Cala

Dizionario di Marina - Reale Accademia D'Italia - Roma

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Cala3. — Atto ed effetto dell'affondare le reti. Anche Calo, Calata. È il genov. Caa (Andà in caa: andar al luogo dove si pesca). — Castigo che s'infliggeva ai marinai rei di rivolta (fino al sec. XVIII), consistente nel sospendere il condannato per le spalle ad una estremità del pennone di maestra e per mezzo di una corda legata ai suoi piedi e passata sotto la chiglia, tuffarlo in mare tirandolo a capo all'ingiù fino all'altra estremità del pennone. (V. Guglielmotti; Jal, s. cale [franc. ant.], 386). (Da calare: v. sopra). (Cala [seno di mare "] è documentato nel 923 nel Cod. cajet.: Arch. Glott. XVI 20. V. poi Zaccaria, Raccolta 146, 147, Elemento iber. 451. Cala, in tutti i significati, dipende da calare «scendere», se del terreno anche «aprirsi»: cfr. lat. chalare, calare « ponere [delle navi] », franc. cale « scalo », e it. scalo, ecc., it. ant. calo « scesa; pendenza d'acqua; ecc. ». Cala « piccolo seno di mare » è anche spagnolo e portoghese; franc. cale. Ne è un derivato il diffuso calanca, attestato dal 1268 [Du Cange], franc. calanque, calangue, che ha lo stesso suffisso di lavanca [Valbrozzo, piem.; portogh.], valanga [Arch. Glott. XIV, 284], cui fanno riscontro il romagn. calànch « burrone », il basilic. calanca « frana ». Importante il siracusano calancuni « onda alta e impetuosa di fiume o torrente » [Riv. Geogr. It. XV 351]. V. poi diversi nomi di luogo: le Calanche [Corsica], con guglie frastagliate presso il mare, i Calanchi [Mòdica], u' Calancuni [Ferla], ecc. Visto quanto sopra non è da supporre un'origine araba, o preromana, di cala e calanca, accennate da qualche studioso: De Gregorio, Studi Glott. III 230; It. Dial. IV 293; Bertoldi, Silloge Ascoli 513, 539: Bull. Soc. Ling. XXXII 116, n., 167, n. 1; Jud, Bull. Dial. Rom. III 10-11. Salvioni, Rev. Dial. Rom. IV 227; Prati, ivi VI 151: Encicl. It. VIII 315. Còrso calônca: Rendic. Ist. Lomb. XLIX 740).