Basamento1. — Delle macchine: la loro stessa base o fondazione, strettamente unita al corpo della nave. (Corazzini).
Non è voce usata in marina. Si chiama Piastra di fondazione o Banco.
Base misurata. — Percorso di lunghezza esattamente nota, indicato con precisione da un allineamento, in uno spazio di mare esente da correnti marine, ed in prossimità di una costa. Le navi lo percorrono per la misura della loro velocità, controllando il cammino mediante successive determinazioni delle loro posizioni rispetto a punti cospicui della costa. (Bardesono).
Base navale. — Luogo di ampio e sicuro ancoraggio, dotato di un arsenale con tutti i mezzi per rifornire una forza navale e con efficienti opere di difesa.
Basilisco (Term. primi sec. XVI). — Cannone grossissimo da bastarda. (A. Corsali: Jal). (Cfr. Guglielmotti).
Bassa de mar (Venez.). — Banco di mare (rialzo di rena, in parte sott'acqua).
(Venez. bassa « fondo, luogo basso e profondo »).
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Bassa per « banco di sabbia » ha una volta il Sassetti. V. s.
Bassi. (Zaccaria, Elemento iber. 47). V. Bassi.
Basse vele. — Sulle navi a vele quadre, le due vele più basse, che sono pure le maggiori: la vela di maestra e quella di trinchetto, inserite ai pennoni omonimi.
L'albero di mezzana non ha bassa vela.
Le due basse vele anche Trevo.
Bassi (I ~). — Terreni lungo il corso di un fiume, al disotto del livello dell'acqua.
— Luogo dove il mare ha poca profondità, pericoloso ai naviganti. Bassofondo. (Anche nel Corsali, presso Ramusio, che ha pure Bassa: bassofondo: Jal).
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Basso: banco di sabbia. Usato da Giovanni da Empoli (1504), dal Sassetti (1583), dal Falconi (1612), ma ora non dai marinai. Spagn. Baxo. (Zaccaria, Elemento iber. 48, 440). V.
Corda di bassi.
Bassofondo (plur. Bassifondi). — Qualunque rialzamento del fondo del mare. Anche Basso fondo. V.
Bassi (i –).
— I bassifondi furono distinti in Secche, pericolose alla navigazione perché l'acqua vi ha una profondità minore della pescagione delle più piccole navi, e in Banchi, non pericolosi.
(Commissione italiana per la terminologia suboceanica: Encicl. It. VI 347).
(Franc. bas-fonds, figur. anche quelli della società, o d'una città, come bassifondi in it.).
Bastagio. — Qualificativo di persone addette ai servizi umili nelle tonnare. Sicil. Vastasu di tunnara. V.
Faràticu.
Il Parona riporta anche Bastacci, e Paggetti per i facchini sardi, e Infanti per quelli siciliani.
(It. ant. bastagio « facchino » [addetto alle dogane e ai lazzaretti], venez. bastazo [z dolce], nel Sanudo bastaso [Zaccaria, Raccolta 213], genov. ant. bastaxi [Arch. Glott. VIII 331]: da un greco *βαστάσιον «facchino»: Rohlfs, Etym. W. unterit. Gräzität 321).
Bastarda1 (Term. ant.). — Grossa galea di forma rotonda, con ampia poppa. Anche Galera bastarda (Corsali: Jal).
— Nelle tonnare, il lungo barcone provvisto di àrgano per la manovra delle reti durante la mattanza.
— (Venez. sec. XIV o XV): latta bastarda. (Jal).
(Da bastardo «mezzano». V. i significati it.).
Bastarda chiara. — Rete per coregone, tinca, trota, luccio, usata nella provincia di Bergamo e sul Lago d'Iseo, lunga al massimo metri 190, e alta m. 30 (con maglia minimo mm. 35). (Min. agric., La pesca II 654).
Bastardella (Term. sec. XVII). — Galea minore della bastarda e maggiore della sottile. (Pantera: Guglielmotti).
Bastardello. — Camera accessoria della tonnara. Anche Bastardolo. (Parona). V. anche s.
Bastardo.
Bastardo1. — Di corrente marina che in taluni stretti si forma lateralmente alla corrente principale, con direzione contraria. Si producono allora nel mare quei vortici o risucchi che nello Stretto di Messina si chiamano Garòfani.
— (Term. disus.): si dicono Bastarde le maree meno alte di quelle massime dei pleniluni e noviluni.
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Latte bastarde (sec. XVII): quelle che non hanno collo. (Crescenzio).