Raciole (Femm. sing.; Lago di Varano, Foggia). — Palizzata fatta di giunchi, canne e alberelli piantati nell'acqua, suddivisa in più parti. (Melillo, It. Dial. I 260- 261).
(Dal venez.
grisiola [v.]).
Rada1. — Spazio di mare, più o meno vasto, dove le navi possono ancorare e sostare in sicurezza al riparo dei venti e delle agitazioni provenienti da determinate direzioni.
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Rada aperta: ancoraggio non rinchiuso tra capi o promontorii, dove generalmente si sta all'àncora lontano da terra.
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Rada artificiale: quella in cui il riparo è dato in tutto o in parte da opere artificialmente costruite.
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Rada comune (sec. XVIII): v.
Rada franca.
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Rada foranea: quella che offre un limitato riparo da talune direzioni. (Tonello). Stratico: Rada forana.
— Quella all'esterno di un porto o di una rada protetta.
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Rada franca (sec. XVIII): rada nella quale era permesso a tutti i bastimenti d'ancorarsi, con sicurezza per parte di coloro a quali la medesima apparteneva. Anche Rada comune. (Saverien).
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Rada di levata: v.
Levata (Rada di -).
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Rada naturale: quella in cui il riparo è dato da elementi naturali (rilievo delle coste, isole, banchi).
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Rada protetta: quella riparata da tutte le direzioni, come gli estuarii e talune rade artificiali.
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Campagna di rada: delle navi armate e pronte a partire, che ricevono un contrordine e rientrano in porto, dopo essere state qualche tempo in rada, senza essere andate in mare. (Stratico).
— D'una nave che rimane ancorata in rada senza mai prendere il mare. (Fincati). Più propriamente si riferisce all'attività, all'istruzione che può essere svolta dal personale imbarcato su di una nave ancorata in rada permanentemente.
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Piano d'una rada: v. s.
Piani.
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ANDARE IN RADA: uscire dal porto, per andare ad ancorarsi in rada, in attesa del momento di partire. (Stratico).
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ESSERE IN RADA: essere ancorato in una rada. (Stratico).
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METTERSI IN RADA: v. s.
Mettere.
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USCIRE IN RADA: d'una nave che dal. porto va ad ancorare in rada, per apparecchiarsi ivi alla partenza. (Fincati).
(Il primo che usi la parola è il Magalotti, e perciò rada deve derivare dal franc. rade, che a sua volta deriva dall'ingl. ant. rade, moderno road: Dict. général; Meyer-Lübke Rom. etym. W. 6986).
Raddobbare. — Riparare, rimettere a nuovo una nave che ha sofferto dei danni o che ha bisogno di grandi lavori di manutenzione. V.
Racconciare. (Saverien; Stratico; Bardesono).
— Riparare una nave bisognosa di spese tali che restino al di sotto della metà del valore della nave nuova. (Piquè). V.
Rifare.
La distinzione fatta radicalmente dal Piquè oggi non sussiste più. Si ripara una nave quando ve ne sia la convenienza economica, specialmente in rapporto alla vita residua che potrà avere la nave a riparazioni compiute. Per le navi da guerra vi sono talvolta speciali esigenze di carattere politico-militare che possono far passare in seconda linea la convenienza economica.
— I marinai dicono: Noi ci raddobbiamo, ci siamo raddobbati: il nostro bastimento si raddobba, si è raddobbato. (Stratico).
— V. s.
Rifare.
Raddobbo. — Riparazione dello scafo. Ant. Concia. Nave in raddobbo. (Saverien; Stratico).
Per i lavori alla carena delle navi (pulizia, raschiatura, pittura degli scafi metallici; cambiamento della fodera e ritoccamento del calafataggio degli scafi in legno; riparazioni) sono necessarii speciali mezzi per mettere all'asciutto le navi; detti Mezzi di raddobbo
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i quali sono: i bacini di carenaggio, gli scali di alaggio, e l'abbattimento in carena.
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Bacino di raddobbo: v. s.
Bacino.
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Base di raddobbo: base navale nella quale esiste un arsenale, dove una forza navale può eseguire grandi riparazioni.
Le basi di raddobbo sono potentemente munite di opere difensive e vi si trovano grandi depositi di combustibili, munizioni, viveri e materiali di ricambio.