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Accostare. — Con l'opportuno uso del timone far volgere la prua della nave a dritta o a sinistra fino a prendere una determinata direzione. Accostare di 30°, 40°, 90°. — Avvicinarsi col fianco di un qualsiasi galleggiante grande o piccolo ad un altro galleggiante o ad una banchina o molo fino a toccarlo. Più usato: Attraccare.

Accostata. — Il movimento angolare che si fa compiere alla prua d'una nave o imbarcazione da un lato o dall'altro mediante l'opportuno uso del timone. Fare un'accostata di 30°, 40°, 90°.

Accostolare. — Mettere le costole o coste nell'ossatura d'una nave.

Accostolato. — Lavorato a costola. — L'insieme delle coste di una nave. Anche: Corbame. — Carcassa accostolata: carcassa che va in rovina. Donde Accostolatura.

Acculamento1. — Termine di costruzione che sta a precisare il graduale incurvarsi dei madieri (v.) di una nave, con una minore curva verso il mezzo della nave, e maggiore verso le estremità, per il fatto che verso il mezzo le forme dello scafo sono più piatte, mentre verso le estremità sono più stellate. Anche Rialzamento. La linea di acculamento dei madieri è quella passante (nel piano longitudinale di simmetria) per le facce superiori di tutti i madieri. Verso il mezzo è generalmente parallela alla chiglia e si rialza verso le estremità. (Corazzini). — Effetto concomitante del beccheggio, quando un'onda passa sotto la prua, alzandola e facendo immergere la poppa. Fuori uso.

Accularsi (Term. disus.). — Detto di bastimento che immerge eccessivamente la poppa. Oggi Appoppare. — Impopparsi: per sollevamento della prua prodotto da onda passatavi sotto.

Accursita (Basso lat., genov. sec. XIII). Corsìa (1264: Jal).

Acelline (Còrso). — Vela di strallo. (Dal corso acella, -u « uccello: cfr. augelletto ». Cfr. Uccellina).

Achiglia (Term. sec. XVII). — Chiglia. (Crescenzio, 1602: Jal).

A chi primo. — Con questo avviso si « esprime il modo di eseguire una manovra in maniera che, dopo incominciata, un individuo, uomo o nave, non attende l'altro per agire simultaneamente, ma ognuno agisce sollecitamente da sé e cessa quando ha finito senza attendere comandi ». (Fincati). Oggi del tutto fuori uso per gli uomini; e per le navi si adopera l'espressione: Libertà di manovra.

Achordamento (Venez. sec. XIV o XV). — Attrezzatura. — Achordar: attrezzare.

Aci (Sicil.). — V. s. Agghiaccio.

Acomenda (Genov. ant.). — V. s. Commenda.

Acordar (Venez. ant.). — Fornire di cordami un bastimento. (Jal).

Acqua1. — Una nave FA ACQUA quando l'acqua del mare vi penetra attraverso qualche falla; — FA L'ACQUATA: quando si rifornisce di acqua dolce; — PRENDE o VUOLE MOLTA o POCA ACQUA: quando pesca assai o no con la chiglia; — HA o NO POCA ACQUA: quando trova o no la profondità sufficiente al galleggiamento; — SI TROVA od È NELLA STESSA ACQUA di un'altra: quando ritrova la stessa profondità o si mette nella stessa scia; — HA ACQUA DA CORRERE: quando può navigare senza pericolo, liberamente; — VIRA NELLE ACQUE di un'altra nave: quando, raggiuntala, vira di bordo e ne segue la scia; — SI METTE ALL'ACQUA: quando si vara. — Acque di una nave: significa il luogo dove naviga o ristà. — Acque di una flotta: il tratto di mare in cui è visibile. — Acqua di molto o poco fondo: mare di molta o poca profondità. — Luogo di poca acqua: luogo con basso fondo. — Acque per girare in ruota: tratto di mare libero dove la nave ancorata può liberamente girare intorno all'àncora secondo il vento. Ormeggio a ruota. — Acqua delle murate: quella che dalle serrette cola nella sentina. — Linea d'acqua: quella di galleggiamento o d'immersione d'una nave. — Acqua d'alimentazione: l'acqua dolce che s'immette nelle caldaie delle navi a vapore.
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Pelo dell'acqua: la sua superficie. — A fior d'acqua: alla superficie. — A mezz'acqua: né a galla né a fondo. — Tra le due acque: a mezz'acqua. — Acqua alta: di molto fondo; di alta marea. — Acqua bassa: di poco fondo di bassa marea. — Acqua calante: di bassa marea. — Acqua corrotta: torbida, intorbidata. — Acqua distillata: prodotta dall'apparecchio che si chiama Distillatore. — Acqua dolce: fiume, lago, fonte. — Acqua manca (sicil.): bassa marea. — Acqua morta: immota, stagnante; nei luoghi di marea è lo stesso che acqua stanca. — Acqua pazza: con qualche cosa fuori della sua natura, fango, solfo, ecc. — Acqua piena, crescente: di alta marea. — Acqua potabile: da bere. — Acqua salsa: mare, sale; salmastro. — Acqua spessa: torbida e fangosa delle lagune. — Acqua stabile: senza corrente e senza marea. — Acqua stanca: durante l'intervallo tra i due moti della marea. V. Fele (venez. ant.). Lorenzo Pasqualigo (1497): le aque e stanche. (Riv. Maritt. XIV 581). — Acqua viva: corrente, di vena; movimentata nelle grandi maree. — Venez. Aqua salmastra: che tien del salso. — Aqua in fele: v. Fele. — Termini dei pescatori veneziani: — Aqua de tela o de pano: acqua delle lagune che fa poco movimento, come nella fine del primo terzo e quarto di Luna. — Acqua de fiegora: acqua divenuta fangosa dal movimento che fanno i pesci piatti, come le passere e i rombi, nel levarsi dal fondo.

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