Bùrchio. — Barca forte, a fondo piatto, col remo, colla vela, o ad alzaia, fornita di una copertura di tavola (a Venezia tiemo o felze), usata per passeggeri e per merci, sui fiumi e sui laghi. Oggetto di sprezzo per i marinai. (V. Fincati). (Alla burchia si usò per: A caso, trascuratamente: Tommaseo e Bellini). V. s.
Ferrante.
— Venez.
Bùrcio da pesse: vivaio, barchetta o battelletto tutto coperto e traforato, per conservarvi il pesce vivo sott'acqua. Anche Burcèlo da barca, Buregòzzo da pesse. Ancon.
Marota (v.). V.
Purcelle (pugl.).
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Burchio d'acqua (ant.): conteneva lui stesso e portava dell'acqua dalla Brenta a Venezia.
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Burchio da Verona (ant.): grande, forte naviglio da merci. (V. Jal).
(Già in Dante [Inferno XVII, 19], G. Villani, ecc.
A Venezia è nominato nel 1426 [Mutinelli, Lessico veneto]. It. ant. burchia. Spagn. burcho, burche. Negli Statuti ancon. del 1397 burcho, che il Corazzini ritiene scorretto per burchio. Nel parmigiano e su qualche lago lombardo, burc. V. Cherubini.
Dal secolo XIII: burcla, burclus, burclellus, burcia. [Du Cange]. I termini
burga [v.] e venez. buregòzzo fanno supporre un *buricu, da cui *burcu, burclu, il primo dei quali si ravvisa nel burcho del 1397, citato sopra.
Burcia [v.] è *bùrcea. [Il termine
burola (v.) è errore].
Cfr. poi: còrso bùrchiu « sorta di vaso »; venez. burceto « zangola »; valsug. bùrcio « arnese motore che serve a sbattere la panna, nella zangola »; arcev. bùrchio, urb. bùrchie, burchiét « bugigattolo »).
[Inesistenti sono le voci venez. burka, buregot, date dal Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 7202].