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Squadrone1 (Term. ant.). — Grande quartabuono. (Stratico; Tommaseo e Bellini).

Squadrone2 (Term. sec. XVI). — Squadra di bastimenti. (Pigafetta). V. s. Tunguli. L'edizione dell'Amoretti (117) ha invece Squadra.

Squainera. — V. Squadrara. (Min. Agric., La pesca II 207). Forse sbaglio per Squadrera.

Squalo. — Pesce di diverse specie formanti la tribù dei selaci, di corpo allungato, e di grandezze notevoli. Gli squali più grossi si chiamano Pescicani (v. Pescecane).

Squara (Venez. sec. XVI). — In Corpoli in squara (v. s. Corpoli).

Squarciapino (Term. sec. XVI). — V. Scorciapino.

Squarciavela (Term. ant.). — V. Squarzavela.

Squarcio1 (Term. sec. XVII). — Fuor di squadra, o in sbiesso, o in obliquo. (Pantera, 1614).

Squarcio2. — Rottura. Falla. (Guglielmotti). La falla è uno squarcio della carena. Squarcio è più generico e può significare anche una rottura dell'opera morta. È però un termine di uso generale e non soltanto marinaresco.

Squaro (Term. ant.). — Dato dal Guglielmotti, anche nella forma Squadro, per « Legname da costruzione ».

Squarzavela (Basso lat., sec. XIII). — Rampicone per squarciare le vele nemiche. Così spiega questa parola il Guglielmotti (s. Squarciavela), che la riporta da documento del 1268: Lanceas, rampicullos, scuta, squarzavela, pavensa.

Squeraroli (Venez.). — I lavoratori negli squeri o cantieri. (Stratico). L'arte degli Squeraroli, che comprendeva pure quelli dell'Arsenale, si costituì in corpo nel 1610. (Tassini 626). — Squerariòl (venez.): costruttore di barche. La moglie: Squerariòla.

Squerciata. — Aggettivo registrato dal Corazzini per Sguerciata (v. Sguerciato), ma certo sbaglio.

Squèro (Venez. ant.). — In un arsenale di marina, nome di grandi tettoie, per tenere al coperto i vascelli disarmati. Lo Stratico aggiunge che di queste tettoie ve ne sono a Brest e a Rochefort, e che si chiamano anche Forme coperte (Formes couvertes), nome che non è veneziano, come apparirebbe dal Corazzini, il quale dà pure un venez. Vòlto per « Squero ». — Cantiere dove si costruiscono o si raddobbano i bastimenti. (Stratico). Squero nel Sanudo e nell'Ulloa (Corazzini; Zaccaria, Raccolta 58). Sansovino (1580): (Alla Pescaria di S. Marco) « Prima che vi si facessero i magazini, vi erano squeri, dove si fabricavano le nave del comune (cioè della repubblica), le galee grosse ». « L'anno 1344, s'ordinò, che le galee grosse non si fabricassero più ne gli squerri della città, ma nell'arsenale, e a spese della signoria, che prima si facevano de i privati per mercatare ». Nel 1797 in un piano di Venezia sta scritto Squeri da nave. (Jal). A Spalato eranvi tre cantieri e cinque squeri. (Tommaseo). Lo Squero di Trieste è nominato nel secolo XV. V. pure s. Navale. La voce Squero, sebbene registrata dal Tommaseo, dal Petrocchi, ecc., è solo d'uso veneto. Lo Stratico la registrò come veneta e da lui passò al Tramater e agli altri. — (Venez., triest., rovig.) Piccolo cantiere dove costruiscono le barche. — Cameròto del squèro (venez.): stanzino dentro la tettoia (v. Tèza del squèro), per la custodia degli strumenti da calafato. — Scala del squèro (venez.): sogèr del squèro. — Sogèr del squèro (venez.): scalo, terreno formante piano pendente sino all'acqua, dalla parte anteriore della tettoia. Anche Scala del squèro. — Tèza del squèro (venez.): tettoia per la costruzione di barche piccole, deposito di legnami, ecc., colla parte anteriore rivolta verso l'acqua. (Squèro deve derivare da quadro, nel senso di « luogo quadrato », con s rafforzativo, ma una forma antica squadro per squero, affermata dal Gallicciolli, non è stata documentata ancora. Una conferma all'ètimo accennato sarebbe data dall'ant. squerro « squadra » [v.]: Prati, It. Dial. X 214-216. Fu sostenuta pure la derivazione di squèro dal greco ἐσχάριον « taccate », ma, data questa base, conviene ammettere un incontro con quadro: Migliorini, Studj Romanzi XVIII 93-96).

Squerro1 (Venez. sec. XVI). — Squadra (usata nell'arsenale). (Gazzoni 872).

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