Parancone. — La presa della barca, e la fune che le si raccomanda. (Tommaseo e Bellini). Anche Paranchino.
Parancuccio. — Diminutivo e vilificativo di Paranco. (Guglielmotti). Non si usa.
Parànculu (Catan.). — Paranco. Anche Parancu. Il D'Ayala ha Parancolo.
— Gómena o gherlino attaccato sotto una nave che si abbatte in carena, per raddrizzarla, o per impedire che abbatta di più. Il Nicotra vi fa corrispondere Trappe. Il paranco, che nei secoli XV e XVI era detto Taglione, e la cui corda era detta Prodano, serviva ad abbattere le galere in carena.
Parandaria2 (Venez. sec. XV). — Alberatura. (") (Malipiero, 1470: Corazzini).
Parangalo (Venez.). — Arnese da pesca composto di una lenza (togna), attaccata a una zucca vuota galleggiante sull'acqua. Triest. Parangàl, Palangàr.
—
Parangàl (piran., poles., istr.): sorta di lenza. (Ive, I dial. dell'Istria 88, 149).
(V.
Palàngaro).
Paràngulo (Napol.). — Paranco. Più comune Cinco.
Paranza1. — Sorta di barca di commercio usata nell'Adriatico. (Stratico, Appendice). Nell'Adriatico la paranza è adibita alla pesca e raramente in passato al piccolo cabotaggio. V. Piquè, s. Paransella. Catan. Paranza: sorta di barca a remi da commercio.
— V.
Paranze.
Paranza2. — Rete a strascico usata con le paranze. È formata da un sacco conico lungo m. 20-30 e compreso tra due pareti dette Braccia o Vanne, lunghe da m. 50 a 120 e terminanti ciascuna con una stazza di legno destinata a tenerle aperte in modo da fare ala alla bocca della rete in trazione. Alla stazza è unito per davanti un sistema di corde o mazzette di sparto attorcigliate tra loro e convergenti ciascuna a un grosso cavo di canapa, lungo da 800 a 1000 metri, con il quale la rete è rimorchiata. Il sacco in pesca draga il fondo con la parte inferiore, mentre la parte superiore è tenuta sollevata da sugheri. Con esso si catturano i pesci di fondo, i quali, impauriti per l'intorbidamento dell'acqua causato dallo strisciamento delle mazzette sul fondo, si sollevano e, mentre tentano di fuggire, incontrano le bande che li convogliano verso la bocca della rete avanzante. V.
Petto.
La paranza è manovrata da due barche accoppiate che possono essere, oltre alle paranze, anche tartane, bragozzi, ecc. La manovra è diretta dalla barca di sopra vento.
Paranze1. — Barche con un albero a calcese e con lunga antenna, a vela al terzo, della capacità di circa 20-50 tonnellate, adoperate talvolta per il piccolo cabotaggio, ma più di tutto per la pesca con la
rete a strascico (v.), presso le coste dell'Adriatico. (Stratico, Appendice; Tommaseo e Bellini; Bardesono). V.
Paranzelle;
Paranza;
Tartana.
—
PESCARE IN PARANZA: pescare con le paranze.
(Dal napol. paranza « coppia; fila; squadra », mparanza « di paro; di fronte; in ischiera », sicil. paranza « paio »: da paro. Le paranze vanno appaiate. Merlo, Mem. Ist. Lomb. XXIII 266, 278, n. 23).
Paranze2 (Lago di Varano, Foggia). — Lunga palizzata a spina di pesce con frasche nel centro, chiuse da anelli di vimini. (Melillo, It. Dial. I 260).
(Dal lat. parantia, da parare).
Paranzelle. — Barche metà o anche due terzi più piccole delle paranze, costruite ugualmente, ma più veloci, molto usate sulle spiagge di Napoli e di Sicilia. (Tommaseo e Bellini). Parrilli: Paranzelli, genov. Baranselle, napol. Paranziello (sing.). V.
Martingana.
Il Guglielmotti nota che le paranzelle sfidano le libecciate con tale ardimento e artifizio che il volgo le chiama Streghe di mare. Escono da ottobre sino alla fine di marzo. V.
Bilancelle. Delle Paranzelle lagunari v. Ninni (Modelli 19).
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(Cfr. aret. paranzella «imposte d'usci e finestre»).