Lapazza. — Rinforzo che si applica a un pennone a un'antenna, a un albero, per evitarne la rottura o per ripararla in modo provvisorio. Le lapazze sono generalmente costituite da lunghi pezzi di legno sagomati o da lamiere di ferro inchiodati o impernati e assicurati con forti legature in cavo o con collari di ferro. Le lapazze possono essere costituite anche con aste, barre d'àrgano, ceppi di legno di àncore, ecc.
Si possono mettere lapazze anche su sàrtie, paterazzi ecc., per preservarli da urti o sfregamenti.
Anche Lampazza, Alapazza (pure napol.), ant. Costone, Costolone, tarant. Apito.
Deriv. Lampazzamento, Lampazzatura. (Guglielmotti).
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Lapazza (term. it. dei marinai austriaci): contropezza sui comenti orizzontali delle lamiere. (Dabovich).
— La lapazza del remo è detta
Calavèrna (v.).
(Napol. alapazza, sicil. lapazza, venez. lapazza, genov. lapassa; Pantera [1614]: lampazze; Stratico [1813]: lampazze, nell'Appendice: lapazza; Parrilli: lapazza. Il termine dev'essere venuto dalla Sicilia, dove lapazza ha il primitivo significato di « spranga di legno per rinforzo di porte e finestre » e lapazzuni è la « sbarra tra un puntone e l'altro del tetto » e allapazzari vale « sprangare; lapazzare; imbrattare di fango, sabbia, ecc. »: la base probabile ne è il greco λεπίς « scaglia, squama; piastra di metallo ». Per l'inserimento di n in lampazza cfr. il còrso lampazzu o lapazzu [pianta], ecc.: Guarnerio, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLVIII 524, n. 2. — Va scartata, anche per ragione storica, la derivazione dal ted. lapp, oland. lap «lapazza del bompresso». Schuchardt, Zeitschr. Rom. Philol. XXXI 723; Sperber, ivi XXXVIII 540. Per contro il Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 4904, ricava dubitosamente la voce dal lat. *lappaceum « bardana, lappola ». ["] Dall'it. il franc. alepase, già alepasse: Sergent e Strambio; Jal; Nuovo Alberti; Larousse).