Tuga. — Soprastruttura leggera formante un passaggio coperto, casotto, o altri locali al di sopra del ponte di coperta. La sopraelevazione costituita dalle tughe serve su talune unità per sistemare in alto una parte dei cannoni. (Bardesono).
— Cameretta, sulle piccole navi mercantili, posta a poppa, o sul palco di comando, contenente la stazione di maneggio del timone.
— (Ant.) « Alloggiamento o specie di casseretto praticato verso la poppa di una fregata o corvetta ecc. sopra il cassero, per procurare una stanza al capitano e al primo tenente. La tuga non si suol più fare nelle navi ». (Stratico, 1813). V.
Loppia (ant.).
— (Disus.) « Specie di cassaretto che si estende da [verso] prua, partendo dal coronamento alla metà all'incirca dei cassaretti ordinari. Si fanno oggi poche tughe, a poppa, ma sopra le navi le quali a causa della molta opera morta o dei bastingaggi al disopra della coverta sono piuttosto garantite dall'irrompimento delle onde, si costruisce di sovente una tuga, detta del castello di prua, all'estremità prodiera di questo castello e che ha due o tre metri di lunghezza; durante il tempo cattivo, gli uomini di guardia trovano riparo dalle intemperie in questa tuga ». (Piquè). Tuga di prora, Tuga di poppa. (Parrilli).
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Tela di tuga (ant.): tela incatramata con cui si copriva la tuga, per difesa dall'acqua. Franc. Toile de tugue. (Stratico).
(Tuga « stanzino, o capanna sul cassero » nel D'Alberti, 1805. Il Boerio contrappone un it. tugo [sbaglio "] al venez. tuga. Dal franc. tugue, nel secolo XVII anche tuque, teugue: Jal).