Scala2. — Arnese di metallo, di legno, di cavo, o altro, fornito di pioli, scalini, e simili, disposti a breve intervallo, per far salire o discendere da un luogo a un altro.
Il Guglielmotti divide le scale in
Scale esterne (v.),
Scale interne (v.), Scale penzole, termine non usato per le scale di cavo o biscagline, Scale dormienti, nome non usato, e che pare fondato su un criterio personale del Guglielmotti stesso.
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Scala (basso lat. genov. sec. XIII): plancia da sbarco o da imbarco (Ann. genov., 1282: Jal). V. anche il passo riportato s.
Paromaria. Schala anche in manoscritti veneziani dei secoli XV, XVI. (Jal).
— Scala per « Plancia da sbarco » registra il Fincati.
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Scale degli alberetti: quelle che menano dalle crocette fino al pomo e servono per montare ai pennoni dei velacci e contro. Sono costituite generalmente da biscaglini (Guglielmotti).
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Scala degli alberi: quelle per salire alle varie parti dell'alberatura. (Guglielmotti).
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Scale degli alberi di gabbia: quelle che menano dalle coffe alle crocette. (Parrilli).
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Scale degli alberi maggiori: quelle per salire dal ponte di coperta alle coffe. Sono costituite dalle griselle e dai tarozzi legati alle sartie. (Parrilli).
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Scale degli alberi di velaccia (ant.): quelle che esistevano in taluni vascelli sulle sartiole, due a dritta e due a sinistra, fatte con griselle, per salire alle crocette di controvelaccio. Sulle navi minori erano costituite da scalette verticali a biscaglina, a poppavia degli alberetti. (Parrilli).
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Scale delle aste di posta: quelle pendenti dalle aste di posta per il traffico degli armamenti delle imbarcazioni ormeggiate alle aste stesse. Sono costituite da biscagline. (Parrilli).
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Scala di banda (ant.): scala di fuori banda. V. s.
Barcarizzo.
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Scala dei barcarizzi: scala di fuori banda. (Laugieri, ecc.).
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Scala biscalina: biscaglina. (Fincati).
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Scale di boccaporte (disus.): quelle di legno per le quali si sale e si scende dalla tolda sino alla sentina; sono di più qualità. (Guglielmotti).
— Oggi,
Scala di boccaporto: denominazione generica di ciascuna di quelle scale interne, sulle navi da guerra, generalmente in ferro e smontabili, alle quali si accede da un boccaporto, e che menano dal ponte di coperta a quello sottostante.
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Scala del bordo: scala di fuori bordo, scala di combattimento. Non in uso. (Parrilli; Piquè). Stratico (III 211): Scale di bordo.
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Scala boscaina (venez.): v.
Scala biscaglina.
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Scala buscalina: biscaglina. (Guglielmotti). Nome in uso a Venezia per le biscagline dei trabaccoli e dei bastimenti (a sinistra), e per quelle attaccate alla cima di un pennone posto in fuori orizzontalmente dal bastimento. (Ninni 143).
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Scale della camera della macchina (non usato): v.
Scale della macchina.
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Scale del casseretto (ant.): quelle che menavano dal cassero al mezzoponte sovrapposto, detto Casseretto. (Parrilli).
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Scala del cassero (ant.): ciascuna di quelle che menavano ai castelli di poppa o di prora. (Guglielmotti).
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Scala di cavo: ciascuna di quelle piccole scale in cavo d'acciaio con tarozzi di ferro o in cavo di canape con tarozzi di legno, costituiti o dai due penzoli di un cavo piegato a doppino, con gassa o gancio all'estremità superiore e con redancia a quelle inferiori; ovvero da due distinti penzoli con ganci alle estremità superiori e redance a quelle inferiori. Si chiamano comunemente Biscagline.
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Scala per cogolo (venez.): ordigno formato da due pezzi curvati, posto al di sotto del cogolo della cocchia, per difesa contro lo sfregamento, nella pesca in luoghi di fondo duro. (Ninni 220).
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Scala dei colombieri: su taluni bastimenti a vela, biscaglina per salire dalla coffa alla testa di moro. (Parrilli).
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Scala del comandante: quella che mena dal ponte di coperta all'alloggio del comandante, quando l'alloggio stesso è situato nel ponte sottostante. Il passaggio per detta scala è riservato al comandante. (Laugieri).
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Scala di comando (ant.): scala reale. (Stratico).
