Paratìa. — Tramezzo verticale di legno o di ferro, per dividere o isolare ambienti e riparti nell'interno d'un bastimento. Genov. Pātïa.
— Divisione temporanea di tela.
— Sulle antiche navi in legno, separazione di tavole o di tela a poppa, a prua, sotto coperta, per riporvi cordami o simili arredi, o per comodo degli ufficiali e marinai. Ant. Paratio. (Stratico). Venez. Parapèto.
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Paratìa di collisione: quella posta trasversalmente verso l'estremità prodiera della nave, destinata ad arrestare l'acqua nel caso di urto con la prora. Il locale a proravia di detta paratia si chiama Gavone.
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Paratìa dragante: v. s.
Dragante;
Arcaccia.
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Paratìa del premistoppa: trasversale e verso poppa a chiusura della galleria che preserva la linea d'alberi. (Bustico).
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Paratìe a quartieri: tramezzi fatti a graticolato, a carabottino. (Stratico).
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Paratìa stagna: trasversale o longitudinale, che non lascia passare acqua, perché formata di lamiere accuratamente ribadite e calafatate e fornite di porte stagne da tenersi normalmente chiuse. Le successive paratie stagne formano i compartimenti stagni, tali cioè che l'eventuale allagamento di uno di essi non possa propagarsi ai contigui e in caso di incendio il fuoco possa essere isolato e più facilmente estinto. Le paratie stagne si elevano fino al ponte superiore per assicurare la galleggiabilità della nave in caso di allagamenti.
Le paratie stagne con cui si suddividono i locali dell'apparato motore e delle caldaie servono anche ad assicurare la navigabilità della nave, potendo alcuni gruppi funzionare anche quando gli altri fossero allagati.
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Paratìa della volta: v. s.
Arcaccia.
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Paratìa (Orbetello): parte chiusa dell'ingegno da pesca, formato di
cannicci (v.), (Melillo, It. Dial. IV 213).
(Da
paratio [v.]).