Zòpolo (Arbe e Pago, Dalmazia). — Barca lunga, stretta, coi fianchi sorgenti su un grosso tronco che sta immerso nell'acqua, sui quali è fissato un lungo trave trasversale, che serve per appoggiarvi 2 lunghi remi ai 2 capi. Negli Stat. di Arbe (sec. XIV) Zaupum, çaupum. (Inchiostri e Galzigna, Archeografo Triest., N. S., XXIV, suppl., p. 109-110). Zopolo pure nel Calmo (206).
In un documento del 1371: ... de transitu seu Zopo quod est super aqua Isontii super locum qui dicitur de Foglano (Fogliano di Monfalcone).
Lo Stratico (Appendice) definisce lo Zopolo così: sorta di piroga usata nel Quarnero e in Dalmazia nella Narenta. Essa è formata da un tronco d'albero scavato, al quale si uniscono due tavole lateralmente per servire di bordi. Queste barche hanno il fondo piatto, e sono estremamente piccole: vanno a remi o con una piccolissima vela quadra.
— Lo
Zoppo e lo
Zoppolo « Battello indiano scavato d'un sol tronco », che il Guglielmotti riporta dal Cadamosto, sono certo voci venete.
Cadamosto: Hanno gli habitanti di questo fiume alcune almadie cioè zopoli a nostro modo, grandissimi, nelle quali navigano da huomini trema in quaranta per cadauna ... (Navigaz. atlant., Milano: « Alpes », 1929, p. 286). Anche nel Viaggio di A. Contarini (1476): Ridutti su la fiumara, quel Tartaro cercava qualche zoppolo da passarne sopr'un poleseno (isolotto) ch'è a mezo la fiumara, dov'era il bestiame di quello Anchioli ambasciadore: e non trovando zoppolo, il detto Tartaro ragunò alcune frasche e ligolle il meglio potè insieme, et prima messe le selle di cavali suso, e ligò le dette frasche con una corda alla coda d'un cavallo, e esso governando il cavallo passò di là sul detto poleseno ... (Jal).
(Da un *zàupo « tronco », donde il friul. zàup « truogolo », e il pavano zuoppo « ceppo »: cfr. Prati, Rev. Ling. Rom. XII 130).