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Scala di combattimento: ciascuna di quelle scalette che servono per salire e scendere da bordo quando siano state sbarcate le scale di fuori banda per assumere l'assetto di guerra.
Su talune navi consistono in Scale a tacchi. Sulle siluranti e su altre piccole unità consistono in scalette, generalmente in legno, che, all'occorrenza, si dispongono verticalmente fuori bordo appoggiate alla murata, in corrispondenza di due candelieri con guardamani.
Indipendentemente dall'assetto di guerra, le scale di combattimento si usano quando le condizioni del mare agitato non consentano di ammainare le scale di fuori banda, ovvero in navigazione quando la nave debba fermare le macchine per il solo tempo necessario all'imbarco o sbarco di personale.
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Scala comune (esterna): quella del barcarizzo di sinistra, per il passaggio delle persone dell'equipaggio che salgono o scendono da bordo. Su qualche grande nave ve ne sono due.
È una scala comune, e cioè non riservata agli ufficiali o al comandante, ma la denominazione in senso specifico non si usa. Si chiama Scala del barcarizzo (o dei barcarizzi) di sinistra.
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Scala di coperta: ciascuna di quelle che menano dal ponte di batteria a quello di coperta. Secondo il Laugieri è detta comunemente Tre scalini.
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Scale di corda: poco usato per Scale di cavo, più comunemente Biscagline. Scale di corda nel Parrilli (1846, p. 312).
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Scala del corridoio: quella che mette in comunicazione la covertetta col corridoio. (Parrilli).
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Scala del deposito delle vele (ant.): negli antichi vascelli, la scala che metteva in comunicazione il corridoio col detto deposito. Non più usata ai tempi del Parrilli (1866), che la definisce. Già data anche nell'edizione del 1846 (p. 312).
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Scala della dispensa (disus.): scala della cambusa, e del deposito viveri. (Parrilli).
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Scala esterna: denominazione generica di ciascuna di quelle scale che servono per salire a bordo e di quelle situate nei ponti scoperti e nelle sovrastrutture. (Guglielmotti).
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Scala di forza: capra. (Guglielmotti). Non in uso.
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Scala di fuori banda: Ciascuna di quelle messe ai lati del bastimento che servono per salire o scendere da bordo passando per il barcarizzo.
Sono generalmente in legno con scalini guarniti con soglie di bronzo o di ferro,
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con candelieri smontabili di ottone o di ferro, guardamani di cavo fasciato di tela o di tubo di ottone (nelle navi mercantili anche di legno). All'estremità inferiore hanno un pianerottolo a carabottino, abbattibile sopra la scala, che, quando questa è ammainata, è sorretto poco al di sopra del galleggiamento da bracci di ferro fissati allo scafo e da una sospensione a bilanciere, alla quale è incocciato un paranco, che pende da apposita gruetta e serve anche per alzare ed ammainare la scala.
All'estremità superiore che fa capo al ponte di coperta vi è altro pianerottolo a carabottino con telaio di ferro rientrabile a cerniera, al quale sono unite con perni le maschette della scala. Sulle navi da guerra, su questo pianerottolo, fornito di carrozza di tubo di ottone e di cappa, è il posto della sentinella al barcarizzo. Nelle scale molto lunghe, a causa dell'altezza dell'opera morta, vi è un pianerottolo intermedio. In navigazione la scala è tenuta alzata ed abbattuta verso il fianco della nave, ovvero viene rientrata in coperta. Anche Scala del barcarizzo; Scala reale. Guglielmotti: Scala di fuori-banda.
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Scala fuori del bordo: data dallo Stratico, insieme con Scala boscaina, per Scala a tacchi.
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Scale delle impavesate (ant.): scale di corda con pioli di legno, che servivano a passare dalla tolda alle scale degli alberi maggiori. (Parrilli).
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Scala interna: denominazione generica di ciascuna di quelle scale che menano dal ponte di coperta a quelli sottostanti o che mettono in comunicazione tra loro i locali interni della nave.
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Scala levatoia: ponte volante per ascendere ai bastimenti. (Petrocchi). Non è in uso; si chiama Passerella, Plancia e in taluni casi Scalandrone.
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Scale dei locali di macchina: v.
Scale della macchina.
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Scale della macchina: scale di ferro battuto, che stabiliscono una comunicazione tra il corridoio e la camera della macchina a vapore e il focolare. (Parrilli). Anche Scale dei locali di macchina. Parrilli: Scale della camera della macchina (non in uso).
