, e ne dà una riproduzione.
Opera:
—
Opera morta: parte dello scafo d'una nave che emerge dall'acqua. (Crescenzio; Falconi; Carletti, ecc.: Crusca).
Crescenzio (9): opere morte, cioè castella, arrombate, sprone, ballestriere, battagliole, pavesata, et altre parti simili.
—
Altezza dell'opera morta: v. s.
Altezza.
—
Opera viva: la parte emersa dello scafo. V.
Carena.
—
Opere portuarie: bacini, fari, ecc.
Operai. — Gli operai degli arsenali od altri stabilimenti di lavoro della R. Marina sono distinti per mestieri, dei quali i principali sono i seguenti:
— Aggiustatori;
— Artificieri;
— Attrezzatori;
— Battimazza;
— Bottai;
— Calafati;
— Calderai;
— Carpentieri in legno e in ferro;
— Cianografi;
— Congegnatori comuni, e di precisione per varie specialità;
— Cuoiai;
— Disegnatori;
— Elettricisti;
— Fabbri fucinatori;
— Fresatori;
— Fuochisti;
— Impiombatoti di cavi;
— Incisori;
— Lattonieri;
— Modellisti;
— Motoristi;
— Muratori;
— Ottonai;
— Palombari;
— Pirotecnici;
— Ramieri;
— Ribaditori;
— Saldatori;
— Stagnini;
— Stipettai;
— Tappezzieri;
— Tornitori, comuni e di precisione;
— Tubisti;
— Velai.
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Gli operai della R. Marina si distinguono in:
—
Permanenti: facenti parte del relativo ruolo organico come personale salariato statale;
—
Temporanei: assunti con contratto annuale;
—
Giornalieri: assunti con contratto rescindibile in qualunque momento.
Gli operai delle ultime due categorie si chiamano anche Avventizi.
Operai dell'arsenale a Venezia, nominati dal Calmo (207): calafai, marangoni, torieri, alboranti, fila canevi, frezzeri, armarioli, coratieri, favri, bombardieri, pegoloti e bastasi. V.
Arsenalotto.