Salva comandi (Term. sec. XVIII). — Anelli di corda messi vicino alle punte delle antenne o dei pennoni di maestra perché la scotta di gabbia non tagli i comandi. (Saverien, 1769).
Salvacoste. — Specie di barilotto semovente, mosso da una macchina a orologeria, carico di artifizi, inventato dal Lupis di Fiume verso il 1860. (Encicl. It. XXXII 909).
Salvagabbie. — Gradasso di mare. (Fincati; Guglielmotti). Non è in uso.
Salvagente. — Denominazione generica degli apparecchi destinati a mantenere a galla le persone che vi si appoggiano o che li indossano. Plur. Salvagenti.
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Salvagente anulare: quello in sughero, rivestito di tela, del diametro di circa 45 centimetri, dipinto di rosso e col nome della nave in bianco (nella marina mercantile a settori bianchi e rossi, col nome della nave e del compartimento marittimo di ascrizione), guarnito alla periferia esterna con una sagola fissata a festoni in modo da formare varie maniglie per aggrapparvisi. Il numero dei salvagenti anulari di cui è dotata una nave varia a seconda del numero delle persone (per le navi mercantili è stabilito dal Regolamento per la sicurezza delle navi mercantili e della vita umana in mare in proporzione della lunghezza della nave) ed essi debbono essere tenuti in maniera (generalmente fuori bordo appoggiati a gaffe speciali) da potersi lanciare rapidamente in mare.
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Salvagente automatico: di forma pure anulare, ma di maggiori dimensioni e in lamierino metallico, munito di un congegno a chiavistello per lasciarlo cadere in mare e di piccoli serbatoi con fuochi indicatori che, a contatto dell'acqua si accendono automaticamente per renderlo visibile a grande distanza sia di notte, sia di giorno. Può essere anche di forma a crociera, costituito cioè da quattro galleggianti di rame disposti alle estremità di una croce di legno.
Di questi salvagenti almeno due si tengono a poppa e in prossimità di essi viene esercitata la guardia del piantone o della vedetta al salvagente. Su talune navi si tengono anche lateralmente al ponte di comando.
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Salvagente collettivo: di forma anulare o ellittica, di grandi dimensioni, di sughero rivestito di tela, munito di reticella a guisa di fondo e di due piccoli remi, in maniera da costituire una specie di zattera. È guarnito alla periferia esterna con una sagola o cavetto fissato a festoni in modo da formare varie maniglie per aggrapparvisi. La sua considerevole spinta di galleggiamento e le sue dimensioni consentono il salvataggio. di varie persone contemporaneamente.
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Salvagente a cintura: v. s.
Cintura di salvataggio.
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Piantone al salvagente: v. s.
Piantone.
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Vedetta al salvagente: v. s.
Piantone.
(Salvagente, dato già [1866] dal Parrilli, I 357, II 672. V. Salva nos).
Salvaguardia (Term. non usato). — Guardamano (cavi). Franc. Sauve-garde. (Saverien; Stratico I, Appendice, e II 201; Corazzini).
Sàlvalo! — Grido del bastagio quando abbandona il tonno appeso alla coda, nel tancato. (Parona).
Salvamento (Term. disus.). — Salvataggio. (Stratico). Parrilli: Battello di salvamento; Cintura di salvamento; Gavitello di salvamento; Zattera di salvamento.
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Cinta di salvamento: cintura di salvataggio. (Guglielmotti). Non è in uso.
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Fune di salvamento (disus.). (Tommaseo).
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Gavitello di salvamento (disus.): salvagente. Anche Gavitello di salvezza. Franc. Bouée de sauvetage. (Parrilli). V.
Aquilone.
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Imbusto di salvamento (disus.) (v.).
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Società di salvamento e soccorso ai naufraghi (disus.). (Tommaseo). V.
Società di salvataggio.
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Spese del salvamento (ant.): « pagamento, che si dà a coloro, che salvano alcuna cosa, o la parte che coloro hanno a quello, che salvano ». (Saverien).
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ANDARE A SALVAMENTO (ant.): arrivare a un porto e in sicurezza prima o dopo una burrasca. (Stratico).
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ESSERE ARRIVATI IN SALVAMENTO: essere passati per una burrascosa navigazione senza accidenti di rilievo. (Laugieri).
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FARE IL SALVAMENTO (ant.): «adoperarsi a ricovrare le mercanzie perdute in un naufragio, o gettate in mare. La terza parte di queste mercanzie appartiene a coloro, che la ricuperano». (Saverien).