Squèro (Venez. ant.). — In un arsenale di marina, nome di grandi tettoie, per tenere al coperto i vascelli disarmati. Lo Stratico aggiunge che di queste tettoie ve ne sono a Brest e a Rochefort, e che si chiamano anche Forme coperte (Formes couvertes), nome che non è veneziano, come apparirebbe dal Corazzini, il quale dà pure un venez. Vòlto per « Squero ».
— Cantiere dove si costruiscono o si raddobbano i bastimenti. (Stratico).
Squero nel Sanudo e nell'Ulloa (Corazzini; Zaccaria, Raccolta 58). Sansovino (1580): (Alla Pescaria di S. Marco) « Prima che vi si facessero i magazini, vi erano squeri, dove si fabricavano le nave del comune (cioè della repubblica), le galee grosse ». « L'anno 1344, s'ordinò, che le galee grosse non si fabricassero più ne gli squerri della città, ma nell'arsenale, e a spese della signoria, che prima si facevano de i privati per mercatare ». Nel 1797 in un piano di Venezia sta scritto Squeri da nave. (Jal). A Spalato eranvi tre cantieri e cinque squeri. (Tommaseo). Lo Squero di Trieste è nominato nel secolo XV. V. pure s.
Navale.
La voce Squero, sebbene registrata dal Tommaseo, dal Petrocchi, ecc., è solo d'uso veneto. Lo Stratico la registrò come veneta e da lui passò al Tramater e agli altri.
— (Venez., triest., rovig.) Piccolo cantiere dove costruiscono le barche.
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Cameròto del squèro (venez.): stanzino dentro la tettoia (v.
Tèza del squèro), per la custodia degli strumenti da calafato.
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Scala del squèro (venez.): sogèr del squèro.
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Sogèr del squèro (venez.): scalo, terreno formante piano pendente sino all'acqua, dalla parte anteriore della tettoia. Anche Scala del squèro.
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Tèza del squèro (venez.): tettoia per la costruzione di barche piccole, deposito di legnami, ecc., colla parte anteriore rivolta verso l'acqua.
(Squèro deve derivare da quadro, nel senso di « luogo quadrato », con s rafforzativo, ma una forma antica squadro per squero, affermata dal Gallicciolli, non è stata documentata ancora. Una conferma all'ètimo accennato sarebbe data dall'ant.
squerro « squadra » [v.]: Prati, It. Dial. X 214-216. Fu sostenuta pure la derivazione di squèro dal greco ἐσχάριον « taccate », ma, data questa base, conviene ammettere un incontro con quadro: Migliorini, Studj Romanzi XVIII 93-96).