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Romeggiare (Term. ant.). — Ormeggiare. Ordin. mare Trani: Romeggiato in quatro. (Jal).

Romenta. — V. Rumenta.

Romolino. — Voce registrata dal Corazzini (VI 343) per Remolino, ma certo errore.

Rompenti. — V. s. Gancetti.

Rompenti del mare (Term. ant.). — Rocce o scogli dove le onde si spezzano. (Stratico, s. Rompere). V. Frangenti.

Rompere (Term. ant.). — V. Rompersi (del mare). — Partire (di nave). Nave che rompe per la Spagna. (Petrocchi, s. Nave). Non è in uso. — Rompersi: del mare le cui onde si frangono contro la costa. (Stratico). Nel Cadamosto (sec. XV). Rompere: Tenendo sempre un'huomo da alto, et duoi huomini a prova della caravella per veder sel rompeva il mare in alcun luogho, per discoprir alcun scoglio. (Jal). — Rompersi: frangere (v.). — ROMPER L'ANDANA: aprire la stiva e levare parte delle mercanzie che si sono caricate. (Rambelli 672). Catan. Rùmpiri l'annana. — ROMPERE GLI ARGINI: di fiume in piena che butta giù una parte degli argini. — ROMPERE LA LINEA (ant.): dividere la linea di battaglia, da parte del nemico, o d'una burrasca. (Stratico). — ROMPERE IN MARE: naufragare. Anche solo Rompere. (Dante, ecc.; Tommaseo e Bellini). V. Rottura. — ROMPERSI SU DI UNA COSTA: di nave gettata su una costa a picco, o su una scogliera. (Parrilli). — (Sec. XVI) ROMPERSI IN TERRA: del nocchiero col bastimento. (Garzoni 879). — Rompere le righe!: comando di ritirarsi, nella manovra nautica. (Guglielmotti). Spiegazione poco chiara; vorrebbe significare: Comando che si dà all'equipaggio a posto di manovra, quando questo è ultimato. Ma lo stesso comando si dà in moltissimi altri casi alle persone che sono in riga, e non soltanto nella R. Marina. Voce generica. — RUMPIRISI LU TEMPU (sicil.): volgersi al cattivo. Cfr. Tempo rotto, voltato alla pioggia.

Rompi-flutti. — Termine dato dal Corazzini. s. Rompionde, come equivalente di questo. Il termine d'uso è Frangionde o Frangiflutti.

Rompighiaccio. — « Nave costruita in modo specialmente robusto, a fianchi rientranti, dalla prora solidissima e dalle macchine potenti, destinata ad aprirsi la via tra i ghiacci, spezzandoli col proprio peso e in parte anche con l'urto del dritto di prua. Il problema dei rompighiaccio fu specialmente studiato, nel sec. XIX, dall'ammiraglio russo S. Makarov, e in base ai suoi progetti si realizzarono varie unità di questo tipo per la Marina russa. Il più potente rompighiaccio del sec. XIX fu il Yermak inglese (8000 tonn. di dislocamento, 4 eliche), che si dimostrò peraltro inefficiente, nel 1901, contro il durissimo ghiaccio delle zone polari. Oggi i rompighiaccio più potenti appartengono alla Marina dell'U. R. S. S. Noti in tutto il mondo i nomi del Krassin e del Malygin, per il salvataggio da essi compiuto, nel 1928, dei superstiti della seconda spedizione polare di U. Nobile; e quello del Čeljuskin (naufragato nel 1934)
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per il comportamento eroico dell'equipaggio e dei passeggeri, e di coloro che li trassero a salvamento ». (Encicl. It. XXX 93). Corazzini (1906): Rompighiaccio.

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