Paroma (Term. disus.). — Corda raddoppiata e legata circa a un terzo dell'antenna, e fermata insieme coll'amante, per sospendere l'antenna. (Lionardo del Gualacca, sec. XIV: Tommaseo e Bellini; Stratico). Catan. Paloma. V. Paloma. Oggi Stroppo, Braca, savon. Dugìn de cau, còrso Baromma.
— Tarant.
Paròma: stroppo (d'un bozzello).
— Nel senso di « Capo di ormeggio colle volte in terra o in mare », dato dal Guglielmotti, non ha attestazioni. V. invece il venez. ant.
Palomera.
— (Term. di corderia): pezzo di cavo di stoppa, poco torto, col quale, come con un libano, si dà ai cordami, che si commettono, una seconda e migliore strisciatura. Nelle grosse commettiture e nelle fabbriche di cordaggi lavorati alla macchina, la lunga paroma è tirata da più uomini, o da un cavallo. (Carena).
— (Term. di corderia)
Paroma da filo: pezzo di cavo d'erba, lungo qualche palmo, fermato dall'un dei capi alla caviglia superiore che è nella caldaia, all'uscire dalla quale il filo dà spiralmente due o tre lunghi giri intorno alla paroma, e così da essa gli viene tolto il catrame superfluo, che ricade nella caldaia per mezzo del colatoio. (Carena).
(1274: Paromam unam pro antenna: Camera, Amalfi, II, LX.
Paroma e paloma sono voci che hanno un'estesa parentela: v. quelle elencate qui al loro posto alfabetico, più palamelle, palamara, ecc., e i nomi che si trovano nelle citazioni che séguono. Fu supposto che la voce dalla quale sarebbero partite le altre fosse il catal. paloma, nel significato di « colomba », che avrebbe indicato il cappio che si getta a terra per ormeggiarsi [cfr. del resto l'it. a colombella]. Forme però quali paroma, paloma, palamarius, ecc. [palomera « cavo » anche nel catalano] sono attestate in Italia, e prima che altrove. Sainéan, Zeitschr. Rom. Philol. XXX 311; Baist, ivi XXXII 46; Wartburg, Arch. Rom. IV 269; Vidos, Vox Rom. I 179).