Pagina 384

Lanzaturo (Napol.). — Fiòcina.

Lanzetella (Napol.). — Barchetta lunga e stretta nei fianchi, anche con vela latina. Burchio, burchiello. (D'Ambra; Andreoli). Non Lanzatella, come ha il Corazzini.

Lanzone (Napol.). — Lancione.

Laonara (Napol.). — Specie di rete. (Corazzini).

Laoriér (Venez.): — CIAMÀR LAORIÉR: togliere la volta, carpir la volta, del barcaiolo di traghetto che chiama il passeggero alla propria barca, in danno d'un altro barcaiolo, cui toccava la volta. V. Vòlta. — V. Lavoriero.

Lapassa (Genov.). — Lapazza.

Lapazza. — Rinforzo che si applica a un pennone a un'antenna, a un albero, per evitarne la rottura o per ripararla in modo provvisorio. Le lapazze sono generalmente costituite da lunghi pezzi di legno sagomati o da lamiere di ferro inchiodati o impernati e assicurati con forti legature in cavo o con collari di ferro. Le lapazze possono essere costituite anche con aste, barre d'àrgano, ceppi di legno di àncore, ecc. Si possono mettere lapazze anche su sàrtie, paterazzi ecc., per preservarli da urti o sfregamenti. Anche Lampazza, Alapazza (pure napol.), ant. Costone, Costolone, tarant. Apito. Deriv. Lampazzamento, Lampazzatura. (Guglielmotti). — Lapazza (term. it. dei marinai austriaci): contropezza sui comenti orizzontali delle lamiere. (Dabovich). — La lapazza del remo è detta Calavèrna (v.). (Napol. alapazza, sicil. lapazza, venez. lapazza, genov. lapassa; Pantera [1614]: lampazze; Stratico [1813]: lampazze, nell'Appendice: lapazza; Parrilli: lapazza. Il termine dev'essere venuto dalla Sicilia, dove lapazza ha il primitivo significato di « spranga di legno per rinforzo di porte e finestre » e lapazzuni è la « sbarra tra un puntone e l'altro del tetto » e allapazzari vale « sprangare; lapazzare; imbrattare di fango, sabbia, ecc. »: la base probabile ne è il greco λεπίς « scaglia, squama; piastra di metallo ». Per l'inserimento di n in lampazza cfr. il còrso lampazzu o lapazzu [pianta], ecc.: Guarnerio, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLVIII 524, n. 2. — Va scartata, anche per ragione storica, la derivazione dal ted. lapp, oland. lap «lapazza del bompresso». Schuchardt, Zeitschr. Rom. Philol. XXXI 723; Sperber, ivi XXXVIII 540. Per contro il Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 4904, ricava dubitosamente la voce dal lat. *lappaceum « bardana, lappola ». ["] Dall'it. il franc. alepase, già alepasse: Sergent e Strambio; Jal; Nuovo Alberti; Larousse).

Lapazzare. — Mettere le lapazze. (1715: lapazzare un'albero, ò pennon con aggiunta di legni che lo rinforzano [Introd. all'arte nautica, Venetia; Jal]).

Lapora (Còrso ant.). — V. s. Lappula (basso lat.).

Lappâ (Genov.). — Andare a rilento, delle navi in tempo di calma. (Senso figurato del genov. lappâ « lambire [una bevanda] »).

Lappolaio (Term. ant.). — Spazzatore. (Vocab. spagn.-it.: Corazzini).

Lappolare. — Ramazzare la coperta Deriv. Lappolamento. (Corazzini). Termini non usati.

Lapponi. — Stregoni venditori di venti favorevoli. (Corazzini).

Lappula (Basso lat., pis. sec. XIII-XIV). — In un contratto di nolo del 1264, in Pisa, si legge questo passo: Et dictas res et merces, ut dictum est, portabunt secundum quod consuetum est, recipiendo predicta apud lappulam. (Jal). Il Corazzini pensa che questa Lappola fosse un luogo presso il porto di Pisa, una specie di punto franco, deposito di cose e merci. Ma negli statuti pisani Lappula significa « palizzata » o « barriera (del porto) », nel 1305, 1335 palata (basso lat.), nel 1343 lappule (volg., plur.). (Nigra, Saggio less. 74; Prati, It. Dial. VII 230). Nello Stat. di Bonifacio (Corsica): « Chiunque ha fatto o per l'innanzi vorrà far moli o lapore sulla riva del porto, sia tenuto a fabbricarli di pietra e calcina con pali ». (Rossi, Gloss. lig. 119).

Lardare. — Attaccare sulla superficie di un paglietto, di una baderna, di un cavo o di un pezzo di tela tanti fiocchetti fatti con filacce di canapa, cucendoli gli uni accanto agli altri in modo da formarvi una specie di vello. Baderna lardata, Paglietto lardato, Tela lardata. Anche Inlardare. (V. Parrilli). Franc. Larder une voile. (In questo senso anche nello Stratico).

| p. 383
p. 384
p. 385 |