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Scala di mezzapoppa (disus.): scala pendente dal mezzo della poppa, impiegata per calumarsi ne' palischermi privilegiati, che si tenevano di solito in quel posto. (Guglielmotti). Non è in uso, né esistono più scale come quelle descritte dal Guglielmotti. Oggi, per lo stesso scopo, vi sono le biscagline dell'asta di posta di poppa.
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Scala di pavesata: sulle antiche navi a vela, ciascuna di quelle che menavano dal ponte di coperta al di sopra delle impavesate, ove giunti, i gabbieri passavano sulle griselle delle sartie per andare a riva. (Guglielmotti). Erano costituiti da scale a tarozzi. V.
Scale delle impavesate.
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Scala a pianerottolo (intermedio): scala di fuori banda, molto lunga e fornita di ripiano o pianerottolo intermedio. (Corazzini VI 345).
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Scale di poppa (ant.): scale delle aste di posta di poppa. (Saverien; Stratico; Parrilli).
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Scala di posta (disus.): v.
Scala delle aste di posta. (Guglielmotti).
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Scala reale: scala di fuori banda.
Generalmente con questa denominazione viene indicata la scala che immette al barcarizzo di poppa a dritta. Scala reale nel Fincati, ecc.
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Scala a reglio: tipo di scala registrato dal Corazzini (VI 137), ma non marinaresco. (V. Guglielmotti).
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Scala di rovescio: quella che è formata dalle rigge e serve per salire dalle sartie alla coffa senza passare per il buco del gatto. (Guglielmotti). Parrilli: Scale a rovescio.
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Scala di santa Barbara (ant.): quella che portava dal secondo ponte al primo, subito dopo la scala grande. (Stratico).
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Scala di scaloccio (ant.): scala non molto grande, ma graduata, come quella tra banchetta, pedana e banco, consueta nella galera. (Guglielmotti).
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Scale degli spigoni di contravvelaccia (ant.): scale di passaggio tra la crocetta di contravvelaccia e l'incappellatura dello spigone, impiegate per salire al pomo dell'alberetto. (Parrilli).
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Scala della stiva: ciascuna di quelle scalette metalliche che menano nei locali di stiva, con gradini costituiti da una barra tonda di ferro e con maschette di verga a canale. Di solito sono verticali e sistemate in corrispondenza e lateralmente alle boccaporte di carico. Le maschette possono
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essere costituite anche dai puntelli della stiva. (Parrilli). V.
Maschette.
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Scala a tacchi: scalette interne nei locali di macchina, caldaie e in altri locali inferiori della nave, costituite da tarozzi di ferro tondo inchiodati sulle paratie dei locali stessi in corrispondenza dei boccaportelli o nell'interno delle garitte di accesso.
— Scalette esterne dello stesso tipo fissate talvolta lungo i tronchi maggiori degli alberi in ferro e lungo i fumaiuoli.
— Scalette esterne dello stesso tipo fissate sulla murata di talune navi verso il mezzo o in corrispondenza delle aste di posta, per salire e discendere da bordo quando non sono ammainate le scale di fuori banda. Talvolta all'estremità superiore vi sono due candelieri, con guardamani. (Guglielmotti). Anche Scala a tarozzi. V.
Scala di combattimento;
Scala fuori del bordo.
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Scala del tambuggio: scala interna alla quale si accede da un boccaporto fornito di tambuggio. Non in uso. Il Laugieri ha Scala di tambuccio.
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Scala dei tangoni: scala delle aste di posta. Franc. Echelles des tangons. (Corazzini). Non in uso.
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Scala a tarozzi: v.
Scala a tacchi.
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Scale della tolda (ant.): quelle che menano dalla 3a batteria sul ponte scoperto. (Parrilli).
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Scale della tuga di prora (ant.): quelle che menano dal castello alla tuga di prora, sulle navi dove esiste questa soprastruttura. (Parrilli).
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Scala degli ufficiali: ciascuna di quelle scale che menano dal ponte di coperta a poppa ai locali antistanti agli alloggi e al quadrato ufficiali situati nei ponti sottostanti. Il passaggio per tali scale è riservato agli ufficiali. (Guglielmotti).
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Scala di varo: scalo volante. (Guglielmotti).
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Candelliere di scala: v.
Candeliere. (Stratico).
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METTER SCALA A TERRA (sec. XV): v. s.
Mettere.
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TIRAR SCALA IN GALIA (venez. sec. XV): ritirare la plancia nella galea. (Ordini di P. Mocenigo, 1420: Jal, s. Scala).