Sciàbica1. — Rete a strascico da calare nelle piccole profondità, poco lontano da terra, che consta essenzialmente di un sacco e di due braccia sul tipo della paranza.
Il capo libero di ogni braccio è affidato a una sbarra di legno (Staggio) ai cui estremi è legata la fune (Libano). Lungo la fune di tratto in tratto vi è un barile vuoto che serve come segnale. Le ali si suddividono in parti differenti per la grandezza delle maglie (Reale, Realiello, Castelletto e Mappitiello, a maglie sempre più sottili procedendo verso il sacco), e così pure il sacco si suddivide in una prima parte o Manica (Lima a Gaeta), dove le maglie hanno circa cm. 1 di lato, in un'altra più indietro (Capoghirlanda a Napoli), dove le maglie hanno mm. 7-8 di lato, e finalmente nella Corona (Napoli, Portoferraio) o Coda (Cova ad Ancona) dove le maglie si restringono a mm. 5-6.
I margini delle pareti e del sacco sono muniti, quello superiore (Lima da cortici) di galleggianti di sughero e quello inferiore
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(Lima da piombo) di piombi. Anche Rezza, Rezzola (questa di tipo più piccolo). Venez. Trata. V.
Bronzino.
La sciabica è trainata da coppie di barche, ma può anche essere tirata da terra, fissandone un'estremità a un punto della costa, distendendola circolarmente con una barca e portando a terra l'altra estremità, con la quale ne viene eseguito il ricupero. (Min. Agric., La pesca II 202).
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Sciàbiga concoliera (ancon.): v. s.
Concolà.
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Sciabica grande: grossa rete per la pesca del merluzzo. Non sembra un termine specifico.
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PESCARE IN SCIABICA: con la sciabica.
(Genov. sciàbega, napol. sciàvega, calabr. sciàbaca: dall'arabo sabaka «rete»: Lokotsch 1737; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 7476 a; Ramondo, Arch. Glott. XIX 178; Maccarrone, ivi, XXVII 178-179; Merlo, It. Dial. I 256. V.
Sàbega. Il modenese ha siàbola, con avvicinamento a sciàbola, spada.
La gallinella d'acqua prese il nome dalla rete o dalla barca chiamata sciàbica, giacché è un uccello che nuota e si tuffa benissimo).