Spera (Term. dal sec. XIII). — Robe o fascine legate insieme, che si gettavano in mare dietro alle navi, per rattenerne il corso. (Francesco da Barberino; Quirino, 1431; Tavola ritonda; Ariosto; Redi: Tommaseo e Bellini; Stratico; Fincati; Jal). Venez. Spiera (Stratico III 213), anche nel Sanudo (Corazzini).
— Il Guglielmotti gli attribuì pure il senso di « Timone posticcio », basandosi sopra un passo del viaggio del Quirino, ma comprese male il passo. (Vedilo nello Jal).
— Denominazione generica di una specie di àncora galleggiante che, rimorchiata da un'imbarcazione quando voghi verso terra con mare molto grosso in poppa, fa da ritenuta, e aiuta a governare in fil di ruota in maniera da impedire che l'imbarcazione si traversi pericolosamente. Può essere costituita da un sacco conico, o anche da una coffa (paniere) rimorchiata con la bocca avanti, da una vela inferita ad una pennola e rimorchiata sciolta a guisa di sciabica. Anche un salmone, una grossa pietra, possono fare da spera, rimorchiati in maniera da rastrellare il fondo.
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Spiera (marchig.): fascio di corde con in mezzo un piccolo ferro costruito a foggia di àncora, adoperato, solo in occasione di burrasca, dai pescatori adriatici delle Marche. (Provenzal, Usanze e feste 74, nota).
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AVER LE SPIERE PER POPE (venez.): trascinar l'àncora da poppa sul fondo dell'acqua, ma rovescia, perché non s'attacchi.
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GETTARE SPERE,
FARE SPERE,
METTERE SPERE. (Stratico).
(Dal greco σπεῖρα « fune o gómena che in tempo di burrasca si avvolgeva e si calava nel mare e si trascinava dietro la nave, per renderne più sicuro e meno ondeggiante il corso »).