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Ora3. — Nel veneziano, secondo il Guglielmotti, significherebbe « Lido del mare », secondo il Corazzini « Spiaggia », ma si deve trattare d'informazioni sbagliate. V. anche Oro (venez.). E nemmeno Ora vale « Riva del mare » in italiano, come ha il Corazzini: questo significato è proprio del latino, e del catalano. (Jal).

Oragàn (Genov., nizz.). — Uragano (v.).

Oragano1 (Term. disus.). — V. Uragano. Oragano è forma data dallo Stratico (che ha pure Uragano), e da questo passata all'Alberti (1825), al Tramater, al Parrilli, al Petrocchi. Genov. Oragàn.

Oràit (Term. dei lavoratori del mare di Ancona). — Ho capito, va bene. (Spotti). Ma anche i lavoratori degli altri porti italiani e i marinai conoscono in genere questa espressione e la adoperano talvolta per vezzo. (Dall'ingl. all right « sta bene, siamo d'accordo », parola usata anche in altre città d'Italia).

Oramby. — V. Orembi. (Corazzini).

Orario: — Angolo orario d'un nastro: v. s. Angolo. — Circolo orario: v. s. Circolo. — Mezzi d'orario: v. s. Mezzo.

Orbare: — ORBARE ÀNCORE (sec. XVI): toglierne il gavitello che fa da segnale. (Consol. mare: Guglielmotti). Àncora orbata. (Ivi). Rende il catal. ant. Orbar ancores. (Jal). — ORBARE UNA FALLA: accecare una falla. Dal veneziano. (Stratico, Appendice). Oggi si dice: Turare una falla.

Orbata. — Di pompa in cui sia penetrata qualche materia, ghiaia di zavorra o parte di carico, che ne impedisce l'azione. (Laugieri). Non si usa. Si dice Ingranata o, nel linguaggio comune, Grippata, quando il corpo estraneo si interpone tra le pareti del cilindro e il pistone.

Òrbita. — Curva chiusa percorsa dai pianeti ne loro movimento di traslazione intorno al Sole o dai satelliti intorno al proprio pianeta, secondo le tre leggi scoperte da Keplero. L'orbita terrestre si chiama Eclittica. — Orbita apparente: curva chiusa che un astro sembra descrivere sulla sfera celeste. Moto apparente.

Orbo. — Del gavitello che non galleggia e sta sott'acqua. (Stratico III 206). — Àncora orba: àncora che ha una sola marra, e invece dell'altro braccio, che potrebbe offendere il fondo del bastimento nei mari o nei porti di poca altezza d'acqua, ha un anello. (Stratico III 206). Non si usa: si chiama Ancoressa. Anche Mezz'ancora (v.).

Orca1. — Sorta di bastimento olandese con madieri piatti, grosso ventre e poppa tonda, un albero di maestra a pible, due e a volte tre vele quadre, un albero di mezzana con una vela a ghisso e un parrocchetto di fuga, un bompresso assai lungo, una vela di civada, e tre o quattro fiocchi della portata di 60-200 tonnellate, e anche più. Usata dagli Olandesi e da altri popoli nordici. Il Crescenzio parla di urche inglesi, e un ambasciatore veneto, nel 1567, di « navi che i Fiamminghi chiamano orche ». Una cinquantina d'anni addietro le urchi olannisi arrivavano sino nel porto di Palermo. Bartoli: Orca; Ulloa, Sassetti, ecc.: Urca; L. Guicciardini (sec. XVI): Ulche Hollandesi. V. Hulka. Il nome Orca era comune nei porti lungo il Tirreno. (Arlia). Tra le navi spagnole arrenate nel Canale di Vahama (Bahama) e sulla Costa della Fiorita (Florida) il 30 luglio 1715 è nominata La Orca di Lima rinforzo di Flotta. (Relaz. Santo Buono 83). — La parola Orca si applicava anche a bastimento difettoso nella costruzione e che manca delle qualità nautiche, per dispregio, dato che le orche erano considerate dei bastimenti cattivi. (Piquè). — Urca (sec. XVII): vascelli fiamminghi. (Falconi). (Stratico; Guglielmotti; Zaccaria, Raccolta 130, 268; Elemento iber. 395, 510). (Spagn. urca, franc. hourque, oland., ingl. hulk. La forma urca italiana potrebbe essere venuta dallo spagnolo, mentre orca deriva facilmente in via diretta dall'olandese, in cui hulk dovette incontrarsi con hoeker [franc. houcre, oucre], nome d'un'altra sorta di bastimento da pesca e da trasporto, se non vi fu in orca influsso di orca [v.], specie
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di delfino. De Gregorio, Studi Glott. III 272-273; Valkhoff 173-174).

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