Fanale

Dizionario di Marina - Reale Accademia D'Italia - Roma

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Fanale1. — Congegno di metallo e vetro, a forma di gabbia, destinato a contenere, proteggendola, una qualsiasi sorgente luminosa. Anche Lanterna. (V. Dabovich). — Fanale fisso, portatile, a olio, a candela, elettrico. — Fanale costiero e Fanale di porto: designazioni generiche rispettive delle luci che si accendono lungo le coste e sulle opere portuali (d'intensità minore di quelle che si chiamano Fari) per guidare i naviganti nella navigazione costiera e negli approdi. Il nome è esteso all'opera muraria (detta anche Faro) su cui sono sistemate. (G. Villani, ecc.). (Crusca). — Fanali o Fuochi permanenti: quei fanali costieri che, per essere situati in luoghi non facilmente accessibili, non possono essere sorvegliati in modo continuo,
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e debbono quindi esser tenuti permanentemente accesi. Il loro combustibile è il gas acetilene o il gas d'olio, e talvolta la loro accensione e il loro spegnimento sono automatici grazie a un sistema detto a valvola solare. — Sulle navi, i fanali per l'illuminazione esterna e interna prendono dei nomi particolari secondo i loro scopi e la loro ubicazione. FANALI PORTATILI — Fanale di banda: cilindrico, di ottone e di costruzione accurata, prende questo nome perché sulle navi da guerra se ne muniscono gli uomini che presso i barcarizzi rendono onore alle autorità, quando salgono o scendono dal bordo. V. s. Banda. — Fanale cieco: la cui luce si può totalmente intercettare mediante un oscuratore metallico. Anche Lanterna cieca. Nel Guglielmotti anche Lanterna sorda, francesismo. — Fanale di combattimento (ant.): ciascuno dei fanali con lastre di talco che, durante le azioni notturne, si ponevano nelle batterie presso ogni cannone. FANALI FISSI — Fanale ammiraglio: a luce bianca, che le navi ammiraglie tengono acceso sulla coffa dell'albero di poppa o dell'albero unico, oppure sul bordo superiore della poppa, più in alto del fanale di coronamento. — Fanale di coffa (ant.): il suddetto fanale di ammiraglio. — Fanale di coronamento: a luce bianca sull'orlo superiore della poppa. — Fanale di fonda: a luce bianca, si accende sull'estremità della prora quando la nave è all'àncora. — Fanale di poppa (ant.): l'odierno fanale di coronamento. Sulle navi dei periodi remiero e velico era dorato e riccamente abbellito da emblemi e fregi ornamentali. Le galee e navi ammiraglie ne portavano tre, e la consegna dei fanali ai grandi capitani si faceva con solennità pari a quella delle bandiere. V. Falò. — Fanali di posizione: due, a luce bianca, disposti l'uno sotto l'altro a breve distanza tra loro. Le navi ancorate nelle rade li accendono a poppa in un punto elevato, per indicare, in unione al fanale di fonda, l'orientamento del proprio scafo, quando in rada vi è movimento di navi in arrivo e in partenza. — Fanale di rimorchio: due, a luce bianca, disposti l'uno sotto l'altro, che ogni nave con rimorchio deve accendere sull'alberata, se la lunghezza del rimorchio, dalla poppa del rimorchiatore a quella dell'ultimo galleggiante rimorchiato, non supera i 183 metri; se li supera i fanali devono essere tre. — Fanale di Santabarbara (ant.): si accendeva dall'esterno del deposito delle munizioni, ed era chiuso dalla parte interna con lastre di cristallo inamovibili. — Fanale di via o di navigazione: sui velieri, due, collocati all'esterno dei fianchi del bastimento, a proravia del centro: quello di dritta a luce verde, quello di sinistra a luce rossa. Sulle navi a propulsione meccanica, i due fanali suddetti, e un terzo a luce bianca, posto sull'albero di prora o, se sono prive di quest'ultimo, in un punto elevato sito all'incirca dove dovrebbe essere l'albero suddetto. — Galera o Nave di fanale (ant.): quella che portava sulla poppa i fanali attestanti la presenza di alte autorità navali. V. Fanale di poppa. V. s. Fanò. V. Falò, Fanò, Fanarium (basso lat.). (Fanale, già nel sec. XIV, da fanarium [1283], con suffisso mutato: dal greco φανός « lanterna ». V. Fanò. Dall'it. il franc. fanal [1552]: Bloch, Dict. étym. I 288; Schuchardt, Zeitschr. Rom. Philol. XXVIII 140; Brüch, Zeitschr. Franz. Spr. LII 417).