Orca1. — Sorta di bastimento olandese con madieri piatti, grosso ventre e poppa tonda, un albero di maestra a pible, due e a volte tre vele quadre, un albero di mezzana con una vela a ghisso e un parrocchetto di fuga, un bompresso assai lungo, una vela di civada, e tre o quattro fiocchi della portata di 60-200 tonnellate, e anche più. Usata dagli Olandesi e da altri popoli nordici. Il Crescenzio parla di urche inglesi, e un ambasciatore veneto, nel 1567, di « navi che i Fiamminghi chiamano orche ». Una cinquantina d'anni addietro le urchi olannisi arrivavano sino nel porto di Palermo. Bartoli: Orca; Ulloa, Sassetti, ecc.: Urca; L. Guicciardini (sec. XVI): Ulche Hollandesi. V.
Hulka.
Il nome Orca era comune nei porti lungo il Tirreno. (Arlia).
Tra le navi spagnole arrenate nel Canale di Vahama (Bahama) e sulla Costa della Fiorita (Florida) il 30 luglio 1715 è nominata La Orca di Lima rinforzo di Flotta. (Relaz. Santo Buono 83).
— La parola
Orca si applicava anche a bastimento difettoso nella costruzione e che manca delle qualità nautiche, per dispregio, dato che le orche erano considerate dei bastimenti cattivi. (Piquè).
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Urca (sec. XVII): vascelli fiamminghi. (Falconi).
(Stratico; Guglielmotti; Zaccaria, Raccolta 130, 268; Elemento iber. 395, 510).
(Spagn. urca, franc. hourque, oland., ingl. hulk. La forma urca italiana potrebbe essere venuta dallo spagnolo, mentre orca deriva facilmente in via diretta dall'olandese, in cui hulk dovette incontrarsi con hoeker [franc. houcre, oucre], nome d'un'altra sorta di bastimento da pesca e da trasporto, se non vi fu in orca influsso di orca [v.], specie
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di delfino. De Gregorio, Studi Glott. III 272-273; Valkhoff 173-174).