Scafo1. — Il complesso degli elementi costruttivi che formano l'involucro della nave, conferendole l'impermeabilità all'acqua in cui è immersa e la solidità necessaria per resistere alla pressione del mare, agli sforzi che provengono dal rollio e dal beccheggio in mare agitato e a quelli cagionati dalla distribuzione dei pesi a bordo, dagli organi della propulsione, dal tiro delle artiglierie ecc. Oltre a questi requisiti lo scafo deve avere una forma esterna tale da assicurare alla nave la navigabilità e da consentire di sviluppare la velocità di progetto. (Russo).
Si dice anche delle imbarcazioni e di qualsiasi altro natante.
La parte dello scafo che sta al di sotto della linea di galleggiamento si chiama Carena od Opera viva; quella che sta al di sopra Opera morta.
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Il Laugieri aggiunge che si dice comunemente Scafo bianco (non in uso).
Anche Corpo della nave, disus.
Guscio (v.); venez.
Arsìl (v.), Spontón de nave, sicil. Buccu.
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Scafo in acciaio: v. s.
Scafo in ferro.
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Scafo in cemento: quello costruito in cemento armato. Questo sistema di costruzione, fino al 1914, si usava soltanto per galleggianti portuali; ma, durante la guerra 1914-18, fu esteso anche ai piroscafi per risparmio di acciaio e per economia di tempo e di spesa, perché più sollecito e meno costoso. Nel dopo guerra i piroscafi in cemento per traffici marittimi perdettero favore perché, a parità di dislocamento, hanno una minore portata, e richiedono maggior tempo per le riparazioni, quando occorrano, al fondo della nave. In Italia non se ne costruiscono più. I prezzi delle strutture in cemento sono vantaggiosi per rimorchiatori, chiatte, pontoni galleggianti, cassoni boe ed altri galleggianti portuali. (Baistrocchi 859-860). V.
Cementizio.
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Scafo da corsa: v.
Scafo da turismo.
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Scafo da crociera: v.
Scafo da turismo.
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Scafo in ferro, o in acciaio: quello costruito con materiali di ferro o di acciaio, consistenti in generale in lamiere e verghe profilate, oltre ad alcuni pezzi speciali fucinati o fusi, come quelli delle ruote di prora, dei dritti di poppa, dei telai dei timoni ecc. Il collegamento delle varie parti si esegue per mezzo di contropezze, chiodi e perni prigionieri. La prima nave a scafo in ferro fu l'Aaron Manby che nel 1822 fece il primo viaggio da Londra a Le Havre e di lì a Parigi. Il Great Western nel 1838, costruito pure in Inghilterra dal Brunel, fu il primo piroscafo a scafo di ferro adibito alla navigazione transatlantica ed iniziò il periodo di effettivo sviluppo della costruzione in ferro, la quale produceva già nel 1858 il colossale piroscafo Great Eastern dovuto al Brunel e al Russel.
In Italia la costruzione delle navi in ferro fu iniziata nel 1855 dai Fratelli Orlando, sotto gli auspici di Cavour, al Cantiere della Pila (Genova) col piroscafo a ruote Sicilia di 120 tonnellate di dislocamento e con una macchina della potenza di 100 cavalli indicati. Il diffondersi della costruzione in ferro nelle marine da guerra fu da principio ostacolato perché si considerava come suo carattere di inferiorità la minore resistenza offerta dal fasciame di lamiera alle perforazioni dei proiettili ed anche per spirito conservatore delle grandiose costruzioni dei vascelli in legno il cui tipo era arrivato da tempo alla perfezione. Gli effetti incendiarii delle granate (adoperate dai Russi contro la flotta turca a Sinope nel 1853), le avarie delle navi alleate (Sebastopoli, 1854) e il successo delle batterie galleggianti francesi protette con lamiere di ferro (Kimburn, 1855) ebbero una influenza decisiva sul nuovo indirizzo della costruzione delle navi da guerra. La prima nave da guerra completamente in ferro fu la corazzata Warrior di cui fu iniziata la costruzione in Inghilterra nel 1859.
La prima nave da guerra italiana fu l'avviso a ruote Vedetta varato il 24 ottobre 1866 nel Cantiere della Foce (Genova) del dislocamento di 828 tonnellate e con macchina di 500 cavalli (tra il 1861 e il 1866 erano state però acquistate all'estero varie corazzate).
