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Cala1. — Piccolo seno di mare adatto al rifugio e all'ancoraggio di imbarcazioni e barche da pesca. V. Calanca. — Cala maestra: la maggiore tra più cale.

Cala2. — Sulle navi prendono il nome di Cala quei locali situati nelle parti più basse, destinati a contenere i materiali di dotazione e consumo, amministrati da sottufficiali delle varie specialità: Cala del nostromo, Cala del capo cannoniere, ecc. Venez. Cala (de nave). — Fondo di cala: fondo di stiva. (Dal franc. cale; fond de cale: Vidos, Zeitschr. Franz. Spr. LVII 2-4).

Cala3. — Atto ed effetto dell'affondare le reti. Anche Calo, Calata. È il genov. Caa (Andà in caa: andar al luogo dove si pesca). — Castigo che s'infliggeva ai marinai rei di rivolta (fino al sec. XVIII), consistente nel sospendere il condannato per le spalle ad una estremità del pennone di maestra e per mezzo di una corda legata ai suoi piedi e passata sotto la chiglia, tuffarlo in mare tirandolo a capo all'ingiù fino all'altra estremità del pennone. (V. Guglielmotti; Jal, s. cale [franc. ant.], 386). (Da calare: v. sopra). (Cala [seno di mare "] è documentato nel 923 nel Cod. cajet.: Arch. Glott. XVI 20. V. poi Zaccaria, Raccolta 146, 147, Elemento iber. 451. Cala, in tutti i significati, dipende da calare «scendere», se del terreno anche «aprirsi»: cfr. lat. chalare, calare « ponere [delle navi] », franc. cale « scalo », e it. scalo, ecc., it. ant. calo « scesa; pendenza d'acqua; ecc. ». Cala « piccolo seno di mare » è anche spagnolo e portoghese; franc. cale. Ne è un derivato il diffuso calanca, attestato dal 1268 [Du Cange], franc. calanque, calangue, che ha lo stesso suffisso di lavanca [Valbrozzo, piem.; portogh.], valanga [Arch. Glott. XIV, 284], cui fanno riscontro il romagn. calànch « burrone », il basilic. calanca « frana ». Importante il siracusano calancuni « onda alta e impetuosa di fiume o torrente » [Riv. Geogr. It. XV 351]. V. poi diversi nomi di luogo: le Calanche [Corsica], con guglie frastagliate presso il mare, i Calanchi [Mòdica], u' Calancuni [Ferla], ecc. Visto quanto sopra non è da supporre un'origine araba, o preromana, di cala e calanca, accennate da qualche studioso: De Gregorio, Studi Glott. III 230; It. Dial. IV 293; Bertoldi, Silloge Ascoli 513, 539: Bull. Soc. Ling. XXXII 116, n., 167, n. 1; Jud, Bull. Dial. Rom. III 10-11. Salvioni, Rev. Dial. Rom. IV 227; Prati, ivi VI 151: Encicl. It. VIII 315. Còrso calônca: Rendic. Ist. Lomb. XLIX 740).

Calabretta (Term. ant.). — Cavo piccolo ("). Nella versione dal Castagneda. (Zaccaria, Elemento iber. 453). (Dal portogh., spagn. calabre [masch.] « cavo », portogh. ant. calabrete « piccolo cavo » [Jal]).

Calafactus (Basso lat.). — V. Calafatto.

Calafao (Term. sec. XIV). — V. Calafato. È la forma veneziana del termine. (In Francesco da Barberino, che ha il plur. Calafai). Venez. Calafao, Calafà, Galafà, sec. XVI: Calefao, nel Calmo (207) Calafai.

Calafataggio. — Atto del calafatare. Franc. Calfatage. — L'insieme di tutte le commessure dei fasciami delle navi in legno, e dei tavolati dei ponti, otturate con stoppa e catrame. Anche Calafatame, disusato, e Calfataggio.

Calafatame. — V. Calafataggio. (Guglielmotti).

Calafatare. — Rendere impermeabili all'acqua i tavolati dei fasciami e dei ponti, introducendo a forza, con scalpello e mazzuola, nelle commessure tra le tavole, la stoppa catramata, e ricoprendola poi con catrame. La stoppa da usarsi è quella che si ottiene disfacendo vecchi cavi catramati. — Il termine è esteso oggi a designare i procedimenti meccanici ed elettrici per rendere stagne le commessure tra le lamiere delle navi metalliche. (Calafatare a ferro). Calafatare nel Pulci (sec. XV), ecc. Ant. anche Calefatare ecc. V. Patarassare. Sardo Calavattare, Caravattare, genov. Arriondâ [v.], parm. Calcàr; genov. anche Cäfattâ; nap. Calatafià[re], Calafatà[re], Calafateà[re], Calafatejare, Calafeare; parm. Calcàr; sec. XVII Calefattare. Forse dal basso greco καλαφατεῖν « calafatare »: Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 1021. Il franc. calfater è dall'italiano:
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Bloch, Dict. étym. I 114. V. qui le molte varianti, anche dei derivati, registrati al loro posto alfabetico. In parte vennero a confondersi con gli ant. caleffare « rosolare » [Duez: calefare «riscaldare»], calefatto «riscaldato», calefattivo « riscaldante », calefattore, ecc.).

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