Parmèa (Genov.). — Cavo che lega il battello a terra.
— (
Acciantâ in sciâ parmèa: piantare in asso).
Parmiente. — Parte componente il paranco, secondo il Bustico; ma forse sbaglio per Dormiente.
Parmo (Term. ant.). — Forma che si legge in carte nautiche in luogo di
Palmo (v.). (Encicl. It. XXIV 325).
Parola:
—
Parola d'ordine: parola che serve a farsi riconoscere dalle sentinelle d'una nave da guerra durante la notte. (Laugieri). Oggi si usa per le sentinelle a terra nelle polveriere, negli arsenali ecc.
—
Parola di poppa (sec. XVII): v. s.
Passaparola.
—
Buona parola: forma registrata dal Guglielmotti per Bonaparola.
Paroma (Term. disus.). — Corda raddoppiata e legata circa a un terzo dell'antenna, e fermata insieme coll'amante, per sospendere l'antenna. (Lionardo del Gualacca, sec. XIV: Tommaseo e Bellini; Stratico). Catan. Paloma. V. Paloma. Oggi Stroppo, Braca, savon. Dugìn de cau, còrso Baromma.
— Tarant.
Paròma: stroppo (d'un bozzello).
— Nel senso di « Capo di ormeggio colle volte in terra o in mare », dato dal Guglielmotti, non ha attestazioni. V. invece il venez. ant.
Palomera.
— (Term. di corderia): pezzo di cavo di stoppa, poco torto, col quale, come con un libano, si dà ai cordami, che si commettono, una seconda e migliore strisciatura. Nelle grosse commettiture e nelle fabbriche di cordaggi lavorati alla macchina, la lunga paroma è tirata da più uomini, o da un cavallo. (Carena).
— (Term. di corderia)
Paroma da filo: pezzo di cavo d'erba, lungo qualche palmo, fermato dall'un dei capi alla caviglia superiore che è nella caldaia, all'uscire dalla quale il filo dà spiralmente due o tre lunghi giri intorno alla paroma, e così da essa gli viene tolto il catrame superfluo, che ricade nella caldaia per mezzo del colatoio. (Carena).
(1274: Paromam unam pro antenna: Camera, Amalfi, II, LX.
Paroma e paloma sono voci che hanno un'estesa parentela: v. quelle elencate qui al loro posto alfabetico, più palamelle, palamara, ecc., e i nomi che si trovano nelle citazioni che séguono. Fu supposto che la voce dalla quale sarebbero partite le altre fosse il catal. paloma, nel significato di « colomba », che avrebbe indicato il cappio che si getta a terra per ormeggiarsi [cfr. del resto l'it. a colombella]. Forme però quali paroma, paloma, palamarius, ecc. [palomera « cavo » anche nel catalano] sono attestate in Italia, e prima che altrove. Sainéan, Zeitschr. Rom. Philol. XXX 311; Baist, ivi XXXII 46; Wartburg, Arch. Rom. IV 269; Vidos, Vox Rom. I 179).
Paromaria (Basso lat., genov. XIII). — Deve avere lo stesso significato del venez. ant. Palomera (v.). (Scalas duarum galearum et paromarias retinuerunt.: Ann. genov., 1210: Rossi, Gloss. lig., Appendice 184).
Paromaro. — Per « Prodiere cui è affidato il canapo di posta », quale voce antica, è frutto di una supposizione del Guglielmotti (s. Paróma), ma non è attestata. V. s.
Palombaro.
Paromella. — Cavo d'erba usato per sostenere le reti, o per ormeggi di tonnare. (Stratico). V.
Barumella (còrso).
Paromese (Femm. plur.; term. sec. XVI). — Parome, cavi da ormeggio. (Sanudo, LVII 437).
Parone. — V. s.
Padrone. Parone già nel 1274. (Camera, Amalfi II, LX).
— (Sec. XVI) Nome dato a volte all'aguzzino nelle galere. (Crescenzio, 1602, p. 85).
— Venez., lomb.
Parón de barca: chi soprintende alla barca, e la regola.
— Abr.
Parone: comandante di barca da pesca. Anche Parone de bbarche.
—
Paroni de terra (Alto Adriatico; disus.): pescatori - produttori - minutisti.
(V. s.
Padrone).
Paroneno (Term. sec. XII). — Sorta di bastimento, nominato una sol volta. (Venezia e le sue lagune I 204.