Al successivo sviluppo generale della costruzione in ferro contribuì molto anche lo sviluppo della propulsione a vapore, giacché per utilizzare bene la forza motrice si rese necessario allungare gli scafi, oltre i limiti nei quali si poteva contare su di una sufficiente resistenza della struttura in legno.
Perfezionati in seguito i prodotti della industria siderurgica divennero di uso generale l'acciaio dolce o ferro omogeneo, e, più recentemente, per le navi delle marine da guerra e per taluni grandi transatlantici, gli acciai ad alta resistenza e per alcune strutture gli acciai speciali (al vanadio, al cromo, al nichel ecc.).
Per le ruote di prora, i dritti di poppa, i telai per timoni, i bracci di sostegno degli assi delle eliche, gli occhi di cubia ecc. si usa acciaio fuso o fucinato (Russo; Baistrocchi).
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Scafo esterno o leggero: struttura leggera, posta attorno allo scafo resistente dei sommergibili e che nella parte centrale ha una forma quasi cilindrica ed è avviata verso le estremità in modo simile a una torpediniera per conferire al sommergibile una buona navigabilità in emersione. Fra
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i due scafi vi sono, in generale, i doppi fondi da allagare per l'immersione, e i depositi di nafta e, in qualche tipo, anche gli accumulatori. La parte superiore dello scafo esterno è a libera circolazione di acqua (quando il sommergibile è immerso) essendo costruito con lamiere bucherellate per alleggerimento, e forma un piano di coperta che serve per l'esecuzione da parte dell'equipaggio delle manovre necessarie per l'impiego delle armi da fuoco e dei mezzi di ormeggio. (Baistrocchi 720-722).
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Scafo leggero: v.
Scafo esterno.
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Scafo in legno: quello costruito in legno, adoperando per le varie parti della struttura legnami di diversa specie, a seconda della loro attitudine.
La rovere per chiglie, ordinate e madieri; la farnia e l'ischia per le tavole di fasciame esterno ed interno; l'olmo per fasciame di carene; il pino per l'alberatura, per bagli, per tavolati dei ponti ecc.; il teak per tavolati di ponti scoperti; l'abete per puntelli, rivestimenti interni ecc.; il noce, l'acero, il mogano ed altri legnami da stipetteria per mobili.
La legno fu il materiale generalmente usato per la costruzione degli scafi delle navi dai tempi più antichi fino ad un'epoca relativamente recente, e cioè fino a che l'industria metallurgica col suo sviluppo permise l'impiego del ferro, dapprima per legamenti e rinforzi in sussidio del legno, e poi come elemento principale in sostituzione di esso.
La carena degli scafi in legno veniva foderata con fogli di rame o di metallo giallo per impedirne il rapido deperimento e per evitare la formazione di incrostazioni per vegetazioni e molluschi. (Russo).
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Scafo nudo: v. s.
Nudo.
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Scafo da regata: v.
Scafo da turismo.
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Scafo resistente: scafo interno dei sommergibili, generalmente fusiforme, costruito a sezione circolare e con lamiere di forte spessore per poter resistere alle elevate pressioni idrostatiche relative alla profondità di immersione.
Insieme con la torretta che gli è sovrapposta e con la quale comunica costituisce l'ambiente nel quale si trovano le parti vitali e le armi subacquee del sommergibile e in cui si svolge la vita di bordo in immersione. Lo scafo resistente è suddiviso in compartimenti stagni, e i passaggi attraverso lo scafo stesso sono muniti di chiusure stagne per la massima profondità di immersione. (Bardesono).
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Scafo a struttura cellulare: quello con doppio fondo.
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Scafo da corsa, da crociera, da regata, da turismo: denominazioni generiche degli scafi, dei bastimenti e delle imbarcazioni da diporto.
Quelli da crociera hanno in generale maggiori dimensioni, robustezza e qualità marine; quelli da corsa o da regata sono più leggeri e più piccoli ed hanno forme affinate per poter raggiungere le maggiori velocità.
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Scafo a violino (ant.): con 2 insenature, nelle murate dove incastravano quasi le ruote della macchina a vapore. (Corazzini, che cita Raineri, Navig. a vapore 113).
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Peso scafo: v. s.
Peso.
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Stellato (di uno scafo): la parte estrema, di prora o di poppa, nella quale le sezioni trasversali, molto assottigliate nel senso dell'altezza, finiscono a punta verso il basso.
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CARICARE A SCAFO: noleggiare un bastimento senza guardare il quantitativo imbarcato. (Zito). Sconosciuto.
(Scafo nel Crescenzio, 1602, ecc. Dal greco σκάφος « carena »).