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Ravastìna. — Sistema di pesca notturna in uso sulle coste siciliane. Consta di una rete come la lampara e di altre due del tipo menaide, alte trenta metri e collegate tra loro, le quali vengono calate verticalmente (in modo che i loro piombi tocchino il fondo) da due battelli che vogano divergendo per circuire un tratto di mare. Poi i due battelli si riuniscono e calano la lampara, al cui centro si dispone il battello con la luce. V. Ragastina. — In qualche regione della Sicilia: rete a strascico. (Bardesono). Messin. Ravistina. (Dal lat. revīsĭtare « rivedere, rivisitare », donde l'it. rovistare).

Ravastinella. — Specie di rete da circuizione, non più lunga di 100 metri. (Cannaviello 27). V. Ravastina.

Ravezia (Basso lat., genov.). — Parola di significato ignoto. (Rossi, Gloss. lig. 82). Stat. Padri: Aqua publici acqueductus que cadit a ravezia darsine in trogium.

Ravistina (Messin.). — Rete che si strascina nel fondo del mare. (A. De Gregorio. Studi Glott. VIII 168). V. Ravastina.

Ravvicinamento. — Atto di ravvicinarsi o di riunirsi delle navi d'un'armata navale, d'una squadra, o d'un convoglio. (Stratico). Non si usa; si dice Riunione. — Segnale di ravvicinamento, di riunione: v. s. Segnale.

Ravvicinare: — RAVVICINARE TERRA: accostarsi di nuovo alla terra. Anche Rasare la terra. (Stratico). Si dice Ravvicinarsi a terra. — RAVVICINARSI AL VENTO: ritornare al vento. Anche Rappiccare il vento. (Stratico). Si dice Tornare o Ritornare al vento.

Raxon del martelogio (Venez. ant.). — V. s. Martologio.

Raz de marée (Franc.). — Sollevamento straordinario del mare, che manda in un momento sopra la terra onde di parecchi metri di altezza. (Raz « corrente violenta in un canale stretto, che forma comunicazione tra due mari »). (V. Bardesono; Jal, s. Ras de marée; Valkhoff 212). V. Maremoto; Rigatta; Rema.

Razellus (Basso lat.). — Zattera. (Du Cange). V. Rezellus.

Razione. — Porzione di viveri data ogni giorno a un marinaio. (Consol. mare; Falconi; Pantera, ecc.: Tommaseo e Bellini). Stratico: Razione di mare, o di bordo. Razione intera, doppia, mezza, ridotta. V. Parte e mezza; Mangiare. — La quantità spettante a ciascun marinaro di un determinato genere alimentare facente parte della razione. A esempio: una o più razioni di pane, di pasta, di carne, di vino ecc. — Razione doppia: quella assegnata, su proposta del sanitario di bordo, a taluni marinai di speciale sviluppo e condizioni fisiche, e consistente in una quantità di pane doppia dell'ordinaria. (Settembrini; Laugieri). Oggi Aumento razione. La razione dei sottocapi e comuni si compone oggi di varii generi alimentari (pane, biscotto, pasta, riso, carne, pesce in conserva, legumi, formaggio, olio, aceto, vino, caffè, zucchero, cacao), che vengono distribuiti a seconda dei giorni della settimana. Il costo dei generi costituenti la razione giornaliera, fissato dal Ministero della Marina, ammonta attualmente a lire 3.90. È assegnata inoltre una somma di lire 0.40, detta Miglioramento vitto, destinata per i condimenti, verdure ecc. Secondo il Pantera, che ne tratta estesamente (169-171), la razione giornaliera consisteva in biscotto, vino, companatico. Gli scapoli ricevevano 2 libbre di biscotto al giorno, 1 pinta di vino, 1 libbra di carne fresca, o mezza libbra di carne salata, o di formaggio, o 4 sardine salate, e 1 oncia d'olio, sia col formaggio, sia colle sardine. V. anche s. Olio. — Razione in contanti: somma giornaliera che viene corrisposta dall'amministrazione alle mense di bordo degli ufficiali e dei sottufficiali per ciascun commensale (attualmente lire 3.50), oltre agli assegni di trattamento tavola, e alle mense equipaggio di quelle navi che non hanno deposito di viveri a bordo ed acquistano giornalmente i generi a terra. A queste mense equipaggio viene corrisposto anche l'assegno di miglioramento vitto. (Forse d'origine spagnola: Zaccaria, Elemento iber. 341).

Razza1. — Le razze nella ruota del timone sono grosse stecche sporgenti al di fuori della periferia dei quarti, come caviglie tornite. Servono di manicce ai timonieri. Propriam. Razzo.

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